martedì, Gennaio 13, 2026

Ecodesign, verso l’atto delegato tessile: tutte le novità e i requisiti in cantiere

Con analisi del ciclo di vita e di costo, lo studio preparatorio del JRC avanza nella roadmap verso l’atto delegato tessile dell’ESPR definendo quattro opzioni di ecodesign con rispettivi requisiti informativi e di performance - basi per formulare scenari regolatori e valutazioni d’impatto

Vittoria Moccagatta
Vittoria Moccagatta
Classe 1998. Giornalista e dottoranda in Design for Social Change presso l'ISIA Roma Design. Laureata in filosofia.

Per comprendere lo stato di avanzamento dei lavori nella roadmap verso l’atto delegato sul tessile nella cornice dell’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), lo strumento più utile, oggi, è la terza tappa (third milestone) dello studio preparatorio redatto dal Joint Research Centre – il centro di ricerca della Commissione europea – in sinergia con gli stakeholder della filiera. Questo studio serve per tarare l’obiettivo regolatorio del futuro atto delegato: innanzitutto, raccoglie evidenze quantitative comparabili, fondate su analisi LCA e LCC (Life Cycle Costing) e, dopo aver inquadrato perimetro normativo attuale, mercato e comportamenti d’uso, individua categorie e prodotti rappresentativi, analizza i punti critici lungo il ciclo di vita e formula e valuta le opzioni di intervento in chiave di ecodesign con requisiti di performance e d’informazione. Questi ultimi elementi – base cases per categories, critical hotspots ed design options – compongono il cuore della terza tappa e serviranno per proseguire lo studio preparatorio nella direzione dello sviluppo di scenari di policy, Impact Assessment e requisiti di trasparenza e tracciabilità per il Digital Product Passport (DPP).

Il third milestone è attualmente consultabile e sarà oggetto di un confronto online dedicato con il JRC il 14 e 15 gennaio 2026. È ancora possibile partecipare registrandosi come stakeholder, così da poter presentare osservazioni e proposte di modifica al documento.

Quali categorie e prodotti rappresentativi guidano i lavori

Per mantenere i requisiti regolatori aderenti alla varietà del settore dell’abbigliamento senza scivolare in una segmentazione normativa impraticabile, lo studio preparatorio lavora su categorie di prodotto rappresentative intese come strumenti di sintesi: sufficientemente generali da cogliere i principali meccanismi tecnici, socio-economici e ambientali della filiera, ma anche abbastanza definite da permettere una modellizzazione lungo l’intero ciclo di vita e la costruzione, per ciascuna, di un prodotto rappresentativo con il relativo scenario di base (base case, cioè la baseline) da “stressare” con ipotesi di ecodesign mirate a gestire e migliorare i suoi punti critici o hotspot

Le tre categorie considerate sono: prodotti a maglia (knitted products), prodotti in denim (denim products) e prodotti tessuti non-denim (non-denim woven/other woven products).

riciclo tessile cotone

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Dove si concentrano gli impatti: la mappa dei punti critici lungo il ciclo di vita

Se da un lato il base case rende misurabile ciò che oggi è tipico del mercato, dall’altro la mappa degli hotspot indica dove un requisito di ecodesign, intervenendo, ha più probabilità di produrre un beneficio non marginale. Lo studio identifica come hotspot quelle fasi, processi o contributors che quindi generano la quota maggiore di impatti ambientali o di costi lungo il ciclo di vita. La loro lettura è ancorata alla PEF (Product Environmental Footprint), che fornisce una metodologia europea armonizzata per la valutazione degli impatti ambientali di prodotto secondo 16 categorie d’impatto. 

