Basta “pubblicità fossili”: Firenze, Genova, Amsterdam e il nuovo fronte delle politiche climatiche

Dal primo maggio di quest’anno, nella capitale dei Paesi Bassi, parte il divieto di pubblicizzare prodotti climalteranti come i combustibili fossili, la carne, le crociere, le auto diesel e benzina negli spazi pubblici. La punta dell’iceberg di un movimento globale arrivato anche in Italia

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Auto nuove fiammanti che sfrecciano sui sentieri montani ritratte sulla fiancata di un autobus; comitive allegre che brindano sul ponte di una nave da crociera e ammiccano al passante dal cartellone pubblicitario; gli sconti sulla carne in vendita nella catena di supermarket visti nella metropolitana. Tutto questo è esperienza quotidiana, è vissuto e immaginario di chi vive in città. Ma c’è chi si oppone alle pubblicità di beni e servizi che fanno male al clima: è forse un nuovo fronte della politica climatica che passa da cartelloni, pensiline, metropolitane e sponsorizzazioni.

Amsterdam, Firenze, Genova e gli advertising fossili

Se in Italia questo fronte si è appena aperto, con le recenti iniziative di Firenze e Genova, altrove nel mondo la macchina è in moto da tempo. Dal primo maggio di quest’anno, ad esempio, dopo un percorso lungo anni, Amsterdam ha vietato in tutta la città la pubblicità che promuove prodotti climalteranti come i combustibili fossili, la carne, le crociere, le auto diesel e benzina. Lo ha fatto approvando, il 22 gennaio 2026, un regolamento comunale che riguarda tutti gli spazi pubblicitari e che contribuirà a cambiare l’immaginario e il concetto di accettabilità sociale (una mozione precedente, del 2020, aveva fatto dalla capitale olandese la prima città al mondo a mettere in discussione queste pubblicità, era di fatto limitata alle stazioni della metropolitana).

E Amsterdam è solo la punta dell’iceberg di questo movimento globale contro le pubblicità fossili. Un movimento incoraggiato anche dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dalla relatrice speciale ONU su clima e diritti umani Elisa Morgera.

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Un movimento globale contro le pubblicità fossili

Secondo Reclame Fossielvrij, l’associazione che ha promosso il bando di Amsterdam e il cui nome in olandese significa “Pubblicità libere dalle Fonti Fossili”, dopo il voto della capitale “oltre il 21% degli olandesi vive in un comune che ha adottato una politica volta a porre fine alla pubblicità dei combustibili fossili”.

Ma sono tante le città, le regioni (e anche qualche nazione) che – sulla scia del divieto che blocca le pubblicità delle sigarette – ha imboccato questa strada, pur con strumenti diversi. A tenere il conto è la campagna World Without Fossil Ads: sono più di 60 le città o le regioni in tutto il mondo che hanno vietato le pubblicità di prodotti che fanno male al clima o hanno avviato un percorso in questa direzione: L’Aia, Utrecht, le nostre Firenze e Genova e poi Sidney, Stoccolma, Toronto, Liverpool. Ma ci sono anche intere nazioni avviate in questa direzione. Come la Francia, dove la legge Climat et Résilience ha introdotto un divieto di pubblicità per carburanti fossili (anche se, in assenza di norme attuative, la situazione è in stallo). E di limitazioni ha discusso anche la Spagna.  

E sono ancora più numerosi i soggetti della società civile che si spendono contro la promozione di prodotti che alimentano la crisi climatica: da Badadvertising a Fossil Ad Ban a Greenpeace da Ad Free Cities all’associazione italiana Cittadini sostenibili ai creativi di Creatives for Climate.

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