Tavolo plastica, al MASE nuovo incontro interlocutorio

Nulla di fatto ieri al tavolo del Ministero dell’ambiente sulla crisi del riciclo della plastica. I selezionatori: “Le soluzioni proposte - termovalorizzazione, export, ampliamento delle autorizzazioni per lo stoccaggio - non convincono. Spostano solo il problema”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Nessuna comunicazione ufficiale dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE), a valle dell’incontro di ieri sulla crisi del riciclo della plastica. Il primo del 2026, il quarto da quanto il MASE ha istituito, a ottobre 2025, questo spazio di confronto. E chi ha partecipato (da remoto, a causa di nuovi problemi di legionella al Ministero) in genere preferisce o non commentare o commentare restando dietro le quinte. Chi ha parlato con EconomiaCircolare.com concorda però nel sottolineare che non ne è venuto fuori niente di risolutivo. E che “la soluzione più razionale che abbiamo ascoltato – termovalorizzazione ed export dei rifiuti della raccolta differenziata – lascia un po’ l’amaro in bocca”, come ha sintetizzato a EconomiaCircolare.com Marco Ravagnani, presidente di Assosele, che raccoglie gli impianti di selezione.

Leggi anche lo SPECIALE Crisi del Riciclo della plastica

Una crisi che riguarda lo stoccaggio

“Siamo un po’ delusi. Questo è l’ennesimo incontro in cui non abbiamo avuto risposte”, rimarca Ravagnani. Che conferma che la crisi del settore del riciclo della plastica permane: “Abbiamo avuto l’effetto wow legato alla crisi del golfo, ma la crisi è ormai rientrata, almeno in parte. E oggi ci ritroviamo gli impianti che trattano rifiuti che sono a collasso per capacità di stoccaggio: non è infatti un problema di capacità di trattamento, ma di stoccaggio: perché le capacità di stoccaggio non sono infinite, sono invece indicate dalle autorizzazioni dei nostri impianti”.

Nelle scorse settimane l’aumento del prezzo di petrolio e gas (legato alle tensioni e ai bombardamenti in Iran e ai rischi sullo stretto di Hormuz) aveva temporaneamente migliorato la posizione relativa dei pezzi della plastica riciclata rispetto alla vergine. Ma, secondo i riciclatori nazionali, quella finestra si è chiusa rapidamente: la breve inversione di tendenza non avrebbe risolto il nodo di fondo, cioè una perdita di competitività considerata ormai strutturale. Il quadro resta quello del riciclo meccanico della plastica schiacciato da prezzi bassi e volatili dei polimeri vergini, alti costi di produzione guidati dai prezzi energetici, domanda debole di materia prima seconda e concorrenza di materiali importati da Paesi extra-Ue con standard ambientali non sempre equivalenti (né sempre verificabili).

Leggi anche: “La crisi del riciclo della plastica continua”: i riciclatori di Assorimap criticano COREPLA e Ministero

Termovalorizzazione, export, aumento degli stoccaggi

Quello al quale assistiamo ormai da lunghi mesi “è un problema cronico – aggiunge il presidente di Assosele-. E ci lasciano molto perplessi la soluzione indicata da COREPLA di inviare all’estero i rifiuti o termovalorizzarli. Capisco che non è semplice trovare la quadra quando hai un prodotto vergine con valori di mercato ben inferiori a quello riciclato, ma sono vent’anni che parliamo di economia circolare e a quanto pare siamo un po’ indietro”. Soprattutto la termovalorizzazione è stata finora, a quanto risulta a chi scrive, la scelta fatta da COREPLA di fronte al blocco (verificato o a rischi di verificarsi) degli impianti, dirottando le balle di plastica che intasano i centri di selezione e stoccaggio verso gli inceneritori (pagando ovviamente per il servizio). L’opzione di collocare all’estero la raccolta differenziata, se potrebbe essere una soluzione migliore dal punto di vista ambientale (meglio riciclare, magari all’estero, che incenerire) rappresenta comunque la cessione di materia prima da reimmettere potenzialmente nei cicli produttivi (ma che oggi solo in pochi acquistano).

Altra proposta emersa durante l’incontro riguarda l’ampliamento delle capacità di stoccaggio autorizzate. “Il MASE ha detto, tra l’altro, che farà pressione sulle singole regioni o province per far sì che gli impianti possano avere un po’ più di respiro. Ma così non risolviamo il problema. Lo spostiamo nel tempo”, dice Ravagnani.

Leggi anche: Dal 2 al 33%, così aumenta il contributo ambientale per gli imballaggi in plastica

Le altre ipotesi sul tavolo

I riciclatori italiani lamentano da tempo che nessuna delle azioni richieste al tavolo del MASE sia stata finora accolta. Tra le proposte avanzate figurano crediti di carboniocertificati bianchianticipo degli obblighi di contenuto riciclato nei nuovi prodotti e misure fiscali a sostegno della plastica riciclata. Assosele ricorda anche che “norme per incentivare il riciclo ci sono – come quella sugli acquisti verdi della pubblica amministrazionemanca però un sistema sanzionatorio. Facciamo le norme ma non sappiamo applicarle e farle rispettare”. Anche un’analisi di REF Ricerche ha indicato tra le priorità misure sui criteri ambientali minimi degli acquisti pubblici, e poi plastic tax nazionale, interventi sui costi di smaltimento degli scarti e obblighi di contenuto minimo riciclato nei beni.

© Riproduzione riservata

spot_img