Alla luce di tali categorie, gli hotspot più rilevanti risultano il consumo idrico (circa 27-42% dell’impatto ambientale complessivo), il cambiamento climatico (circa 15-18%) e l’uso di risorse fossili (intorno al 9%). Il dato dirimente, ai fini regolatori, non è tuttavia solo la “posizione in classifica” delle categorie, bensì la distribuzione degli impatti lungo le fasi del ciclo di vita. La produzione delle materie prime e delle fibre contribuisce in modo dominante, con quote complessive nell’ordine del 60-63%, mentre la manifattura si colloca stabilmente come seconda grande voce, intorno al 21-29%. Distribuzione e retail sono generalmente marginali, la fase d’uso può diventare più importante per alcune tipologie, e il fine vita rimane una frazione ridotta in termini di impatto diretto, con la gestione complessiva dei rifiuti tessili (pre-consumer, post-industrial e post-consumer) stimata intorno allo 0,6-0,8% del totale ciclo di vita. 

Gli impatti principali si esprimono dunque soprattutto a monte, dove si attendono importanti interventi di ecodesign senza con ciò tralasciare il fine vita, che resta comunque un passaggio strategico per sbloccare disponibilità di materia seconda e per abilitare requisiti sul contenuto di riciclato.

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Le opzioni di intervento in chiave di ecodesign: requisiti di performance e d’informazione

L’atto delegato potrà contenere un set di requisiti capaci di incidere, direttamente o indirettamente, sulle scelte di fibra, per esempio, o sull’intensità di risorse e sugli sprechi di produzione, oppure sull’impiego di materiali secondari che evitino di peggiorare la performance d’uso o la riparabilità. Ma la progettazione di tali requisiti non può essere un esercizio a variabili indipendenti perché nel tessile molte proprietà sono intrecciate: un’informazione sulla robustezza può aumentare la vita utile media, ma può anche implicare più risorse e chimica in produzione; una spinta alla riciclabilità può richiedere scelte su materiali e accessori che incidono su performance e comfort; un aumento di contenuto riciclato può ridurre impatti delle materie prime ma deve confrontarsi con limiti di disponibilità e qualità delle fibre riciclate, e così via.

Lo studio preparatorio assume questa complessità come la condizione di partenza e, avendo analizzato dati e interazioni nel modello ambientale ed economico servendosi dei prodotti rappresentativi e dei loro casi di base, identifica quali sono i trade-off realistici per disegnare opzioni di ecodesign che evitino o limitino effetti collaterali sistemici. Queste opzioni sono formulate come configurazioni d’intervento che corrispondono a potenziali futuri requisiti di ecodesign, suddivisi tra informativi (information requirements) e di performance (performance requirements), da applicare ai prodotti immessi sul mercato, ancora under assessment e quindi modificabili in base a evidenze e riscontri degli stakeholder: non si tratta pertanto ancora dei requisiti definitivi, ma di ciò è costruito per poter diventare un requisito (o un pacchetto di requisiti) nei passaggi successivi orientati agli scenari di policy e all’Impact Assessment.

Si tratta di quattro design options principali, concepite in larga parte come requisiti informativi perché, allo stato attuale, molti parametri non sono ancora sufficientemente standardizzati o con benchmark utili a sostenere divieti o soglie prestazionali generalizzate senza rischi di sproporzionalità. La prima, la seconda e la quarta opzione sono impostate come potenziali requisiti informativi basati rispettivamente su un robustness score, un recyclability score e su requisito informativo per l’impronta carbonica o ambientale legato alla manifattura. La terza, invece, è trattata in modo più articolato perché include sia un information requirement sul contenuto di riciclato, sia l’ipotesi di un performance requirement che fisserebbe soglie minime. Le elenchiamo di seguito, specificando che le abbiamo approfondite singolarmente all’interno di questo articolo, insieme agli scenari di attuazione che le vedono combinate in modo sinergico.

