La neve trasforma il paesaggio, lo rende silenzioso, magico. E le ciaspole sono la chiave per entrare in questo mondo incantato, un modo per camminare sulla coltre bianca con leggerezza e rispetto. Ma ogni nostra azione in un ambiente così fragile ha un peso.
Per affrontare una ciaspolata non basta avere la corretta preparazione fisica e tecnica, ma anche consapevolezza: l’escursionista moderno è chiamato a diventare un custode della montagna, minimizzando la propria impronta ecologica.
Per accompagnarti passo dopo passo nell’organizzazione di una ciaspolata consapevole abbiamo raccolto dieci consigli: dalla scelta dell’abbigliamento alla pianificazione, fino ai gesti concreti per proteggere l’ambiente che tanto amiamo.
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1. Vestirsi a cipolla: l’abbigliamento tecnico per la ciaspolata perfetta
Il freddo invernale può spaventare, ma la vera sfida durante una ciaspolata è la gestione del calore e del sudore. Il segreto è un abbigliamento “a strati” o “a cipolla”, che permette di aggiungere o togliere capi a seconda dello sforzo e delle condizioni meteo. Lo strato a contatto con la pelle, o base layer, è consigliabile che sia traspirante per allontanare il sudore e mantenere il corpo asciutto; evita assolutamente il cotone e prediligi materiali tecnici sintetici o la lana merino.
Sopra di esso va indossato il secondo strato isolante, o mid layer, che ha il compito di trattenere il calore corporeo, come un pile (ne esistono ottime versioni in poliestere riciclato). Infine, il terzo strato, o guscio, funge da barriera protettiva contro vento, neve e acqua, garantendo impermeabilità e traspirabilità. Completano l’outfit dei pantaloni da escursionismo invernale, idrorepellenti e antivento, e accessori fondamentali come guanti impermeabili, berretto, scaldacollo (magari di filati rigenerati come quelli di LoFoIo o di Rifò) e occhiali da sole di buona qualità.
2. Noleggiare o acquistare? La scelta circolare per ciaspole e bastoncini
Prima di partire, la domanda è d’obbligo: compro o noleggio? In un’ottica di economia circolare e sostenibilità, la risposta primaria è il noleggio. Se sei un ciaspolatore occasionale, questa è la scelta più intelligente e sostenibile, perché riduce la sovrapproduzione di attrezzatura e ottimizza l’uso di un singolo bene. Noleggiare presso i negozi locali, inoltre, sostiene l’economia delle valli montane. Se sei molto fortunato e nella tua città vi è una oggettoteca, potresti addirittura prenderli in prestito gratis. Se invece sei un “addicted” delle ciaspolate, se ne può valutare anche l’acquisto. In questo caso, orientati su prodotti robusti e riparabili.

Non dimenticare che oltre alle ciaspole, sono indispensabili i bastoncini da trekking con la rotella da neve e le ghette, che impediscono alla neve di entrare negli scarponi. Anche questi accessori sono quasi sempre disponibili a noleggio.
3. Sicurezza sulla neve: ARTVA, pala e sonda
In un ambiente come quello montano invernale, la sicurezza è la priorità assoluta. Un incidente può avere conseguenze molto gravi, e la prevenzione è lo strumento più efficace per garantire la propria incolumità e quella dei propri compagni. Per questo motivo è consigliato – e in alcuni casi obbligatorio per legge – avere con sé il kit di soccorso in valanga:
- ARTVA (Apparecchio di Ricerca Travolti in Valanga): un dispositivo elettronico che trasmette e riceve un segnale per localizzare una persona sepolta. Va indossato acceso sotto il guscio.
- Pala da neve: leggera e smontabile, è fondamentale per spalare la neve rapidamente.
- Sonda: un’asta graduata e pieghevole per sondare la neve e individuare con precisione il punto in cui si trova il travolto.
Avere questo kit non basta: è fondamentale saperlo usare. Partecipa a un corso pratico organizzato da Guide Alpine o dal CAI.
4. Parola d’ordine “pianificazione”
Un’escursione ben pianificata è un’escursione sicura. La preparazione inizia con la consultazione del bollettino neve e valanghe regionale (come quello di AINEVA), che indica il grado di pericolo e aiuta a scegliere itinerari sicuri. Con pericolo marcato (grado 3) o forte (grado 4), è saggio rimanere su percorsi sicuri a bassa quota o rimandare l’uscita. La scelta del percorso deve sempre essere adatta al proprio livello di allenamento e capacità tecnica. Infine, è fondamentale controllare le previsioni meteo fino a poco prima di partire e tenere gli occhi aperti per tutta la durata dell’escursione, poiché il tempo in montagna cambia rapidamente.
