mercoledì, Gennaio 28, 2026

L’arte che salva il mare, un’alleanza (inaspettata) che combatte la pesca illegale e contribuisce a rigenerare gli oceani

Cosa succede quando l'arte scende letteralmente negli abissi (del mare)? Ecco alcune storie di opere che celebrano la vita sottomarina. Una nuova generazione di artisti, scienziati e attivisti sta trasformando i fondali marini in tele viventi e gallerie d'arte, per salvaguardare il più prezioso degli ecosistemi

Ludovica Nati
Ludovica Nati
Social media manager, copywriter, blogger e fotografa paesaggista. Collabora con diverse realtà i cui ambiti spaziano dalla sostenibilità ambientale alla medicina, dalla promozione territoriale e turistica alle aziende di servizi o di trasporti. Digital strategy, gestione social, redazione di testi SEO, copywriting, consulenza 2.0 e creazione di contenuti fotografici e grafici sono i suoi principali ambiti di competenza. Fa parte del network di Eco Connection Media

Chi segue da tempo le pagine di EconomiaCircolare.com sa quanto ci stia a cuore il legame tra creatività, arte e sostenibilità. Più volte abbiamo raccontato di come l’ingegno umano possa diventare veicolo di messaggi ambientali: abbiamo parlato di trash art, dove i rifiuti trovano una seconda vita e una nuova voce; abbiamo visto come installazioni e mostre possano scuotere le coscienze, rendendo tangibili le sfide del cambiamento climatico e dell’economia circolare. Oggi, però, ci spingiamo oltre, immergendoci – letteralmente – in una nuova frontiera: l’arte sta scendendo nelle profondità degli oceani, e non per semplice ricerca estetica. 

arte mare 1

Una nuova generazione di artisti, scienziati e attivisti sta trasformando i fondali marini in tele viventi e gallerie d’arte, con un obiettivo comune e urgente: proteggere, rigenerare e celebrare la vita sottomarina. Da sculture che diventano barriere coralline a guardiani di marmo che fermano la pesca illegale, fino a opere che denunciano l’inquinamento, la creatività sta diventando un potente strumento per la salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Ecco quindi alcuni progetti che vi consigliamo di scoprire.

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Jason deCaires Taylor: il pioniere dei musei sottomarini

Pioniere indiscusso di questa “corrente” è lo scultore britannico Jason deCaires Taylor. Le sue opere sono pensate per essere colonizzate e trasformate dalla vita marina. Realizzate in un cemento speciale a pH neutro, le sue sculture diventano la base ideale per la crescita di coralli, spugne e alghe, trasformandosi col tempo in organismi ibridi, a metà tra arte e natura.

Il suo primo grande progetto, il Parco di sculture sottomarine di Grenada (2006), ha aperto la strada a installazioni più grandi come il MUSA (Museo Subacuático de Arte) a Cancún, in Messico, che con le sue 500 statue attira i turisti lontano dalle fragili barriere coralline naturali. In Europa, il Museo Atlantico di Lanzarote ospita oltre 300 sculture a grandezza naturale che riflettono temi di conservazione marina e l’interazione dell’uomo con la natura, mentre in Australia il MOUA (Museum of Underwater Art), nei pressi del Great Barrier Reef Marine Park, funziona come un vero e proprio laboratorio per la salute del mare, con lo scopo di salvaguardare la sopravvivenza della barriera corallina.

The ReefLine: un parco scultoreo per proteggere Miami

Sulla scia di Taylor, progetti ancora più ambiziosi stanno prendendo forma. A Miami Beach è nato The ReefLine, un parco scultoreo sottomarino lungo sette miglia ideato da Ximena Caminos. Le sculture, realizzate da numerosi artisti internazionali, diventano habitat vivi che contribuiscono a proteggere la costa dall’erosione, a mitigare la forza delle onde e a rigenerare la biodiversità locale, messa a dura prova dal cambiamento climatico, fungendo da vera e propria barriera corallina artificiale.

MUSZIF: l’arte indigena che rigenera i coralli in Colombia

Nel Mar dei Caraibi colombiano, il progetto MUSZIF dimostra come l’arte contemporanea possa fondersi con le tradizioni locali. Ideato dall’artista Tatiana Orrego, questo museo sottomarino ospita 25 sculture ispirate alle immagini della tradizione precolombiana, realizzate da ceramisti di origine indigena. Immerse a bassa profondità, le opere sono state rapidamente colonizzate dai coralli, dimostrando una straordinaria efficacia nel rigenerare la barriera corallina locale, gravemente danneggiata dal cambiamento climatico e dal turismo.

