In economia circolare si parla spesso di fine vita dei prodotti. Si parla di materiali, energia, conferimento dei rifiuti, sistemi produttivi, distretti industriali. Molto raramente si parla di fine vita riferendosi agli umani. Eppure è sicuramente un tema che tocca chiunque di noi e che ha un peso importante in termini di costi, materie prime e materie prime seconde. Si tratta tra l’altro di un tema che affronta tre questioni importanti: uso del suolo, costi dei servizi essenziali e impronta ecologica dei rituali.
La Cina è il primo Paese che ha formalizzato il regolamento sui servizi funebri e di sepoltura pubblicando tale decisione sul portale del Consiglio di Stato e dall’agenzia di stampa Xinhua. La sostanza è semplice solo in apparenza: trattare il fine vita non come un mercato lasciato a se stesso, ma come un ambito di interesse pubblico da rendere più sobrio, più accessibile e meno impattante.
Leggi anche: Il costo del dominio della Cina sulle materie prime critiche? Oltre 120 miliardi di dollari
Cosa prevede la riforma della Cina sui servizi funebri
Il provvedimento, promulgato il 7 gennaio 2026 e in vigore dal 30 marzo 2026, vanta 8 capitoli e 73 articoli e viene presentato come il primo aggiornamento rilevante in quasi trent’anni. Pechino ridefinisce i servizi funebri come una causa sociale non profit, un taglio vagamente propagandistico, ma che insiste sui principi di pubblica utilità, frugalità, civiltà ed ecologia. È il tentativo, anche lessicale, di spostare il baricentro da una filiera dove le famiglie spesso subiscono prezzi opachi e servizi aggiuntivi poco controllabili a un sistema più regolato, con confini più netti tra prestazioni essenziali e attività complementari.
Il cuore operativo della riforma, infatti, è tutto nella trasparenza dei prezzi. Le nuove norme introducono un sistema “a lista” che vieta di aggiungere voci o imporre tariffe fuori catalogo, rafforzano il monitoraggio dei prezzi, prevedono controlli lungo l’intera catena del servizio, dal certificato di morte alla commemorazione. È un passaggio che, letto fuori dal linguaggio amministrativo, racconta un problema sociale molto concreto: il lutto come momento di vulnerabilità economica. Non a caso il governo parla esplicitamente di riduzione del carico finanziario per le famiglie e di ampliamento dell’offerta di servizi essenziali, mentre China Daily e Xinhua insistono sul contrasto ai rincari e ai costi opachi. In altri termini: una riforma ambientale passa anche da una riforma tariffaria.
Leggi anche: Cina, USA e UE accelerano la corsa all’Artico, tra logistica e materie prime critiche
Senza dimenticare l’aspetto ecologico …
L’altro asse della riforma cinese sui servizi funebri è quello ecologico. Le norme incoraggiano pratiche di sepoltura che consumano meno suolo e meno materiali: dispersione in mare, sepoltura sotto gli alberi, soluzioni floreali o a prato, oltre all’uso di prodotti funerari ambientalmente più compatibili e alla riduzione della “pietrificazione” dei siti cimiteriali. In parallelo, viene richiesto che gli impianti funerari rientrino nella pianificazione territoriale locale e nelle strategie nazionali di uso del suolo, come riportano People’s Daily Online, ECNS e Beijing Review.

I numeri diffusi dai media cinesi aiutano a capire la direzione. Secondo People’s Daily Online, in Cina esistono già più di 6.000 cimiteri urbani di interesse pubblico e sono state eliminate 23.200 tariffe precedentemente applicate ai servizi funerari. Secondo China Daily, 28 entità provinciali hanno adottato linee guida per pratiche funerarie ecologiche e a basso consumo di suolo; a Xi’an le sepolture eco-friendly rappresentano il 34,4% del totale; a Yantai, dal 2015, oltre 5.170 persone hanno scelto la sepoltura in mare, con un risparmio stimato di circa 4.100 metri quadrati di terreno e quasi 100 milioni di yuan di costi sociali legati all’uso del suolo. Questi dati arrivano quasi tutti da fonti governative ufficiali e para-istituzionali e quindi vanno presi con le molle, ma indicano sicuramente una traiettoria presa dal governo cinese: riduzione degli impatti ambientali e dei costi dei servizi funebri.
Leggi anche: Non solo auto e batterie elettriche, la Cina punta al primato anche sul riciclo
… né quello della speculazione
Altro tema molto sentito è quello dei cosiddetti “bone ash apartments”, appartamenti acquistati o usati per conservare le ceneri dei defunti invece di affrontare il costo di un lotto cimiteriale. La nuova nuova normativa vieta espressamente l’uso di immobili residenziali per custodire resti cremati e collega il fenomeno all’aumento della competizione per gli spazi cimiteriali nelle città, all’invecchiamento della popolazione e alla forte pressione dei costi.
La Cina ha registrato 11,3 milioni di decessi nel 2025, contro 9,8 milioni nel 2015, e in molte aree il confronto economico tra un loculo o un terreno cimiteriale e un appartamento sfavorisce ormai la soluzione tradizionale. Se il mercato immobiliare diventa più conveniente del sistema funerario, significa che il sistema funerario ha smesso di funzionare come servizio pubblico accessibile.
Leggi anche: Cosa c’è da sapere sui dazi europei alle auto elettriche cinesi
Meno emissioni per ricordare chi non c’è più
La nuova riforma quindi riguarda il rapporto tra cultura, infrastrutture e giustizia sociale. Le autorità cinesi insistono su pratiche commemorative più sobrie e a basse emissioni; nel 2025, secondo i dati riportati da People’s Daily Online, circa il 66% dei visitatori del Qingming (giorno degli antenati o giorno della pulizia delle tombe), avrebbe scelto modalità di commemorazione low carbon o eco-friendly, mentre oltre 927.500 persone avrebbero utilizzato piattaforme online per ricordare i propri cari.

Il fine vita, non solo in Cina, non è un tema marginale, né soltanto etico o religioso: è una questione di infrastrutture, materiali, suolo, trasparenza dei prezzi e accesso equo ai servizi. Anche il funerale, quindi, entra a pieno titolo nella grammatica della transizione ecologica: meno rendita, meno consumo di suolo, meno opacità, più servizio pubblico.
Leggi anche: La Cina riscrive le regole del packaging: riciclo, standard sui materiali e nuovi equilibri globali
© Riproduzione riservata



