sabato 14 Marzo 2026

Come l’economia circolare può rafforzare la filiera delle energie rinnovabili

In un'analisi pubblicata sul World Economic Forum si spiega come l'integrazione tra economia circolare e transizione energetica può rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza energetica degli Stati. In modo da sviluppare una serie di vantaggi competitivi che tornano utili anche al nostro Pianeta

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Redazione EconomiaCircolare.com

Il legame tra economia circolare e transizione energetica è da tempo oggetto di studio e di dibattito. Le connessioni tra i due settori, infatti, sono evidenti a partire dalla necessità di una maggiore attenzione politica. In questo senso è particolarmente utile un recente approfondimento del World Economic Forum che si intitola proprio How a circular economy could strengthen the clean energy supply chain of the future.

Il contributo è scritto da Yun B. Choi e da Kijune Kim, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente di Korea Zinc, una delle principali aziende produttrici di zinco raffinato al mondo. Il punto di partenza dell’analisi ospitata sul sito del WEF è la Cop30, che si è conclusa in Brasile lo scorso novembre: pur con le tutte le contraddizioni del caso, che abbiamo raccontato in questo Speciale, l’ultima Conferenza annuale sul clima ha sancito un dato di fatto inoppugnabile, e cioè che il mondo non può raggiungere i suoi obiettivi di energia rinnovabile ed di elettrificazione dei consumi senza un approvvigionamento molto più resiliente e sostenibile di minerali e metalli critici, o di materie prime critiche secondo la definizione dell’Unione Europea.

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Batterie, veicoli elettrici, tecnologie solari e di rete saranno i principali contributori alla futura crescita della domanda di elementi di litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare, secondo il Global Critical Minerals Outlook dell’Agenzia internazionale per l’energia – fanno notare Choi e Kim – Ma l’offerta rimane fortemente concentrata in una manciata di Paesi e aziende. Di conseguenza, la sicurezza energetica e la resilienza della catena di approvvigionamento diventeranno pilastri centrali della strategia industriale post-Cop30”.

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Aumentare le catene di approvvigionamento o migliorare quelle esistenti?

Come è noto, la transizione energetica deve fare i conti con un’epoca storica particolarmente complessa come quella attuale in cui si sommano la volatilità dei prezzi, le misure commerciali restrittive, la crescente attenzione verso rigorosi standard ambientali e, almeno in Europa, un’industria mineraria in difficoltà e in ritardo verso i competitors cinesi e statunitensi. Non è un caso che tutte le potenze economiche globali puntino alla stabilità delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche che, come sottolineato nel pezzo sul World Economic Forum, “diventerà una priorità strategica nazionale e industriale, non solo una preoccupazione aziendale”.

Per questo motivo il ricorso all’economia circolare assume una valenza economica, oltre che sociale e ambientale, nell’ottica di una maggiore sicurezza e di una maggiore autonomia in un’era contrassegnata dal ritorno degli Stati nazionali. “Il recupero e il riciclaggio dei metalli da risorse tradizionalmente trattate come rifiuti, come pannelli solari fuori uso, batterie e sottoprodotti industriali – si legge sul sito del WEF – potrebbero creare un approvvigionamento più stabile di flussi di materiali a basso rischio. Ciò rafforzerebbe la resilienza della catena di approvvigionamento, contribuendo direttamente agli obiettivi allineati alla Cop30 per la riduzione delle emissioni, la protezione della biodiversità e l’efficienza delle risorse”.

L’obiettivo, insomma, è disperdere l’attuale concentrazione geografica delle risorse minerarie, che ha creato una filiera con pochi nodi di potere – in primis la Cina -, in modo che ciascuno Stato possa avere una propria catena di approvvigionamento interna. Certamente ciò sarà possibile per alcuni materiali e non per tutti, ma rafforzando l’economia circolare l’estrazione mineraria, e quindi la “fortuna” di avere o meno determinate risorse sul territorio, sarebbe molto meno influente e impattante.

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I vantaggi competitivi dell’economia circolare

Un termine abusato in questi anni è certamente la resilienza. Eppure, nel caso della transizione energetica supportata dall’economia circolare, il ricorso a questa parola è quanto mai opportuno. Come ricordano Yun B. Choi e Kijune Kim nell’analisi pubblicata sul sito del World Economic Forum, il vantaggio competitivo dell’economia circolare per la transizione energetica, a livello industriale e geopolitico, si esplica in diversi modi:

  1. Minori emissioni e conformità agli standard globali sulla riduzione; il recupero dei metalli a base di riciclaggio può ridurre significativamente le emissioni di gas serra rispetto all’estrazione convenzionale. I minerali critici riciclati come il nichel, il cobalto e il litio incorrono, in media, circa l’80% in meno di emissioni di gas serra rispetto ai materiali primari prodotti dall’estrazione, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia. Mentre i Paesi e le regioni continuano a rafforzare le normative sulle emissioni, le catene di approvvigionamento a basse emissioni di carbonio guideranno la competitività globale.
  2. Riduzione dell’esposizione ai rischi geopolitici e di mercato; acquistando materiali provenienti da risorse secondarie piuttosto che affidarsi esclusivamente a miniere primarie geograficamente concentrate, le industrie possono ridurre l’esposizione a interruzioni politiche, controlli sulle esportazioni e tensioni geopolitiche.
  3. Allineamento con le tendenze del mercato globale; i criteri di sostenibilità modellano sempre più gli investimenti, gli appalti e la regolamentazione. L’utilizzo di metalli riciclati di alta qualità attraverso catene del valore per batterie, veicoli elettrici, semiconduttori e pannelli solari consentirà ai fornitori di raggiungere un mercato più ampio alla ricerca di materiali più rispettosi del clima.

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Economia circolare e di scala

Gli appelli per espandere l’economia circolare in diversi settori industriali si moltiplicano sempre di più. E tutti partono da un assunto fondamentale: bisogna far uscire l’economia circolare dalla nicchia e applicare ai suoi processi un’economia di scala. Lo sostiene anche il World Economic Forum per quel che riguarda la transizione energetica. 

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I governi e le industrie devono collaborare su sistemi di governance che consentano la circolarità su larga scala – si legge nel contributo –  I sistemi nazionali per la raccolta e il movimento dei prodotti fuori uso creeranno percorsi efficienti per la raccolta, il trasporto e la lavorazione di batterie, moduli solari, elettronica e residui industriali, ad esempio. Gli investimenti nelle infrastrutture di riciclaggio e perfezionamento contribuiranno anche a trasformare le risorse secondarie in input affidabili e ad alta purezza per la produzione avanzata. I quadri normativi chiari e affidabili possono stabilire standard per la qualità dei materiali riciclati, il movimento transfrontaliero delle risorse secondarie, la contabilità del carbonio e i sistemi di responsabilità del produttore. Ciò è fondamentale per costruire la fiducia del mercato e accelerare gli investimenti del settore privato”.

Ciascuno, insomma, deve fare la propria parte. A ringraziare saranno le autonomie degli Stati e, soprattutto, il pianeta.

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