Le iniziative italiane in fase di studio: da Eco-muSa al Parco del Mediterraneo

Anche l’Italia sta abbracciando questa visione. In Liguria, è in fase di studio il progetto Eco-muSa a Laigueglia, un museo sottomarino ecologico nel cuore del Santuario dei Cetacei per proteggere le preziose praterie di Posidonia oceanica. Poco distante, a Diano Marina, si progetta un Parco Subacqueo Mediterraneo con statue monumentali che, oltre a creare un’attrazione, favoriranno la biodiversità.

La Casa dei Pesci: protezione, arte e ripopolamento marino

Non solo progetti in fase di sviluppo per l’Italia. L’associazione “Casa dei Pesci– che opera in Toscana – è un’organizzazione dedicata alla salvaguardia dell’ecosistema marino della costa maremmana, che persegue la sua missione attraverso un approccio integrato basato su tre iniziative complementari. 

La sua attività principale è la protezione dei fondali, portata avanti tramite il posizionamento di barriere sottomarine composte da blocchi di cemento; questi dissuasori hanno il duplice scopo di impedire fisicamente la dannosa e illegale pratica della pesca a strascico sottocosta e, al contempo, di favorire il ripopolamento ittico

Negli anni, grazie al successo del progetto per la tutela dei fondali, è nato il Museo Sottomarino di Talamone: una galleria d’arte subacquea, composta da decine di sculture in marmo, donato dalle Cave Michelangelo di Carrara e scolpito da artisti di fama internazionale, che vengono posizionate sul fondale a salvaguardia della posidonia e come come rifugio per fauna ittica

Infine, vi è il più recente progetto “Casa dei polpi”, un’iniziativa specifica di conservazione e ripopolamento, che prevede l’installazione di migliaia di tane artificiali in terracotta eco-sostenibile per offrire rifugi sicuri ai polpi, favorirne la riproduzione e consentire un monitoraggio scientifico delle loro popolazioni.

Washed Ashore: la bellezza inquietante dei rifiuti plastici

Non tutta l’arte per il mare si trova sott’acqua. Molti artisti usano le proprie opere per denunciare l’inquinamento. Il progetto Washed Ashore, fondato da Angela Haseltine Pozzi, trasforma tonnellate di rifiuti di plastica raccolti sulle spiagge in imponenti e colorate sculture di animali marini. Un pesce fatto di infradito, una medusa di bottiglie: queste opere itineranti creano un impatto visivo scioccante, mostrando al pubblico come i nostri rifiuti stiano soffocando gli oceani.

Iena Cruz: i murales urbani che difendono il mare

L’arte può difendere il mare anche dai muri delle nostre metropoli. Ad esempio, lo street artist Iena Cruz (Federico Massa) ha dedicato spesso al tema della tutela del mare le proprie opere. In particolare, vi parliamo del murale “Anthropoceano“, realizzato a Milano utilizzando speciali vernici che assorbono gli inquinanti atmosferici. L’opera raffigura un capodoglio intrappolato e soffocato da rifiuti di plastica, come sacchetti, bottiglie e reti da pesca. Attorno ad essa, altri animali marini, come tartarughe e pesci, nuotano in un mare saturo di detriti, simbolo di un ecosistema marino completamente stravolto dall’impatto umano. Ai murales anti-smog abbiamo dedicato uno specifico approfondimento (qui).

Art4Sea: unire le forze tra arte e scienza nel Mediterraneo

Il progetto Art4Sea si inserisce nel Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030) dell’ONU, unendo arte, scienza e tecnologia per accrescere la consapevolezza sulla salute degli oceani nel Mediterraneo. Ventiquattro artisti internazionali, ispirati dalle comunità e dagli ambienti naturali delle isole di Ustica (Italia), Alonissos (Grecia) e Gozo (Malta), hanno creato opere d’arte fisiche, che verranno integrate nei paesaggi marini e architettonici, creando musei a cielo aperto e sottomarini, e creazioni digitali, che saranno invece esposte in una mostra virtuale, con l’obiettivo di coinvolgere le persone per spingerle a cambiare il proprio rapporto con l’oceano e ad agire, sia a livello individuale che collettivo.

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Questi esempi, così diversi tra loro, raccontano una storia unica: quella di un’umanità che riscopre il proprio legame con il mare e mette la sua risorsa più preziosa, la creatività, al servizio della sua guarigione. L’arte non è più solo uno specchio del mondo, ma uno strumento attivo per cambiarlo, un’onda di speranza che si propaga dalle città fino agli abissi più profondi.

Leggi anche: Autunno culturale: l’Italia dei festival tra impegno sociale e sostenibilità

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