domenica, Dicembre 7, 2025

Right to repair, l’Italia si prepara al recepimento della direttiva

Dopo il disegno di legge sulla delegazione europea, varato in estate dal governo Meloni, si attende il lavoro del parlamento per il recepimento della direttiva “right to repair”, che dovrà disciplinare il diritto alla riparazione nei 27 Stati membri dell’UE. Un’opportunità da non perdere per fare in modo che riparare l’esistente sia più conveniente che acquistare qualcosa di nuovo

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Redazione EconomiaCircolare.com

Con il disegno di legge sulla delegazione europea, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 22 luglio, l’Italia si appresta a recepire le indicazioni dell’Unione Europea anche sull’economia circolare. In particolare il testo approvato dal governo Meloni, e che sarà discusso e approvato da Camera e Senato, consente il recepimento della direttiva 2024/1799, più nota come Right to Repair, che promuove il diritto alla riparazione dei beni di consumo.

Sotto osservazione soprattutto le misure attuative. Da un articolo de Il Sole 24 ore emerge che “il nostro Paese aderirà alla piattaforma online europea per la riparazione (non ne creerà una nazionale), popolando la relativa sezione nazionale. Inoltre la direttiva indica che gli Stati membri prevedano almeno una misura volta a promuovere la riparazione, ma al momento non sono previsti incentivi alla filiera italiana al riguardo, anche se gli Stati membri dovranno notificare alla Commissione europea le misure intraprese entro il 31 luglio 2029”.

Insomma: il recepimento della direttiva è solo il primo passo di un lungo percorso che dovrà portare a misure concrete per sostenere il diritto alla riparazione. Probabilmente il governo pensa a un decreto attuativo ad hoc (più improbabile ma non da escludere una legge) che, è l’auspicio dei portatori di interesse, dovrà avere tempi ragionevolmente brevi.

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Per il governo l’obiettivo è diminuire le infrazioni UE

Il testo varato dal governo, su proposta del ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti, consente nello specifico il recepimento di due direttive e l’adeguamento a 10 regolamenti europei. Il disegno di legge è articolato in 13 articoli, suddivisi in tre capi, e include un allegato con ulteriori 16 direttive da recepire senza necessità di criteri specifici di delega. Il Dipartimento per gli Affari europei fa notare che il ddl recepisce, tra gli altri, “la direttiva (UE) 2024/1799, che mira a una maggiore circolarità all’interno dell’economia, nel più ampio contesto della transizione verde, incentivando la riparazione dei beni di consumo difettosi e il riutilizzo degli stessi”. Per il ministro Tommaso Foti l’obiettivo principale dell’annuale legge di delegazione europea è di diminuire le infrazioni impartite dall’UE per il mancato rispetto della normativa e aumentare la competitività dell’Italia.

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“Attualmente sono aperte 66 procedure d’infrazione contro l’Italia, di cui 12 riguardano il mancato recepimento delle direttive comunitarie (di queste, 7 sono già state notificate all’UE come recepite) e 54 per violazioni del diritto europeo  – ha ricordato Foti – Dal 2012 la nostra Nazione ha pagato complessivamente 1,205 miliardi di euro a seguito di queste condanne. Per questo è indispensabile agire con tempestività e responsabilità, recependo le direttive e adeguando l’ordinamento nazionale ai regolamenti comunitari. Il disegno di legge di delegazione europea 2025 si muove in questa direzione. Non si tratta di un passaggio burocratico quindi, ma di una scelta politica e strategica puntuale“.

Al di là della volontà di diminuire il numero e l’entità delle infrazioni, in ogni caso, testi come la Right to Repair pongono al centro la volontà di mettere in discussione l’economia lineare del “produci/consuma” e di dare vitalità e centralità all’economia circolare: un’occasione da non perdere.

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Cosa prevede per gli Stati membri il regolamento sul diritto alla riparazione

“Al giorno d’oggi, quando un prodotto come un aspirapolvere o una lavatrice si rompe o è difettoso, per i consumatori è più facile smaltirlo e comprarne uno nuovo piuttosto che farlo riparare – scrive il Consiglio europeo – Questo è dovuto al fatto che far riparare un prodotto è spesso più costoso e oneroso che comprarne uno nuovo, oltre al fatto che in alcuni casi la riparazione non è nemmeno una possibilità. Lo smaltimento prematuro dei beni riparabili genera ogni anno un’enorme quantità di rifiuti e un ingente consumo di risorse”.

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Per questi motivi, dunque, l’UE ha elaborato nuove misure per prolungare il ciclo di vita dei prodotti e creare un sistema che favorisca la riparazione piuttosto che l’acquisto di un nuovo prodotto. Come già accennato, per gli Stati membri c’è tempo fino al 31 luglio 2026 per recepire e far entrare in vigore le disposizioni inserite nel regolamento Right to repair.

In un pezzo su Il Sole 24 ore Davide Rossi, direttore generale di Aires (Associazione Italiana Retailers Elettrodomestici Specializzati) e di EuCer Council, l’associazione dei retailer dell’elettronica di consumo in Europa, ha illustrato alcune proposte che, si spera, la politica potrebbe recepire nell’iter legislativo: dall’abbassamento dei prezzi di ricambio all’esenzione Iva (almeno sul costo del lavoro). Più in generale, poi, l’auspicio è di inserire un obbligo per i fabbricanti di oggetti e prodotti di mettere a disposizione i pezzi di ricambio per i riparatori e di inserire misure concrete contro l’obsolescenza programmata dei prodotti, che costringe i consumatori a doverli cambiare ogni tot anni senza la possibilità di ripararli.

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