A Verona, dal 2013, è attiva Progetto QUID, un’impresa sociale che ha sviluppato un modello operativo funzionale basato su due pilastri interconnessi: l’inclusione lavorativa di persone con storie di fragilità e l’economia circolare applicata al settore della moda. Nata da un’idea di Anna Fiscale, oggi Presidente della cooperativa, QUID intercetta le eccedenze di tessuti di alta qualità per trasformarle in nuove collezioni, creando al contempo opportunità di impiego qualificato. L’approccio di QUID fornisce un esempio concreto di come un’impresa possa generare valore economico, sociale e ambientale in un settore complesso come quello tessile.
La genesi del progetto: recupero tessile e inserimento lavorativo
Progetto QUID nasce con un duplice obiettivo. Il primo è di natura sociale: offrire un percorso di inserimento lavorativo a persone − in particolare donne − con un passato di vulnerabilità (come violenza subita o lunga disoccupazione). Il secondo è di natura ambientale: intercettare e valorizzare i tessuti in eccedenza che le aziende del settore moda e tessile avrebbero destinato allo smaltimento. “L’intuizione − spiega Fiscale − fu quella di capire che c’era uno spazio per recuperare tessuti che le aziende, a quel tempo, buttavano al macero”.
Il progetto ha preso avvio con il supporto di una donazione di tessuti da parte del gruppo Oniverse (ex Calzedonia) e un finanziamento di 15.000 euro dalla Fondazione San Zeno. La struttura giuridica scelta è quella della cooperativa sociale di tipo B, una forma d’impresa che, per legge, ha lo scopo di assicurare un inserimento lavorativo a persone svantaggiate. Questa scelta definisce la missione dell’organizzazione che reinveste i propri utili per il perseguimento dei suoi obiettivi sociali.

Un modello di inclusione integrato oltre il semplice impiego
Attualmente, Progetto QUID impiega circa 170 persone di 23 nazionalità. Il dato più rilevante è che il 60% della forza lavoro è costituito da persone con un passato di fragilità come disabilità fisiche o cognitive, storie di emarginazione sociale, ex detenuti o vittime di sfruttamento. L’azione della cooperativa si estende anche all’interno della casa circondariale di Montorio (Verona) dove sono stati attivati due laboratori produttivi.
Il modello di QUID si fonda sulla consapevolezza che l’occupazione da sola non è sufficiente a garantire un’integrazione stabile. Per questo motivo, è stato istituito un Ufficio Welfare interno, gestito da figure professionali come una pedagogista e un’educatrice. Tale ufficio fornisce un supporto strutturato che va oltre l’ambito lavorativo, assistendo i dipendenti in questioni pratiche come la ricerca di un alloggio, l’accesso ai servizi sanitari, l’apertura di un conto corrente o il disbrigo delle pratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno. Si tratta di un sistema di supporto integrato che mira a costruire autonomia economica e sociale e che, di fatto, colma le lacune di ciò che dovrebbe essere fatto da istituzioni pubbliche.

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Il processo di upcycling: dalle eccedenze tessili a nuovi prodotti
Il motore economico del progetto è l’upcycling, un processo che consiste nel trasformare tessuti di recupero o in disuso in nuovi prodotti di maggior valore, qualità e utilità. QUID recupera tessuti d’eccedenza, ovverosia rimanenze di magazzino di aziende tessili e di moda, che vengono trasformati in collezioni di abbigliamento e accessori. Poiché la materia prima è disponibile in quantità ridotte e variabili, ogni produzione è intrinsecamente a tiratura limitata, conferendo ai prodotti un carattere distintivo.
Il campo del recupero si è esteso nel tempo. “Utilizziamo sia tessuti ma anche, sempre di più, pelli di eccedenza e tessuti tecnici”, precisa la presidente. Un esempio significativo è l’utilizzo di similpelle proveniente da un fornitore del settore automotive. Questo materiale, destinato al rivestimento di sedili, in considerazione delle proprietà di resistenza e impermeabilità, viene reimpiegato da QUID per la creazione di zaini e accessori.

