Aumenta, fortunatamente, la raccolta differenziata della plastica, ma la crisi del riciclo riduce gli sbocchi della nuova materia prima riciclata, per cui “l’intera filiera a partire dalla raccolta differenziata è tuttora in grave sofferenza”, per dirla con le parole di COREPLA, Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Che ha preso carta e penna per segnalare in una lettera la “forte la preoccupazione che si possa arrivare all’interruzione della raccolta differenziata nelle aree più critiche”. Tra queste, oggi sicuramente la Sicilia e le Marche. Anche se a cavallo tra 2025 e 2026 criticità avevano interessato anche Sardegna e Puglia.
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“L’infrastruttura non ha capacità adeguate”
La lettera inviata da COREPLA il 22 maggio scorso al Ministero dell’ambiente, all’ANCI, agli altri consorzi per la gestione del fine vita della plastica (CORIPET, CONIP) a ISPRA e CONAI evidenzia che, per effetto delle tensioni geopolitiche legate all’attacco statunitense e israeliano all’Iran, le difficoltà nel trovare sbocchi alla plastica riciclata “si siano attenuate”. Affermazione che, vista la data dell’invio della missiva, non poteva tenere conto del cessate il fuoco e dell’annuncio di un accordo che ha fatto subito calare il prezzo del petrolio (e quindi quello della plastica vergine che se ne ricaverà, facendola tornare ad essere il peggiore concorrente di quella riciclata). Ma già allora, al netto di queste novità, “l’intera filiera a partire dalla raccolta differenziata è tuttora in grave sofferenza”.
Sofferenza che parte dai riciclatori ma che, come EconomiaCircolare.com ha raccontato, si riflette lungo tutta la filiera, fino a risalire alla raccolta.
Per capire dove sta l’ingorgo, seguiamo il cammino dei rifiuti. Dopo essere stati raccolti dai cassonetti stradali ed essere stati pressati nei cosiddetti Centri comprensoriali (CC, sono i centri di primo conferimento presso cui transita circa il 70% del totale della raccolta dei Comuni), i rifiuti in plastica arrivano nei Centri di selezione e stoccaggio (CSS). Sono una trentina di impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, dove, spiega il sito web del consorzio, “gli imballaggi in plastica vengono suddivisi per polimero e colore e indirizzati verso i rispettivi flussi di recupero”. È qui che i riciclatori, dopo le aste gestite dai consorzi, vengono a prendere i rifiuti da riciclare. Ma se i riciclatori non riciclano, i rifiuti si accumulano, finché non raggiungono i limiti stabiliti dalle autorizzazioni degli impianti e dai certificati di prevenzione incendi. Quando il Centro di selezione e stoccaggio non può più accogliere altri materiali – sarebbe illegale, oltre che pericoloso – lo stop si ripercuote a monte, sui citati Centri comprensoriali.
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“In campo misure eccezionali, ma la preoccupazione resta forte”
E infatti, racconta ancora COREPLA nella lettera, nei CC i rifiuti si accumulano: “Sono in significativo aumento gli stoccaggi presso gli impianti intermedi”. Usando una metafora, c’è quindi un ingorgo in uscita, gli impianti dei riciclatori; un aumento del traffico, quello della raccolta differenziata, coi volumi “in significativa crescita”; ma c’è anche un problema infrastrutturale (le autostrade, per rimanere alla metafora automobilistica). Scrive infatti COREPLA che “l’infrastruttura, comprensiva dei centri di primo conferimento e degli impianti di selezione, non ha, ad oggi, sufficiente capacità per evitare importanti accumuli”. Anzi, si legge ancora, “negli ultimi due anni vi sono state numerose chiusure di impianti cui assistiamo anche in questi giorni”. E viene da pensare all’efficacia degli investimenti del PNRR.
Il consorzio per la raccolta, il riciclo e il recupero della plastica fa sapere che sta continuando “a esercitare i migliori sforzi per dare continuità all’attività, anche attraverso misure eccezionali”. Ciò nonostante, “rimane forte la preoccupazione che si possa arrivare all’interruzione della raccolta differenziata nelle aree più critiche”.
Se questi sono i fatti, COREPLA auspica che i destinatari della lettera, leggi in primis ministero e Anci, possano “supportarci in questa fase di evidente emergenza con ogni utile e urgente iniziativa volta a sostenere la filiera per poter così scongiurarne il blocco con ripercussioni su tutto il servizio pubblico di gestione dei rifiuti”.
