Acciaio, la classificazione Ecodesign prende forma. Ma per l’European Environmental Bureau rischia di premiare chi inquina di più

Lo studio preparatorio per i prodotti intermedi in acciaio introduce una classificazione basata sull’impronta carbonica del prodotto. Secondo l’European Environmental Bureau, però, soglie troppo permissive, dati di partenza discutibili e un perimetro ambientale ristretto rischiano di indebolire uno degli strumenti chiave della decarbonizzazione industriale europea

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Redazione EconomiaCircolare.com

Dopo mesi di attesa e rallentamenti, il dossier ESPR sull’acciaio è entrato in una fase decisiva. Il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea ha messo a disposizione un nuovo pacchetto di documenti preparatori destinati a orientare il futuro atto delegato sui prodotti intermedi in ferro e acciaio. È un passaggio rilevante perché l’acciaio è il primo grande materiale industriale su cui l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation è chiamato a dimostrare la propria capacità di trasformare la sostenibilità in requisiti di prodotto, classi di prestazione, informazioni verificabili e criteri per appalti pubblici.

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Come si misurerà l’acciaio nell’ESPR?

Il documento più rilevante è “Classes of environmental performance: ESPR five representative iron and steel intermediate products”, nel quale il JRC propone un sistema di classificazione per cinque prodotti rappresentativi della filiera: bobine laminate a caldo, bobine laminate a freddo galvanizzate, vergella, acciaio elettrico e acciaio inossidabile. Queste categorie sono state selezionate perché coprono una parte significativa della produzione e del consumo europeo, includono prodotti piani e lunghi, acciai comuni e speciali, e permettono di costruire una base tecnica per l’analisi LCA e per i futuri requisiti ESPR.

La scelta metodologica più importante è che il JRC non fonda la classificazione sulla tecnologia produttiva in quanto tale, né sulla sliding scale del rottame, ma sulla Product Carbon Footprint, cioè sull’impronta carbonica effettiva del prodotto, espressa in kgCO₂eq per tonnellata di acciaio. Dopo il dibattito sulla sliding scale, che avrebbe applicato soglie diverse in funzione della quota di rottame utilizzata e rischiato di penalizzare il forno elettrico, il JRC sembra riportare la classificazione su quanta CO₂ equivalente è incorporata nel prodotto, non quale ciclo produttivo lo ha generato. 

La costruzione tecnica delle soglie, tuttavia, non è identica per tutti i prodotti. Per bobine laminate a caldo e vergella, dove i dati disponibili sono più robusti, il JRC usa una metodologia basata sulla distribuzione dei volumi produttivi e calibra le soglie in modo da collocare una quota significativa della produzione nelle classi superiori. Per bobine laminate a freddo galvanizzate, acciaio elettrico e acciaio inossidabile, dove le informazioni sono meno granulari, ricorre invece a un sistema basato su intervalli tra valori minimi e massimi modellati. Gli scenari usati per costruire le classi combinano inventari LCA, benchmark EU ETS, valori default CBAM e diverse rotte tecnologiche, comprese BF-BOF, EAF da rottame, DRI-EAF, idrogeno, CCS ed elettrolisi. L’idea è costruire un sistema dinamico, aggiornabile con l’evoluzione tecnologica del settore.

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Soglie troppo permissive?

Su questa architettura si concentra l’attenzione dell’European Environmental Bureau (EEB), secondo cui le soglie proposte rischiano di essere troppo poco selettive per funzionare davvero come leva di decarbonizzazione. La critica incide in particolare sulla scelta di includere oltre il 30% della produzione mondiale nelle prime due classi, A e B, almeno per bobine laminate a caldo e vergella. Il JRC giustifica questa impostazione con ragioni di rilevanza: se le classi migliori fossero troppo ristrette, gli appalti pubblici verdi e i futuri mercati guida potrebbero non trovare abbastanza offerta, con rischi su disponibilità e prezzi. Per l’EEB, però, questa scelta rovescia la funzione dell’etichetta: una classificazione ambientale dovrebbe creare un vantaggio per i prodotti realmente decarbonizzati, non includere già una parte così ampia del mercato esistente.

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fonte: Canva

Per gli hot rolled coils, infatti, la soglia tra classe A e classe B si colloca intorno a 1.790 kgCO₂eq per tonnellata, mentre il confine tra classe B e classe C arriva a circa 2.660 kgCO₂eq per tonnellata. Secondo l’EEB, valori così alti potrebbero consentire anche ad acciai prodotti con altoforno a carbone di rientrare nelle classi utilizzabili per strumenti di domanda verde. In questo scenario, le preferenze pubbliche o i mercati riservati all’acciaio low-carbon rischierebbero di essere intercettati da prodotti ancora fortemente emissivi, spesso più economici dei veri acciai a basse emissioni. Il risultato sarebbe un’etichetta formalmente ambientale ma incapace di orientare davvero il mercato, con un rischio evidente di greenwashing.

