Il principio (che un tempo sarebbe stato bollato come “protezionista”) di privilegiare acquisti “locali” guadagna sempre più spazio in Europa. Macron già nel 2023 propose il “Buy European”, e dopo i dazi e il rafforzamento del “Buy American Act” (legge del 1933) l’ipotesi di un “Buy European Act” emerge carsicamente nei discorsi politici e accademici e nelle normative europee (lo schema SAFE per la difesa, ad esempio). E anche in iniziative nazionali, come BESA – la campagna italiana per il Buy European and Sustainable Act. Da ultimo una richiesta in tal senso è arrivata – in un documento intitolato “Dare priorità alla plastica riciclata di produzione europea nel raggiungimento degli obiettivi obbligatori in materia di contenuto riciclato” – da FEAD (European Waste Management Association), Plastic Recyclers Europe e Recycling Europe e riguarda appunto la plastica riciclata e gli obiettivi fissati dalla direttiva SUPs.

Direttiva SUP e contenuto minimo riciclato
Dal 1° gennaio 2025 in tutti gli Stati membri dell’Unione europea le bottiglie per bevande in polietilene tereftalato (PET) devono essere composte per almeno il 25 % da plastica riciclata (R-PET), calcolata come media per tutte le bottiglie immesse sul mercato nazionale. Un requisito che deriva dalla Direttiva UE sul Plastica monouso (SUP, Single-Use Plastics Directive, 2019/904) e che da una parte serve a ridurre l’impronta ambientale degli imballaggi, dall’altro a garantire un mercato alla plastica riciclata. Che, come sa chi sta seguendo la crisi che colpisce i riciclatori europei, soffre i prezzi bassi di quella vergine. Ma anche la concorrenza – non sempre legale, affermano i riciclatori – di quella riciclata (o presunta tale) made in China. La richiesta di un Buy European sulla plastica riciclata nasce da qui.
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Una necessità strategia
Secondo FEAD, Plastic Recyclers Europe e Recycling Europe. l’Europa non potrà raggiungere i propri obiettivi in materia di economia circolare e clima “senza un settore del riciclaggio sostenibile” (da intendere ambientalmente ma anche economicamente). “È giunto il momento di essere all’altezza delle nostre ambizioni e dei nostri obiettivi – scrivono – gestendo i nostri rifiuti e applicando il riciclaggio regionale su larga scala”. Quel “regionale” ha un valore non solo economico (proteggere i riciclatori locali dalla concorrenza straniera) ma anche ambientale, perché taglia le emissioni legate al trasporto.
Secondo le associazioni, è allora essenziale:
- Chiarire che il contenuto di plastica riciclata nelle bottiglie per bevande immesse sul mercato dell’UE “deve essere recuperato esclusivamente da rifiuti plastici post-consumo raccolti e riciclati in Europa”;
- Richiedere che gli obiettivi relativi al contenuto di plastica riciclata per tutti i prodotti fabbricati in Europa siano raggiunti utilizzando materiali riciclati derivati da rifiuti post-consumo raccolti e riciclati in Europa;
- Sviluppare e applicare clausole speculari rigorose nell’attuazione e nell’applicazione delle misure relative ai prodotti importati da paesi terzi. Per garantire standard coerenti in materia di approvvigionamento e ambiente per il contenuto riciclato utilizzato nei prodotti venduti sul mercato europeo.
Ma un approccio di riciclato “Buy European” dovrebbe andare ben oltre la SUP, “replicando questa logica di approvvigionamento regionale in tutti i futuri strumenti legislativi che fissano obiettivi di contenuto riciclato”. Altrimenti, è il sottotesto del documento, a rischio c’è l’infrastruttura europea del riciclo e, in definitiva, gli standard qualitativi imposti della normativa UE e lo stesso raggiungimento degli obiettivi di riciclo.
Protezionismo? No, rispondono le tre associazioni, piuttosto si tratta di “una questione di coerenza delle politiche e di responsabilità condivisa lungo la catena del valore, che garantisca che la nostra visione di economia circolare sia realizzata attraverso una capacità industriale interna che soddisfi i più elevati standard ambientali, anziché essere compromessa da importazioni non verificate provenienti da paesi terzi”.
Non c’è tempo da perdere, sottolineano Plastic Recyclers Europe e Recycling Europe: infatti “esortano la Commissione ad agire rapidamente per attuare queste misure, affinché l’Europa possa preservare la propria capacità di riciclaggio e rispettare i suoi ambiziosi impegni in materia di clima ed economia circolare”.
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