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Primo stop (risolto) in Sicilia
Le zone a rischio di cui parla la lettera di COREPLA possiamo identificarle sfogliando un po’ di rassegna stampa e osservando quello che è accaduto alla fine dell’anno scorso. Una prima effettiva “sospensione temporanea della raccolta” di plastica (e alluminio) è avvenuta a Pedara, comune nell’area metropolitana di Catania. Venerdì scorso il Comune ha infatti comunicato la sospensione temporanea, “sia porta a porta sia presso il Centro comunale”. Il comune, avamposto istituzionale più prossimo ai cittadini e soggetto direttamente responsabile della raccolta, parla (giustamente) di “una criticità nazionale” a fronte della quale chiede ai cittadini e alle cittadine “collaborazione e pazienza”. Sottolineava in una nota stampa Francesco Laudani, consigliere comunale di Pedara e presidente della SRR Catania Area Metropolitana, società consortile che si occupa del servizio di gestione integrata dei rifiuti per 28 comuni (e oltre 700 mila abitanti): “È importante spiegare ai cittadini che non siamo davanti a un problema esclusivamente pedarese, né a una scelta legata alla volontà del Comune o della SRR. La difficoltà nasce dalla saturazione della filiera di destinazione della plastica”. E poi: “Comprendiamo perfettamente il disagio dei cittadini e chiediamo alla popolazione di Pedara collaborazione e pazienza. […] L’obiettivo è superare l’emergenza nel minor tempo possibile, evitando soluzioni improvvisate che potrebbero aggravare il problema”. Sentito al telefono, Laudani conferma che l’emergenza è tornata sotto controllo, ma resta emergenza (termine usato anche da COREPLA, come abbiamo visto, e dai riciclatori italiani di Assorimap).

“Non siamo molto tranquilli”
Prima di tutto mi racconta che passi avanti ne sono stati fatti. “Fino a poco tempo fa c’era un solo CSS in Sicilia, Ecorek di Termini Imerese. Ora è stato aperto un altro centro, Ecoface a Trapani. Quindi in questo momento ci sono due CSS in Sicilia”. Fatto che riduce i rischi di stoccaggi ai limiti.
Ma come sono andate le cose a Pedara? “Su Catania – chiarisce Laudani – abbiamo diverse piattaforme (centri comprensoriali, ndr) cui i 28 comuni possono conferire”. Pedara “conferisce i rifiuti presso l’impianto WEM – Waste Engineering Management: una delle più grosse piattaforme che gestisce non solo plastica. La scorsa settimana WEM ha comunicato al comune di Pedara che se il CSS di Termini Imerese non avesse ritirato i rifiuti plastici, loro non avrebbero più potuto accoglierne altri. Questo nonostante COREPLA, per cercare di sbloccare la situazione, abbia autorizzato la piattaforma a portare direttamente la plastica nel CSS, mentre di solito è il CSS che la ritira”. Una strategia utile, ma evidentemente non sufficiente, anche in vista dell’aumento dei rifiuti che arriva con l’estate, e del rischio di incendi legati anche alle alte temperature.
“Ma ci vorranno comunque 15-20 giorni – aggiunge il presidente dell’SRR -. Non potendo aspettare, col comune di Pedara siamo riusciti a trovare un altro centro comprensoriale dove portare i rifiuti plastici della differenziata: CON.TE.A. (Consorzio Tecnologie per l’Ambiente) di Misterbianco (CT). Questo basterà per un periodo, poi si vedrà”.
“Ci occupiamo di questo tema da diversi mesi – mi dice Paolo Amenta, presidente ANCI Sicilia – c’è stata una serie di interlocuzioni con COREPLA e con l’assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità. Siamo molto preoccupati perché arriva l’estate, quando la produzione di rifiuti aumenta”. E poi: “Speriamo di non dover rivivere quello che è successo mesi fa. Non siamo molto tranquilli perché il sistema ancora non è affidabile al 100%”.
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Emergenza nella raccolta della plastica anche nelle Marche
Oltre alla Sicilia, l’allarme è arrivato, come accennato, anche nelle Marche. “Marche Multiservizi (MMS) è già al secondo, preoccupato, avviso, inviato prima a Provincia, Ata e Corepla, e in questi giorni, a Prefettura e Regione Marche”, scrive il Resto del Carlino. Che, sentiti i tecnici di MMS, riferisce ancora: “Ad oggi anche le alternative impiantistiche individuate da MMS sono ormai prossime alla saturazione. In mancanza di un intervento decisivo di Corepla, secondo i propri obblighi normativi e contrattuali, si presenta il concreto e imminente rischio di blocco dell’accettazione della plastica da raccolta differenziata da parte degli impianti di destinazione. Questo comporterebbe la conseguente impossibilità per MMS di proseguire regolarmente la raccolta della frazione plastica per mancanza di impianti di trattamento con capacità autorizzate per il loro stoccaggio”.
Nuovi incendi negli impianti per i rifiuti in plastica
A rendere ancora più preoccupante la situazione arrivano gli incendi in impianti che gestiscono anche rifiuti in plastica. Dopo quelli di Vicopisano (PI) e Francavilla Fontana (BR), ha preso fuoco un magazzino impiegato da Versalis, nella zona industriale di Mantova. Un incendio ha coinvolto la Pla.Fer.Cart, che gestisce rifiuti in plastica e carta impianto a San Benedetto, nelle Marche. E uno è scoppiato nella piattaforma Sarco, a Marsala. Le fiamme, riferisce La Stampa, “sono divampate in un capannone dell’impianto dove vengono trattati vetro, metalli e plastica provenienti dalla raccolta differenziata”.
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