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La CO₂ non basta per valutare l’acciaio?

La seconda critica riguarda i dati usati per costruire la distribuzione. Il JRC utilizza anche i valori di default del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) per rappresentare una parte della produzione extra-UE. Per l’EEB questa scelta è problematica, perché tali valori non sono pensati per descrivere con precisione le emissioni reali degli impianti stranieri. Nel periodo transitorio hanno anche una funzione penalizzante: servono a spingere gli esportatori a comunicare dati verificati. Usarli come base statistica per definire le classi ESPR può quindi gonfiare artificialmente la fascia più emissiva del campione e innalzare le soglie complessive.

Se la coda alta della distribuzione viene sovrastimata, anche prodotti europei ancora molto carbon-intensive possono apparire relativamente migliori. Una classificazione ambientale dipende dalla qualità della popolazione di riferimento su cui vengono costruite le soglie. Se i valori usati per rappresentare una parte del mercato sono volutamente conservativi o penalizzanti, perché nati per un’altra finalità regolatoria, il rischio è che l’etichetta ESPR incorpori una distorsione fin dall’origine. Invece di misurare con precisione la distanza tra prodotti realmente presenti sul mercato, la distribuzione potrebbe amplificare artificialmente le emissioni dei peggiori scenari extra-UE e rendere meno ambiziose le classi superiori.

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Acciaio “sostenibile”: energia, acqua e aria restano fuori

La terza critica riguarda il perimetro ambientale. Nello studio preparatorio vengono individuati diversi aspetti ESPR pertinenti per l’acciaio, tra cui sostanze di preoccupazione, uso dell’energia, uso dell’acqua, uso delle risorse, contenuto riciclato, impatti ambientali e generazione di rifiuti. Tuttavia il lavoro si concentra, almeno in questa fase, su tre dimensioni: carbon footprint, contenuto riciclato e sostanze di preoccupazione. Per il JRC è una scelta funzionale alle priorità politiche e alla disponibilità di dati. Per l’EEB è invece una riduzione incoerente con le ragioni stesse per cui ferro e acciaio sono stati scelti come settore prioritario: l’elevato impatto non riguarda solo il clima, ma anche energia, acqua, aria e rifiuti.

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fonte: Canva

Questo aspetto è decisivo perché due prodotti possono avere una carbon footprint simile ma profili molto diversi in termini di consumo energetico, uso di acqua o pressione sulle risorse. Limitare la classificazione alla sola CO₂ semplifica il sistema, ma rischia di non restituire la complessità ambientale della siderurgia. Anche nelle osservazioni italiane emerge una preoccupazione analoga: il metodo PEF considera più categorie di impatto e il cambiamento climatico, pur centrale, non esaurisce la valutazione ambientale dei prodotti metallici.

Il metodo JRC sull’acciaio sotto osservazione

A questo si aggiunge una critica procedurale. Secondo l’EEB, il JRC avrebbe presentato una proposta di etichettatura senza completare in modo pienamente trasparente tutti i passaggi analitici previsti dal percorso preparatorio (Work Plan MEErP+). In particolare, mancherebbe un confronto strutturato tra opzioni alternative di design e alcune sezioni rinvierebbero a sviluppi futuri senza chiarire tempi e modalità. Per un settore con impatti climatici e industriali così rilevanti, la robustezza del processo è parte integrante della credibilità del risultato.

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Il focus a “Intelligenza circolare”

La riflessione sull’ecodesign dell’acciaio sarà anche affrontata nel corso della seconda edizione di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale in programma il 1° ottobre 2026 a Roma, che EconomiaCircolare.com organizza con ISIA Roma Design come espressione del lavoro del proprio osservatorio sulla transizione ecologica e digitale. L’edizione 2026 dedicherà particolare attenzione ad alcuni passaggi europei decisivi — dal futuro Circular Economy Act all’attuazione del Regolamento Ecodesign, fino alla Strategia per la Bioeconomia — proseguendo un confronto che nella prima edizione ha già coinvolto imprese, istituzioni, società civile e centri di ricerca anche da Belgio, Argentina, Brasile ed Ecuador, valorizzando più di quaranta best practice ecoinnovative. Se pensi di averne una e vuoi diventare partner dell’evento, visita il sito e compila il form: https://intelligenzacircolare.com/

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