sabato 14 Marzo 2026

ZWE: “L’Europa punti sulla responsabilità dei produttori per ridurre lo spreco alimentare”

Zero Waste Europe propone di utilizzare il Circular Economy Act per introdurre sistemi EPR per i prodotti alimentari (Extended Produce Responsibility) e dare una “risposta politica olistica alle attuali sfide dei nostri sistemi alimentari”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

I sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR-Extended Produce Responsibility) sono uno degli strumenti di politica ambientale impiegati dall’Unione europea per garantire una corretta gestione dei rifiuti e ridurre gli impatti ambientali dei beni corrispondenti. Sistemi EPR sono utilizzati per le batterie, gli imballaggi, i penumatici. Zero Waste Europe (ZWE) propone – in una analisi pubblicata di recente – di impiegare questo strumento anche per affrontare il problema degli sprechi alimentari.

Sprechi alimentari, la dimensione del problema

Zero Waste Europe ricorda come ogni cittadino europeo produca in media 129 chilogrammi di rifiuti alimentari all’anno. Un problema da leggere non solo dal punto di vista di beni e prodotti che potrebbero essere consumati e invece vengono buttati via, ma anche nell’ottica delle amissioni climalteranti. Lo spreco alimentare contribuisce infatti tra l’8% e il 10% delle emissioni globali di gas serra, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Chang delle Nazioni Unite (IPCC).

Nonostante dal 2024 sia obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti organici, solo il 26% degli scarti di cucina viene effettivamente intercettato, pari a circa 15,1 milioni di tonnellate l’anno, molto meno del potenziale stimato da ZWE in 60 milioni di tonnellate.

In questo contesto, l’associazione propone l’introduzione di un sistema europeo di Responsabilità Estesa del Produttore per i prodotti alimentari (EPRFP) nel Circular Economy Act: “Questa misura potrebbe trasferire in parte la responsabilità finanziaria dalle autorità pubbliche e dai contribuenti ai produttori e ai rivenditori di generi alimentari, che hanno un’influenza significativa sul comportamento dei consumatori e sui modelli di produzione dei rifiuti. Pertanto, la prevista modifica della direttiva quadro sui rifiuti (WFD) attraverso il Circular Economy Act deve diventare il prossimo passo verso una risposta politica olistica alle attuali sfide dei nostri sistemi alimentari”.

 È vero che nel 2025 l’Unione europea ha stabilito obiettivi vincolanti di riduzione dello spreco alimentare entro il 2030: una diminuzione del 30% pro capite nei settori domestico, della ristorazione e della distribuzione, e del 10% nel settore della trasformazione alimentare. Tuttavia, secondo ZWE, “l’attuazione delle misure di riduzione e gestione sta incontrando notevoli ostacoli economici”.

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I benefici potenziali di un EPR per i prodotti alimentari

L’introduzione di un sistema di responsabilità estesa per i produttori ad interessare i prodotti alimentari potrebbe produrre diversi benefici ambientali ed economici, sostiene l’associazione. Tra questi:

  • la riduzione delle emissioni di metano e CO₂ grazie alla diminuzione dei rifiuti in discarica o negli inceneritori;
  • il recupero di nutrienti per il suolo attraverso il compost;
  • la produzione di biogas in sostituzione dei combustibili fossili;
  • il contributo a ridurre la pressione sulle materie prime vergini e a recuperare risorse strategiche come il fosforo.

E poi ci sarebbero i benefici economici:

  • Il modello proposto trasferirebbe parte dei costi della gestione dei rifiuti dai comuni ai produttori alimentari, creando incentivi alla prevenzione dello spreco attraverso una migliore pianificazione delle vendite, l’ottimizzazione delle porzioni e il potenziamento della redistribuzione del cibo, afferma ZWE;
  • Il sistema potrebbe inoltre generare nuovi posti di lavoro nella gestione dei rifiuti e nella bioeconomia;
  • consentirebbe di sostenere economicamente le iniziative di prevenzione dello spreco alimentare. “Attualmente gran parte dei programmi è sostenuta quasi esclusivamente da fondi pubblici, con il risultato che i contribuenti sostengono il peso economico delle politiche di prevenzione mentre i produttori e i distributori, che influenzano in modo significativo il comportamento dei consumatori, non contribuiscono direttamente ai costi”;
  • Sosterrebbe investimenti in ricerca e innovazione.

“A rischio gli obiettivi UE”

Il raggiungimento stesso degli obiettivi europei sarebbe a rischio senza flussi economici dedicati. “Il progetto LIFE BIOBEST 6 – si legge nel documento – ha individuato che la mancanza di incentivi finanziari per le autorità locali, unita ai costi più elevati della raccolta dei rifiuti organici rispetto al trattamento dei rifiuti residui, crea ostacoli fondamentali. Gli Stati membri non stanno quindi adempiendo al loro obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti organici e, senza adeguate strategie economiche, l’UE non raggiungerà i suoi obiettivi di circolarità e bioeconomia”.

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Come funzionerebbe l’EPR per i prodotti alimentari

Il sistema EPR dovrebbe essere applicato a tutti i prodotti alimentari solidi che possono finire nei rifiuti organici: come frutta e verdura, prodotti da forno, prodotti a base di carne e pesce, cibi pronti e oli da cucina usati. I liquidi e i semiliquidi che non entrano nei flussi di raccolta differenziata sarebbero esclusi.

Le responsabilità dovrebbero ricadere su grossisti, importatori e rivenditori, mentre sarebbero esclusi i produttori agricoli, la vendita diretta e il settore della ristorazione.

Il sistema dovrebbe coprire non solo la raccolta e la gestione dei rifiuti alimentari, ma anche la ricerca, le campagne di sensibilizzazione e la gestione dei rifiuti pubblici e dei rifiuti abbandonati collegata al consumo di cibo da asporto.

Secondo ZWE è necessario anche affrontare la scarsa chiarezza degli obblighi di raccolta: “Non è sufficientemente chiaro – si legge – quale sia la quantità di rifiuti organici da raccogliere. In assenza di un obiettivo chiaro, molti paesi e autorità locali hanno interpretato questo obbligo come la semplice necessità di fornire ai cittadini la possibilità di separare i rifiuti organici. […] Questa omissione consente alle autorità locali di adempiere all’obbligo collocando un solo contenitore per i rifiuti organici in un intero comune o utilizzando contenitori stradali che raccolgono volumi ridotti di rifiuti e presentano un elevato contenuto di impurità”.

Per questo l’associazione chiede di fissare obiettivi specifici per la quantità di rifiuti organici presenti nei rifiuti indifferenziati. La raccomandazione è di non superare 50 chilogrammi pro capite entro il 2030 e 25 chilogrammi entro il 2035, così da incentivare sia la prevenzione dello spreco sia il miglioramento della raccolta differenziata.

Un altro elemento chiave è l’implementazione immediata del sistema EPR in tutti gli Stati membri, per evitare ritardi negli investimenti nella raccolta dei rifiuti organici e garantire le risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi del 2030. Il documento sottolinea anche la necessità di un solido quadro normativo e di governance, con definizioni chiare delle responsabilità, sistemi di monitoraggio e sanzioni per chi non rispetta le regole.

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