L’evoluzione strategica: dal B2C al B2B per la sostenibilità economica
In passato, abbiamo parlato spesso di QUID, ma le novità degli ultimi anni non sono mancate. Il modello di business, ad esempio, ha infatti subito un’evoluzione strategica. Inizialmente focalizzato sul mercato diretto al consumatore con una propria linea di abbigliamento e una rete di negozi, il progetto ha affrontato un cambiamento significativo dopo il 2020. Durante la pandemia, la produzione è stata temporaneamente riconvertita per realizzare mascherine certificate come dispositivo di protezione individuale.
Successivamente, nel 2024, è stata presa la (sofferta) decisione di chiudere i punti vendita monomarca per concentrare le risorse sulle collaborazioni con altre aziende . C’era, infatti, da compiere una scelta per rispondere a un’esigenza di maggiore sostenibilità economica e continuità produttiva. Oggi QUID collabora con oltre 100 aziende per la produzione di accessori, merchandising e linee di prodotti in co-branding. Esempi concreti includono la fornitura di regali aziendali o di kit di benvenuto per i nuovi assunti di una importante assicurazione italiana, trasformando oggetti di uso comune in strumenti di comunicazione di valori sociali e ambientali.

La misurazione dell’impatto: KPI sociali e comunicazione trasparente
Un elemento qualificante del modello QUID è la capacità di misurare e comunicare l’impatto generato. Ogni collaborazione è accompagnata da una rendicontazione precisa: vengono quantificati specifici KPI (Key Performance Indicator, cioè indicatori chiave di prestazione), come i metri di tessuto recuperati dallo smaltimento e le ore di lavoro inclusivo generate dalla commessa.
Questa trasparenza permette alle aziende partner di integrare con dati concreti i propri bilanci di sostenibilità. L’efficacia di questo approccio è stata confermata nel 2024 dal conferimento a Progetto QUID del premio “Qualità Italia” (Comitato Leonardo) in occasione della prima Giornata Nazionale del Made in Italy, un riconoscimento che attesta il valore del modello di QUID nell’ambito di una produzione nazionale etica.
Verso un “distretto diffuso”: un piano per la scalabilità del modello
Per il futuro, Progetto QUID mira ad espandere il proprio impatto su scala nazionale attraverso la creazione di un “distretto diffuso”. L’idea non è di centralizzare la crescita, ma di costruire una rete di collaborazione con le numerose sartorie sociali già esistenti sul territorio italiano con le quali condividere anche saperi e obiettivi. In questo schema, QUID fungerebbe da catalizzatore, sfruttando la propria capacità di attrarre commesse di maggiori dimensioni per poi distribuirle all’interno della rete.
Questo modello, testato durante l’emergenza sanitaria per la produzione di mascherine, si sta strutturando come una strategia a lungo termine per coordinare le capacità produttive di diverse realtà no-profit, con l’obiettivo di raggiungere un impatto su circa mille persone in condizione di fragilità. Nel frattempo, l’attività di design prosegue con lo sviluppo di nuove collezioni, come la capsule “Hanami”, che continua a tradurre in prodotti tangibili i principi di recupero e rinascita che sono alla base del progetto.
In definitiva, QUID è riuscito ad attuare un rovesciamento di prospettiva fondamentale: l’eccedenza di tessuti cessa di essere un problema logistico e un costo di smaltimento per diventare una risorsa strategica e, al contempo, ridefinisce il concetto di valore aziendale nel quale i metri di tessuto recuperati e le ore di lavoro inclusivo diventano indicatori economici a tutti gli effetti. Tutto ciò è l’applicazione concreta di economia circolare quale motore stesso della competitività e della resilienza di un modello di business che può essere ritenuto un vero vanto di Made in Italy.

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