La lettera è indirizzata al Ministero dell’ambiente, a quello delle imprese e del made in Italy e a quello dell’economia. Porta la date del 31 ottobre e la firma dei presidente dei consorzi per la gestione del fine vita degli imballaggi in plastica: Domenico D’Aniello (CONIP), Giovanni Cassuti (COREPLA) e Corrado Dentis (CORIPET). Il cuore della missiva recita: “Fermo restando che continueremo a esercitare i migliori sforzi per dare continuità alla filiera, anche attraverso misure eccezionali, è forte la preoccupazione che si possa arrivare, almeno in alcune aree del Paese, all’interruzione della raccolta differenziata”.
L’antecedente che potrebbe portare al blocco della raccolta della plastica dalle strade dei comuni italiani è la crisi che, in tutta Europa, sta mettendo a dura prova i riciclatori. Una crisi dovuta soprattutto all’aumento dei costi energetici, ai bassi prezzi della plastica vergine e alla concorrenza (non sempre leale) dei produttori cinesi. Una crisi che nel nostro Paese ha portato allo stop degli impianti.
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“Notevole acuirsi delle criticità”
I consorzi descrivono ai ministeri una situazione al limite. Parlando del “notevole acuirsi delle criticità della filiera della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi in plastica”. Con la crisi internazionale e lo stop degli impianti di riciclo, l’anello debole sono i Centri di selezione e stoccaggio (CSS).
Proviamo a seguire il flusso dei rifiuti: dopo essere stati raccolti dai cassonetti stradali ed essere stati pressati presso i cosiddetti centri comprensoriali (CC, sono i “centri di primo conferimento presso cui transita circa il 70% del totale della raccolta dei Comuni”, spiegano i consorzi), i rifiuti in plastica arrivano nei Centri di selezione e stoccaggio (CSS), una trentina di impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, dove, spiega il sito COREPLA, “gli imballaggi in plastica vengono suddivisi per polimero e colore e indirizzati verso i rispettivi flussi di recupero”. È qui che i riciclatori, dopo le aste gestite dai consorzi, vengono a prendere i rifiuti da riciclare. E se i riciclatori fermano gli impianti? I rifiuti si accumulano. Ma solo fino ad un certo punto, che ha a che fare non tanto con la capienza reale dell’impianto quanto con le capacità autorizzate e con quelle indicate nel certificato di prevenzione incendi. Andare sopra questi limiti è illegale, oltre che pericoloso.
Rifiuti “non aggiudicati” e incendi
Il 31 ottobre CONIP, Coripet e COREPLA scrivevano che “la situazione degli stoccaggi presso i Centri di selezione, specialmente in alcune aree del Paese, è molto prossima a raggiungere i limiti autorizzativi”. Dunque i rifiuti erano al limite già due settimane fa (almeno in alcune aree del Paese: sicuramente Sicilia e Sardegna che vivono oggi situazioni molto complicate). Nei giorni precedenti l’invio della lettera, “un quantitativo considerevole di raccolta differenziata pressata dai centri di primo conferimento […] è rimasto non aggiudicato alla procedura competitiva che viene svolta ogni sei mesi per assegnarne la lavorazione ai CSS”. La procedura competitiva di cui si legge nella lettera è il bando attraverso il quale i consorzi attribuiscono ai centri di selezione e stoccaggio i rifiuti di plastica pressati nei centri comprensoriali.
Per dare la dimensione del problema CONIP, Coripet e COREPLA forniscono i numeri: “I quantitativi non aggiudicati sono stati pari a circa 14.000 t/mese mentre, in precedenza, i quantitativi che rimanevano non aggiudicati, per i quali si trovava comunque in seguito un destino, erano di circa 4.000 t/mese e riguardavano situazioni logistiche particolari come i CC della Sardegna”. A questo si è aggiunto “un grave incendio occorso la notte scorsa (quindi la notte del 30 ottobre, ndr) a un CSS in provincia di Milano (dovrebbe essere un’impresa di Corsico, ndr) rischia di mettere definitivamente a rischio la tenuta del sistema”, scrivono ancora i consorzi.
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La preoccupazione: lo stop della raccolta
E poi le conclusioni in cui si paventa il rischio dello stop alla raccolta differenziata: “Fermo restando che continueremo a esercitare i migliori sforzi per dare continuità alla filiera, anche attraverso misure eccezionali, è forte la preoccupazione che si possa arrivare, almeno in alcune aree del Paese, all’interruzione della raccolta differenziata”. Una situazione molto complicata che, “visto anche che l’imminente periodo natalizio comporterà certamente ulteriori problematiche logistiche”, potrebbe precipitare.
Per questo i consorzi auspicano “ogni utile e urgente iniziativa volta a sostenere la filiera dalla raccolta al riciclo”. Solo così si potranno scongiurare “ripercussioni su tutto il servizio pubblico di gestione dei rifiuti”.
Una bella grana per i ministeri che la prossima settimana, il 25, siederanno con consorzi, comuni e imprese al Tavolo per l’emergenza della plastica.
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Nuova convocazione
Dopo il tavolo di crisi sul riciclo di plastiche del 25 novembre, le parti sono state riconvocate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 22 dicembre 2025.
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