È ormai un meme online il fatto che i Simpson abbia predetto molte cose del futuro. Che un cartone ironico riesca in questa impresa fa ridere, ma anche riflettere. Bene, ecco che questa volta a prevedere il futuro è stato invece South Park, forse ancora più demenziale dei Simpson. Stiamo parlando di questa scena in cui Cartman, uno dei protagonisti, riesce nell’impresa di far ruotare la piramide alimentare USA ponendo al vertice prima i grassi e gli oli, e poi subito dopo la carne e i latticini. Una cosa assurda che è praticamente successa nella realtà.
Il 7 gennaio 2026 infatti Robert F. Kennedy Jr. insieme alla Segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins, ha annunciato pubblicamente la pubbliciazione delle nuove Dietary Guidelines for Americans (DGA), cioè le nuove linee guida del Paese. E ciò che ha fatto scandalo è che la piramide alimentare è stata letteralmente ribaltata mettendo, tra le altre cose, molti alimenti di origine animale alla base rovesciata (cioè quelli che andrebbero consumati di più). Ma dietro questo ribaltamento potrebbe esserci una manovra della lobby della carne.
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Dietary Guidelines for Americans (DGA): cosa sono e quali sono le novità
Partiamo dalle basi. Le linee guide alimentari degli Stati Uniti (DGA) vengono aggiornate ogni 5 anni dai dipartimenti dell’Agricoltura (USDA) e della Salute (HHS). Per capire l’impatto di quello che è successo, dobbiamo sapere che non sono semplici consigli per i cittadini, ma un vero e proprio sistema operativo della spesa pubblica americana. Per legge, ogni programma alimentare finanziato dal governo federale deve basarsi su queste linee guida: mense scolatische, militari, ospedali dovranno adeguarsi.
Si capisce facilmente che l’impostazione di queste linee guida è fondamentale per l’intero paese americano e – non dimentichiamolo – anche per l’impatto ambientale che tale sistema produrrà (e quindi, di interesse globale).
Ma cos’è cambiato nelle nuove linee guida? Come dicevamo, hanno capovolto quella originale. Per questo vediamo in alto, alla base della piramide rovesciata, oltre alla frutta e alla verdura, troviamo tutti gli alimenti di origine animale: carne rossa, uova, burro, formaggi e latte sono presentati proprio come i pilastri di una dieta sana, con lo slogan “Make America Healthy Again”. Questa mossa, apparentemente scenografica, ha introdotto cambiamenti radicali, segnando un vero e proprio punto di rottura.
Partiamo dalla questione delle proteine. Le nuove linee guida puntano sull’aumento del consumo di proteine, soprattutto quelle “di alta qualità” come carne rossa, pollame e uova. Si parla di un range giornaliero compreso tra 1,2 e 1,6 g/kg di peso corporeo. Viene addirittura incoraggiato l’uso di burro e strutto per cucinare, a discapito degli oli vegetali, accusati di essere “ultra-processati”. Vengono diminuite le porzioni di vegetali – solo 3 di verdura e 2 di frutta al giorno, quasi la metà rispetto alle linee guida precedenti.
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Le critiche alla nuove linee guida
Inutile dire come l’accoglienza di queste linee guida è stata molto criticata dalla comunità scientifica. La professoressa Marion Nestle (New York University), una delle massime autorità mondiali in politiche alimentari, ha definito in un’intervista il nuovo modello come “confuso, incoerente e ideologico”, perché sono linee guida che cancellano quarant’anni di progressi per tornare a schemi degli anni ’50. Secondo la studiosa esiste una contraddizione matematica insostenibile: le linee guida mantengono formalmente il limite del 10% di grassi saturi per proteggere la salute del cuore, ma contemporaneamente pongono alla base della piramide proprio i cibi che ne sono più ricchi, rendendo di fatto impossibile per un cittadino rispettare entrambi i criteri. Tra l’altro, secondo l’American Heart Association per prevenire infarti e ictus la soglia di sicurezza non dovrebbe superare il 6%.

Nestle nell’intervista sottolinea poi l’assurdità della “fame di proteine”, ricordando che la popolazione americana ne assume già il doppio del necessario e critica il fatto che sono state dimezzate le porzioni di frutta e verdura.
Anche le università di Harvard e Stanford hanno espresso forti perplessità attraverso i loro dipartimenti di salute pubblica. I ricercatori hanno evidenziato come l’aumento massiccio dei target proteici manchi di basi cliniche solide e possa anzi favorire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e croniche, ignorando decenni di evidenze sui benefici delle proteine vegetali. Harvard in particolare sottolinea che la sostituzione di grassi insaturi (come l’olio d’oliva) con grassi animali (sego e lardo) rappresenti un passo indietro pericoloso, capace di invertire i trend positivi ottenuti negli ultimi decenni nella lotta alle patologie cardiovascolari.