5. Mobilità dolce: come raggiungere la montagna rispettando l’ambiente
L’impatto maggiore di una gita fuori porta in montagna è spesso legato al trasporto. Raggiungere l’attacco del sentiero in auto privata è la soluzione meno sostenibile. È importante – ove possibile – valutare le alternative di mobilità dolce. Molte località alpine sono servite da treni e autobus che portano direttamente nei pressi dei sentieri, una scelta a basso impatto che riduce traffico e inquinamento. Se l’auto è indispensabile, la soluzione migliore è il carpooling: organizzati con amici o usa piattaforme di condivisione per viaggiare a pieno carico, diminuendo le emissioni pro capite.
6. Rispetto per la fauna selvatica
L’inverno è un periodo critico per gli animali selvatici, che sopravvivono riducendo al minimo il dispendio energetico. Spaventarli significa costringerli a una fuga che brucia riserve preziose, mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Per questo, è fondamentale adottare alcuni comportamenti:
- Parla a bassa voce e goditi i suoni della natura.
- Evita schiamazzi e musica.
- Se avvisti un animale, fermati e osservalo da lontano. Non cercare di avvicinarti.
- Tieni il cane sempre al guinzaglio. Il suo istinto può essere una minaccia (e non puoi sapere la reazione a sua volta dell’animale selvatico).
7. Applica il principio del “leave no trace” sulla neve
Sulla neve, nulla scompare. Il freddo blocca la decomposizione e qualsiasi rifiuto, anche organico, rimane visibile per mesi, inquinando suolo e acqua al disgelo. La regola è una e non ammette eccezioni: tutto ciò che porti nello zaino, torna a valle con te. Porta un sacchetto per i tuoi rifiuti e, da vero campione di sostenibilità, – se ti è possibile – usalo per raccogliere anche quelli che potresti trovare abbandonati da altri. Questo è il vero spirito del “leave no trace” (non lasciare tracce) in montagna.
8. Segui la traccia esistente, un gesto semplice per proteggere l’ecosistema
Quando cammini sulla neve, sotto i tuoi piedi c’è un mondo fragile: giovani alberelli, arbusti e il cotico erboso. Aprire decine di tracce diverse compatta la neve in modo disomogeneo e può danneggiare la vegetazione sottostante. Se trovi una traccia già battuta, seguila. È un gesto semplice che concentra l’impatto del passaggio umano su un’unica linea, proteggendo tutto il resto dell’ambiente circostante.

9. Borraccia, thermos e contenitori: stop all’usa e getta nello zaino
La plastica monouso è un nemico della montagna. Per una gita davvero sostenibile, abbandona le bottigliette di plastica e porta con te una borraccia riutilizzabile. Per l’inverno, un thermos con una bevanda calda è un vero “lusso” che ti riscalda e ti conforta.
Prepara il tuo pranzo e i tuoi snack a casa, riponendoli in contenitori riutilizzabili o involucri cerati: eviterai imballaggi inutili e mangerai in modo più sano, riducendo i rifiuti prodotti durante l’escursione. Non dire che qualcosa può capitare che si perda involontariamente. Di rifiuti purtroppo se ne trovano tanti… di banconote da 50 euro nessuna. Ecco.. tratta i rifiuti come se fossero soldi.
10. Sostenere l’economia locale
Vivere la montagna in modo sostenibile significa anche supportare chi ci vive e lavora. Affidarsi a Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna garantisce sicurezza e arricchisce l’esperienza, insegnandoti a leggere il territorio e a comprendere la fragilità dell’ecosistema che ci circonda. A fine escursione, fermati in un rifugio o in un’osteria locale per assaggiare i prodotti del territorio. È il modo migliore per concludere la giornata, sostenendo l’economia montana e premiando se stessi, dopo la fatica dell’escursione, con sapori autentici.
Ciaspolare è un’esperienza di libertà e connessione. Viverla con consapevolezza e rispetto trasforma una semplice attività sportiva in un atto d’amore per la montagna, assicurando che la sua magia possa incantare anche le generazioni future.
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