  1. Prodotti con più robustezza. Il potenziale requisito informativo si basa su un robustness score (0–10), costruito come punteggio cumulativo su spirality, dimensional change e ispezione visiva (colore, tessuto, cuciture, parti non tessili), con 0 sotto il base case e 10 in linea con le migliori tecnologie disponibili sul mercato (Best Available Technologies, BAT). L’effetto atteso è modellato come +5% di vita di servizio, includendo gli aggiustamenti produttivi necessari; l’impostazione in classes of performance non viene sviluppata per carenza di dati sulla distribuzione delle prestazioni sul mercato.
  2. Prodotti con maggiore quota avviata a riciclo. L’opzione potrebbe diventare un requisito informativo sulla riciclabilità espresso tramite recyclability score (0–10), costruito per riflettere la capacità del prodotto di essere selezionato e smistato nei sistemi di raccolta e cernita, di essere pre-trattato (cioè preparato rimuovendo o gestendo elementi che ostacolano il riciclo) e di risultare compatibile con tecnologie di riciclo disponibili su scala industriale. La regola di sbarramento è l’elastan: oltre 15% (o 20% nei blend PA6-rich >80%) il prodotto è considerato “non riciclabile” e vale 0; sotto soglia il punteggio aumenta quando il design riduce i fattori di disturbo (disruptors) per la cernita e il riciclo, come finiture o componenti che complicano le operazioni a valle. Nel modello si assume che la presenza dell’etichetta/score porti, in media, a deviare verso il riciclo un ulteriore 5% (in peso) dei tessili a fine vita rispetto allo scenario base.
  3. Prodotti con più contenuto riciclato. È formulata come potenziale information requirement e, opzionalmente, performance requirement: l’informazione richiede di dichiarare la frazione in massa di materiale riciclato, mentre la componente prestazionale introduce soglie minime (calibrate per categoria/prodotto rappresentativo) per superare incrementi marginali. Il milestone segnala l’utilità di una dichiarazione più “qualificata” (post-consumer vs post-industrial; fibre-to-fibre vs open-loop) e lega la fissazione delle soglie a uno studio più approfondito da avviare che consideri anche la disponibilità reale di materiali secondari.
  4. Prodotti con impronta di manifattura ridotta (ambientale o carbonica). L’opzione è un requisito informativo sull’impronta ambientale oppure sull’impronta di carbonio della sola fase di manifattura. È proposta come etichettatura di eccellenza rispetto a un valore di riferimento definito dalle regole PEFCR (Product Environmental Footprint Category Rules): l’elemento distintivo è utilizzabile da chi dimostra una prestazione migliore del riferimento e specifica anche se il calcolo si basa su dati primari (misure/dati specifici dell’operatore) o su dati secondari (valori medi o di database). Nel modello si ipotizza in media una riduzione del 3% degli impatti della manifattura, oppure della sola componente legata al clima nella variante “impronta di carbonio”.

tessile 1

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E le sostanze chimiche?

Una breve parentesi sulle sostanze chimiche. Secondo le LCA dei prodotti rappresentativi, l’uso di sostanze chimiche è tra i contributori principali in fasi chiave come materie prime e manifattura. Tuttavia, il milestone evidenzia la scarsità di evidenza sufficiente per proporre requisiti prestazionali generalizzati su sostanze che incidono direttamente su durabilità, riparabilità, generazione rifiuti o riciclabilità. Vengono riportati esempi esplorativi e viene esplicitato che ulteriori studi e input dagli stakeholder sarebbero necessari prima di formulare proposte proporzionate; per questo, alcune ipotesi non vengono portate avanti come performance requirement. Ciò non significa che le sostanze escano dall’atto delegato, ma che tendono a rientrarvi soprattutto come requisiti informativi, coerentemente con l’impianto ESPR. Il testo discute la possibilità di definire soglie e granularità per i requisiti informativi sulle sostanze di preoccupazione (substances of concern) e proponendo, per le sostanze legate alla sicurezza, un riferimento a soglie ispirate ad altri strumenti UE come REACH, pur segnalando la complessità di mappare il concetto di “articolo REACH” su un prodotto tessile che può includere molte componenti.

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