Sempre l’American Heart Association ha espresso profonda preoccupazione per la riabilitazione di grassi come il sego di bue e il burro, classificati dalle nuove linee guida come “grassi sani”. Per questo hanno invitato i cittadini a non seguire la piramide invertita e a continuare a privilegiare proteine vegetali, legumi e carni magre.
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Il grande assente: l’impatto ambientale dei cibi
Il grande assente delle nuove linee guida americane è l’impatto ambientale dei cibi. Come abbiamo spiegato prima, queste linee guida cambieranno tantissimi menù pubblici negli USA. E in un momento storico dove i sistemi alimentari sono considerati un luogo base su cui intervenire per frenare gli effetti della crisi climatica la scelta dell’amministrazione Trump fa paura – anche se conferma la politica negazionista.
Questa scelta rappresenta una sfida diretta al celebre report EAT-Lancet, redatto da oltre 30 scienziati di fama mondiale, che indica nella “Planetary Health Diet” (una dieta basata per oltre l’80% su prodotti vegetali) l’unica via per nutrire 10 miliardi di persone senza portare il Pianeta al collasso. Le nuove DGA, al contrario, sembrano scritte in un vuoto di responsabilità collettiva, ignorando dati ormai consolidati che pongono gli allevamenti intensivi al centro della crisi e che mostrano la necessità di passare a un’alimentazione vegetale.
A dare l’allarme è in prima fila il World Resources Institute (WRI). Secondo le loro analisi, incentivare un aumento del consumo di proteine animali, come previsto dalla nuova piramide, richiederebbe una superficie agricola aggiuntiva di un’area grande quanto l’intero stato della California destinata solo a pascoli e mangimi. Questo scenario accelererebbe drasticamente la deforestazione globale e le emissioni di CO2. Anche il Center for Biological Diversity (CBD) ha preso posizione, denunciando il fatto che così gli Stati Uniti sono diventati una pericolosa eccezione tra i paesi del G20, escludendo parametri di sostenibilità che sono ormai lo standard per la sicurezza alimentare globale.
Cosa c’entrano le lobby?
Vedendo le varie reazioni del mondo accademico, una delle cose che più mi ha colpito è stato ovviamente leggere come queste nuove linee guida sono state un regalo ai giganti dell’agribusiness. Oltre ai ricercatori dell’Università di Stanford, che le hanno definite allineate agli interessi dei giganti della carne e dei latticini, l’analisi del PCRM è stata molto chiara. Il Physicians Committee for Responsible Medicine è un’organizzazione che rappresenta oltre 12.000 medici, ha presentato una comunicazione ufficiale denunciando come il governo abbia deliberatamente ignorato il rapporto tecnico originale redatto dal comitato scientifico indipendente (DGAC), sostituendolo con un documento di sole sei pagine privo di citazioni bibliografiche trasparenti.
Per capire quindi perché la piramide è stata girata è infatti importante menzionare chi ha fatto questo movimento.
Solitamente, per redigere le linee guida, il governo USA fa riferimento a un rapporto scientifico e tecnico elaborato dal DGAC, un comitato di 20 scienziati indipendenti composto da medici, nutrizionisti e ricercatori universitari. Per due anni, loro studiano e redigono il rapporto che deve servire da riferimento scientifico. Ma questa volta è successo qualcosa di mai visto prima: a causa di alcune indicazioni del rapporto (come ridurre il consumo di carne e considerare l’impatto ambientale del cibo), la nuova amministrazione ha dichiarato questo rapporto “ideologico”. Per questo ha nominato una commissione ristretta che ha prodotto le linee guida finali, quelle che hanno ribaltato la piramide.
E chi c’è tra i membri di questa commissione? Secondo quanto riportato dal New York Times, molti hanno legami diretti con le industria della carne:
- tre dei membri hanno ricevuto sovvenzioni o svolto attività di consulenza per la National Cattlemen’s Beef Association, la più grande e potente lobby della carne bovina negli Stati Uniti.
- uno di questi ha anche ricevuto una borsa di ricerca dal National Pork Board, il braccio marketing dei produttori di carne di maiale, per cui ricopre il ruolo di consulente.
- almeno tre membri hanno legami finanziari con organizzazioni del settore lattiero-caseario, come il National Dairy Council, l’ente che finanzia ricerche per spingere il consumo di latte e formaggi.
Sempre secondo il PCRM ben 7 esperti su 9 del comitato che si occupa di proteine sono legati a doppio filo alle industrie della carne e del latte.
Che la lobby della carne sia potente lo sapevamo, e qui non c’è da stupirsi. Anche perché una delle figure chiave di queste nuove linee guida è Brooke Rollins, la Segretaria all’Agricoltura, che è nota per i suoi legami proprio con la lobby della carne. E con queste nuove linee guida vedremo sicuramente crescere i prodotti di origine animale in scuole, ospedali e mense pubbliche, con un impatto devastante sull’ambiente, la salute e anche milioni di animali.
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