Non è questione di amare le montagne per le vacanze estive o invernali, né di immaginarle come un luogo bucolico descritto in alcune fiabe. La nostra stessa qualità della vita, se non esistenza, dipende dai monti molto più di quello che immaginiamo.
Ogni 11 dicembre, il mondo rivolge il suo sguardo verso l’alto per celebrare la Giornata Internazionale della Montagna, importante ricorrenza istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dal 2003 – sulla scia del successo dell’Anno Internazionale delle Montagne del 2002 – per aumentare la consapevolezza globale sull’importanza delle montagne come ecosistemi vitali, serbatoi d’acqua e custodi di biodiversità, affrontando anche le sfide legate al cambiamento climatico e al benessere delle comunità montane.
Il focus del 2025 è la salvaguardia dei ghiacciai
Il tema ufficiale per quest’anno è “I ghiacciai contano per l’acqua, il cibo e i mezzi di sostentamento in montagna e oltre”. La scelta non è casuale: l’Assemblea Generale dell’ONU ha infatti proclamato il 2025 come l’Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai. L’obiettivo è sottolineare come queste immense riserve di ghiaccio e neve siano delle vere e proprie ancore di salvezza per ecosistemi e comunità.
I ghiacciai custodiscono circa il 70% dell’acqua dolce mondiale e il loro rapido scioglimento rappresenta sia una crisi ambientale che umanitaria, che minaccia la sicurezza idrica, l’agricoltura e la vita di miliardi di persone. La giornata del 2025 mira quindi a promuovere la collaborazione globale, rafforzare la ricerca scientifica e spingere per azioni concrete volte a proteggere questi giganti bianchi.

Le montagne, sorgenti di vita e cultura
Spesso definite le “torri d’acqua” del mondo, le montagne sono la fonte della vita per gran parte del pianeta. I loro ghiacciai, nevai e bacini idrografici raccolgono e distribuiscono acqua dolce, dissetando direttamente o indirettamente metà dell’umanità. Acqua essenziale non solo per bere, ma anche per l’agricoltura, l’industria e la produzione di energia idroelettrica.
Ma le montagne sono molto più di semplici serbatoi. Esse ospitano circa un quarto della biodiversità terrestre, con ecosistemi unici che variano drasticamente con l’altitudine, creando nicchie ecologiche per innumerevoli specie di flora e fauna. Allo stesso tempo, sono la culla di culture straordinarie e resilienti. Le comunità montane hanno sviluppato nel corso dei secoli saperi, tradizioni e lingue proprie, in un rapporto di profonda simbiosi con un ambiente tanto generoso quanto esigente.
Perché il cambiamento climatico è davvero una minaccia per le montagne
Nonostante la loro apparente imponenza, le montagne sono ecosistemi estremamente fragili e tra i più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai è il segnale più allarmante. Questa drammatica realtà è esattamente il motivo per cui il tema della Giornata del 2025 è così centrato e vitale: come detto minaccia le riserve idriche a lungo termine e al contempo aumenta anche il rischio di disastri naturali come le inondazioni da lago glaciale (GLOF), frane e smottamenti.

Inoltre l’aumento delle temperature globali sta intensificando la frequenza e la violenza di eventi meteorologici estremi, mettendo a repentaglio la sicurezza delle popolazioni, danneggiando le infrastrutture e degradando il territorio. Insomma, vivere la montagna sta divendendo sempre più una sfida che mette a dura prova i residenti e non solo.
Verso un futuro più sostenibile dal turismo all’agricoltura
La sfida che ci pone la Giornata Internazionale della Montagna è chiara: come possiamo proteggere questi ambienti vitali garantendo al contempo un futuro prospero per chi li abita? La risposta risiede in un approccio integrato alla sostenibilità nelle terre alte (espressione da molti preferita rispetto alle “aree interne”). Ad esempio è necessario che il turismo debba evolvere in una forma più responsabile, che valorizzi le comunità locali, incoraggiando il contatto diretto con gli artigiani e il soggiorno in strutture radicate nel territorio, promuova attività a basso impatto che permettono di godere della natura senza consumarla e che metta anche dei limiti.
Accanto a un turismo consapevole, risulta poi fondamentale tutelare la cosiddetta “agricoltura eroica” (ovvero svolta in condizioni estreme rispetto alle coltivazioni tradizionali). Il sostegno a queste piccole coltivazioni su terrazzamenti, agli allevamenti estensivi e al recupero di varietà antiche si traduce in un presidio attivo del territorio, che contrasta lo spopolamento e il dissesto idrogeologico.
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Economia circolare in alta quota
L’economia circolare trova in montagna un terreno di applicazione ideale, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e trasformare ogni scarto in una nuova risorsa. Pensiamo, ad esempio, alla gestione dei rifugi alpini, che possono diventare veri e propri laboratori di sostenibilità attraverso l’uso di pannelli solari per l’energia, sistemi di raccolta dell’acqua piovana e una gestione virtuosa dei rifiuti.
Tale principio si può estendere con facilità anche alla filiera agroalimentare: valorizzando l’intero prodotto, trasformando la frutta esteticamente imperfetta in confetture, promuovendo la filiera corta per abbattere l’impatto dei trasporti e costruendo una narrazione che leghi indissolubilmente il prodotto al suo territorio.
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Un appello alla responsabilità collettiva
La Giornata Internazionale della Montagna ci ricorda che la salute delle montagne è intrinsecamente legata alla nostra. Proteggere i loro ecosistemi, sostenere le loro comunità e promuovere modelli di sviluppo sostenibili è un investimento strategico per il futuro di tutto il pianeta. È un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva: dalle scelte che facciamo come turisti a quelle che compiamo come consumatori, ognuno di noi può contribuire a preservare questi giganti fragili, custodi di acqua, cultura e della nostra stessa sopravvivenza.
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