Il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) insieme al One Planet Network, coordinato dall’UNEP, ha sviluppato un nuovo protocollo per offrire alle aziende di ogni settore e dimensione un quadro unico per misurare, gestire e comunicare le proprie performance circolari. L’obiettivo del Global Circularity Protocol for Business (GCP) è fornire una metodologia standardizzata che permetta alle organizzazioni di ogni dimensione e settore di integrare la circolarità nelle proprie strategie e operazioni.
Il nuovo protocollo si concentra sulla misurazione e sulla gestione dei flussi di materiali e dei loro impatti lungo l’intera catena del valore, in linea con i principi della sostenibilità integrata e dell’economia circolare. Secondo gli sviluppatori, il nuovo protocollo potrebbe evitare 76 gigatonnellate di CO₂ nei prossimi 25 anni, far risparmiare 120 miliardi di tonnellate di materiali e generare impatti positivi duraturi su natura ed equità.
Il GCP, sostengono gli sviluppatori, offre vantaggi tangibili che vanno oltre la conformità normativa. Il suo approccio strutturato e basato sui dati consente alle imprese di migliorare la trasparenza e la comparabilità ESG, ridurre i rischi legati alla scarsità di materiali, individuare opportunità di innovazione ed efficienza, accedere più facilmente al capitale e rafforzare la propria credibilità presso gli investitori, favorendo al tempo stesso una conformità normativa e l’allineamento con gli obiettivi di biodiversità e di ripristino ecologico.
Il protocollo è stato progettato per essere applicabile a imprese di ogni dimensione e offre un approccio graduale “step by step”, che consente alle aziende di avviare il proprio percorso di circolarità da qualsiasi punto di partenza si trovino nel percorso di transizione e di progredire attraverso tre livelli di valutazione delle performance e degli impatti circolari: avvio, espansione e consolidamento.
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Le cinque fasi del Global Circularity Protocol for Business
Il GCP guida le imprese attraverso cinque fasi modulari e sequenziali, che consentono alle aziende di progredire da una diagnosi di base all’integrazione strategica della circolarità. La prima fase, denominata Frame, definisce gli obiettivi della valutazione di circolarità, compresi il caso d’uso, come la gestione interna, la mitigazione dei rischi o la comunicazione esterna, il livello di analisi, che può riguardare materiali, prodotti, unità di business o l’intera organizzazione, e gli stakeholder rilevanti. In questa fase viene inoltre definito il livello di maturità dell’organizzazione, distinguendo tra avvio, espansione e consolidamento.
La fase di preparazione prevede la mappatura e la prioritizzazione del sistema dei materiali. Include la definizione dei confini organizzativi, come filiali, aree geografiche e unità operative, la mappatura della catena del valore e l’identificazione dei punti critici per la circolarità, la conduzione di un’analisi di doppia materialità che consideri rischi e opportunità, la definizione dei confini operativi dei flussi di materiali e la prioritizzazione dei materiali in base a impatto, volume, criticità e potenziale circolare.
La fase di misurazione prevede la selezione di indicatori quantitativi per valutare la circolarità, come la percentuale di input circolari o l’intensità di utilizzo dei materiali, e la conseguente raccolta dei dati. In questa fase si tiene conto della qualità dei dati e della tracciabilità dei calcoli.
La fase di gestione si basa sull’analisi dei risultati e prevede la definizione delle priorità di intervento, lo sviluppo di una roadmap di miglioramento continuo e la creazione di strutture di governance interne per integrare la circolarità nella strategia aziendale. Ciò include la definizione di indicatori chiave di performance, l’assegnazione di ruoli e responsabilità, la conduzione di revisioni periodiche e il mantenimento di una documentazione interna.
La fase di comunicazione riguarda la preparazione della comunicazione esterna dei risultati, adattata alle esigenze di investitori, clienti B2B, regolatori e altri stakeholder chiave. La comunicazione è strutturata attorno a quattro pilastri di rendicontazione ed è compatibile con audit esterni per garantirne la credibilità.
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Gli indicatori del Global Circularity Protocol for Business
Il GCP utilizza indicatori selezionati dalla metodologia Circular Transition Indicators (CTI) v4.0, coprendo performance circolari, creazione di valore e impatti ambientali e sociali. Tra questi figurano la percentuale di materiali secondari o rigenerativi impiegati, il potenziale di recupero dei prodotti, la riduzione delle emissioni di gas serra e la tutela della biodiversità.
Gli indicatori riguardano prima di tutto la valutazione delle performance di circolarità nell’ottica di chiusura o rallentamento del ciclo: input circolari, ovvero la percentuale di materiali secondari, rigenerativi o riutilizzati che entrano nel sistema; potenziale di recupero, cioè il grado in cui i prodotti sono progettati per essere riciclabili, riparabili, durevoli ecc.; recupero effettivo: la percentuale di materiali effettivamente recuperati alla fine della loro vita utile attraverso riciclo, rigenerazione o riuso. Valuta inoltre la dematerializzazione assoluta e relativa, ossia la riduzione totale e specifica dell’uso di materiali, e il confronto tra la durata effettiva e quella prevista dei prodotti.
La seconda categoria di indicatori valuta il valore e gli impatti della circolarità, la produttività circolare e la generazione di ricavi con un minore impiego di materiali vergini, nonché l’impatto del ciclo in termini di riduzione delle emissioni, minore pressione sull’uso del suolo e sulla biodiversità, e impatto sociale ed equità.
Uno dei punti di forza del GCP è la compatibilità con i principali framework di sostenibilità e rendicontazione finanziaria: GRI, GHG Protocol, ESRS, IFRS S1/S2, ISO 59020 e Integrated Reporting, permettendo alle imprese di integrare le informazioni sulla circolarità nei processi di reporting finanziario e non finanziario, evitando duplicazioni e incoerenze.
Le prossime tappe del nuovo protocollo di circolarità
Il Global Circularity Protocol for Business v1.0 è stato lanciato ufficialmente alla COP30, ma rappresenta l’inizio di un percorso in evoluzione. Nei prossimi anni, il protocollo sarà ampliato per includere strumenti di governance, integrazione finanziaria, obiettivi climatici e sociali, scambio dati tra imprese e misurazione del risparmio netto di risorse. Nella fase attuale l’attenzione è rivolta a creare le condizioni per un’implementazione efficace, attraverso analisi di contesto e di impatto, strumenti di supporto all’adozione da parte delle imprese e l’integrazione di dimensioni chiave come impatto sociale, governance, dematerializzazione e rendicontazione.
La fase successiva, prevista per il periodo 2026–2028, prevede lo sviluppo di un quadro di riferimento per le politiche pubbliche, linee guida per la definizione di obiettivi circolari coerenti con clima, equità e performance finanziarie, sistemi di scambio dati e tracciabilità tra imprese, l’integrazione dei rischi e delle opportunità circolari nelle valutazioni finanziarie e nei bilanci, e nuovi indicatori per misurare il risparmio di risorse, la scarsità dei materiali e gli impatti ambientali e sociali evitati.
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