Un recente articolo pubblicato su CytoSouce (rivista di citopatologia pubblicata dalla American Cancer Society) offre una sintesi aggiornata dei danni causati dalla microplastiche e nanoplastiche alla salute umana. Dei danni ad oggi conosciuti, ovviamente, visto che – come spiega l’articolo del dottore di ricerca Bryn Nelson – la ricerca sulle microplastiche è solo agli albori: “I ricercatori stanno individuando numerosi indizi relativi agli effetti sulla salute e segnalano un potenziale di danno molto più elevato”.
Si tratta di danni di diversa natura – meccanici, chimici, accumulo di patogeni – di cui qui daremo conto in modo sintetico.
Quante. Secondo una recente stima, scrive Nelson, ogni giorno gli uomini adulti negli Stati Uniti “potrebbero ingerire o respirare più di 300 frammenti di plastica. Per le donne, il conteggio supera i 250 frammenti”. Ogni anno, quindi, siamo esposti “a decine di migliaia di minuscoli frammenti di plastica e, fino a poco tempo fa, gli scienziati non avevano idea delle potenziali conseguenze”.
Dove. “La nostra esposizione è praticamente totale”, afferma Megan Wolff, direttrice esecutiva del Physician and Scientist Network Addressing Plastics and Health (Rete di medici e scienziati che si occupano di plastica e salute) di New Paltz, New York. “Sappiamo che le microplastiche sono presenti nell’aria, nell’acqua, nel suolo, nel cibo e praticamente ovunque guardiamo all’interno del corpo umano, le troviamo”.
Piccole quanto? Con i trend attuali di crescita, la produzione di plastica raddoppia in volume ogni 14 anni, ricorda Nelson, “creando nuove opportunità per la plastica di frammentarsi in pezzi sempre più piccoli”. Le microplastiche, tipicamente definite come plastiche di dimensioni inferiori a 5 mm in almeno una dimensione, possono successivamente degradarsi in nanoplastiche, che misurano meno di 1 µm (micrometro: milionesimo di metro o millesimo di millimetro). A quella scala, “le minuscole particelle possono essere trasportate nell’aria insieme ad altre particelle come la fuliggine e possono viaggiare attraverso i vasi sanguigni e infiltrarsi nelle cellule umane”.
Gli essere umani più di tutti. Poiché la plastica è onnipresente nei prodotti di consumo e poiché trascorriamo la maggior parte del nostro tempo in ambienti chiusi a stretto contatto con essa e con i suoi prodotti di degradazione presenti in fonti concentrate come la polvere domestica, la dottoressa Wolff spiega a che gli esseri umani sono esposti in misura molto maggiore rispetto al resto del regno animale. Sebbene i metodi di rilevamento ancora non sono in grado di cogliere molti dei frammenti più piccoli, aggiunge la direttrice esecutiva del Physician and Scientist Network Addressing Plastics and Health, ogni miglioramento della tecnologia ne sta rivelando un numero sempre maggiore. “La ricerca è ancora agli inizi, ma i segnali di pericolo stanno aumentando rapidamente”.
I danni alla salute. Finora, spiega Nelson, le prove complessive dei potenziali danni si sono limitate “principalmente a studi in vitro e su animali”. Ciononostante, gli studi esistenti hanno evidenziato “molteplici aree di preoccupazione”. Una revisione di 28 studi su animali e sull’uomo pubblicati tra il 2018 e il 2024 condotta dal team della dottoressa Tracey Woodruff, direttrice del Programma sulla salute riproduttiva e l’ambiente presso l’Università della California ha concluso che le microplastiche “hanno un ruolo ‘sospetto’ nel danneggiare la salute riproduttiva, digestiva e respiratoria dell’uomo e un possibile ruolo nell’aumentare il rischio di cancro al colon e al polmone”. La revisione suggerisce che l’aumento del rischio di cancro potrebbe essere mediato da meccanismi quali l’infiammazione e lo stress ossidativo. La dottoressa Woodruff suggerisce che anche in questo caso le conclusioni offrono solo un piccolo assaggio dei potenziali impatti.
Il danno chimico. Perché microplastiche e nanoplastiche danneggino l’organismo? “Si tratta di un danno meccanico causato dalle particelle o di un danno chimico causato dagli additivi?”, si chiede Wolff. Una particella di plastica “simile a una scheggia” potrebbe ad esempio danneggiare la membrana di una cellula o causare infiammazioni. “È altrettanto plausibile che il contenuto chimico di quella particella abbia lo stesso effetto”, afferma. Il ruolo degli additivi, le sostanze aggiunte ai polimeri per conferire particolari caratteristiche, può avere un peso enorme. Alcune materie plastiche come la gomma, il poliuretano, il policarbonato e il PVC “possono contenere più di 400 diverse ‘sostanze chimiche preoccupanti’”. Sono sostanza persistenti, bioaccumulabili, mobili, tossiche. “Non appena si inizia a osservare la plastica, ci si rende conto che in realtà si tratta di sostanze chimiche e additivi”, afferma la dottoressa Wolff. L’articolo su CytoSource ricorda che nel 2024, il rapporto PlastChem finanziato dal Consiglio norvegese per la ricerca ha contato 16.325 composti noti per essere presenti, intenzionalmente o meno, nella plastica. “Più di 4200 di essi, tra cui il bisfenolo A, che imita gli estrogeni, e gli ftalati, che alterano il sistema endocrino, sono stati considerati sostanze chimiche preoccupanti. Di queste sostanze chimiche presenti nella plastica, più di 3600 non sono ancora regolamentate in tutto il mondo. La maggior parte delle altre sostanze presenti nell’elenco non sono state studiate affatto”.
Minuscoli magneti tossici. Se è vero che alcuni additivi chimici possano lasciare i composti e contaminare l’ambiente e nostri corpi, la dottoressa Wolff osserva che “possono anche attrarre altre sostanze inquinanti, rendendo così le microplastiche e le nanoplastiche molto più tossiche”. Le microplastiche possono agire come minuscoli magneti e attrarre una corona di tossine nocive. “Pensare all’ambiente che esiste su questi pezzi di plastica è importante quasi quanto pensare a ciò che la plastica stessa sta facendo”, sottolinea il dottor Alan Workman, professore presso la Harvard Medical School.

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