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sabato, Aprile 20, 2024

Diritto alla riparazione, l’UE pensa agli incentivi per invogliare le persone a non sostituire i prodotti

Da troppo tempo si attende una direttiva ad hoc sul diritto alla riparazione. Ecco perché nel frattempo la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha elaborato una serie di nuove proposte, tra le quali l'estensione del periodo di garanzia, che verranno discusse in plenaria dal Parlamento

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Redazione EconomiaCircolare.com

Il diritto alla riparazione è uno dei perni centrali dell’economia circolare: eppure troppo spesso resta un diritto potenziale e non effettivo, nel senso che pur essendo esplicitamente previsto mancano poi le condizioni per un suo reale utilizzo. Lo sa bene l’Unione europea, impantanata su una normativa ad hoc sul right to repair da una decina d’anni. Una mancanza a cui vuole provare a sopperire il Parlamento europeo che, nell’ambito del Green Deal europeo e del piano d’azione di economia circolare, tenta di formulare una specifica direttiva.

Un passo in avanti in questo senso si è registrato lo scorso mercoledì, quando la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha adottato la sua posizione su un nuovo “diritto alla riparazione” per i consumatori, con 38 voti a favore, 2 contrari e nessuna astensione. La proposta mira a promuovere le riparazioni durante e oltre il periodo di garanzia legale di un prodotto e più in generale a promuovere una nuova cultura della riparazione.

Il progetto di mandato sarà votato dalle eurodeputate e dagli eurodeputati nella sessione plenaria del 20-23 novembre. Una volta che il Parlamento avrà adottato la sua posizione, potranno iniziare i negoziati sul testo finale.

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Perché l’Unione europea ha bisogno del diritto alla riparazione

Che il diritto alla riparazione sia necessario è ormai un dato di fatto. Confermato dai numeri forniti dalla stessa Ue. Secondo la Commissione lo smaltimento prematuro di beni di consumo sostenibili genera 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti, utilizza 30 milioni di tonnellate di risorse e produce ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti. Allo stesso tempo, le consumatrici e i consumatori che optano per la sostituzione anziché per la riparazione perdono circa 12 miliardi di euro all’anno.

Da ciò si deduce l’importanza della scelta del Parlamento europeo. Il relatore René Repasi (S&D, DE) ha dichiarato: “Oggi abbiamo stabilito obblighi di riparazione diretti per i produttori e introdotto nuovi incentivi affinché i consumatori scelgano la riparazione. Abbiamo rafforzato il ruolo dei riparatori indipendenti e li abbiamo posti al centro del miglioramento delle riparazioni in Europa. Attraverso un migliore accesso alle informazioni tecniche pertinenti sulla riparazione e a pezzi di ricambio convenienti per i riparatori, inclusa la promozione della stampa 3D per le parti, una maggiore concorrenza ridurrà i costi di riparazione. A questo abbiamo abbinato l’obbligo per gli Stati membri di stabilire incentivi finanziari per rilanciare il settore delle riparazioni”.

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Perché incentivare il diritto alla riparazione

“Il comportamento dei consumatori è costituito da un’ampia varietà di aspetti. Quando si sceglie tra la riparazione e l’acquisto di un nuovo prodotto, giocano un ruolo chiave i criteri decisionali come la convenienza economica, la durata, la disponibilità e la vicinanza del servizio di riparazione, nonché il tempo necessario per la riparazione”. A scrivere queste righe è il segretariato della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, nella relazione finale con la quale sono stati approvati gli emendamenti di compromesso alla risoluzione che verrà poi discussa in plenaria dal Parlamento europeo.

Nella premessa che definisce poi in concreto gli incentivi per il diritto alla riparazione si legge che “vari ostacoli potrebbero inoltre impedire ai consumatori di optare per la riparazione, come l’indisponibilità di informazioni sulla riparabilità di un prodotto al momento dell’acquisto di un bene, la mancanza di accesso ai pezzi di ricambio, la mancanza di informazioni sui servizi di riparazione e sui costi di riparazione. Oltre alle disposizioni previste dalla presente direttiva, serviranno misure di sensibilizzazione volte a promuovere una cultura della riparazione, il miglioramento delle conoscenze dei consumatori sulla corretta manutenzione e cura dei prodotti e la conoscenza dei loro diritti esistenti, anche in termini di garanzia legale, poiché gli incentivi finanziari per consumatori, produttori e riparatori dovrebbero essere promossi e incoraggiati in modo equivalente”.

Già, ma quali sono questi incentivi?

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Gli incentivi previsti per il diritto alla riparazione

Secondo il testo adottato dalla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, i venditori sarebbero tenuti a offrire la riparazione gratuita entro il periodo di garanzia legale, tranne quando sia più costosa della sostituzione o quando sia impossibile o scomoda per il consumatore. Viene poi previsto il cosiddetto periodo di responsabilità, che prevede ad esempio l’estensione della garanzia legale di un anno per i prodotti riparati. Si chiede poi agli Stati membri di promuovere le riparazioni attraverso incentivi finanziari come voucher e fondi nazionali.

In più si prevede l’obbligo per i produttori di riparare un certo numero di prodotti (ad esempio lavatrici domestiche, aspirapolvere, smartphone, biciclette) anche se non rientrano nell’ambito di una garanzia legale. Per incoraggiare ciò, le riparazioni dovranno essere effettuate in un arco di tempo ragionevole e bisognerà sempre offrire dispositivi sostitutivi in ​​prestito ai consumatori. Se un prodotto non può essere riparato, i produttori potrebbero invece offrirne uno ricondizionato, scrivono le deputate e i deputati.

Uno degli obiettivi è creare un mercato delle riparazioni che sia più trasparente e competitivo. Per far ciò i riparatori, i ricondizionatori e gli utenti finali indipendenti avrebbero accesso a tutti i pezzi di ricambio, le informazioni e gli strumenti a un costo ragionevole per tutta la durata di vita di un prodotto. Ciò, secondo l’Ue, stimolerà la concorrenza, ridurrà i costi di riparazione e offrirà ai consumatori una scelta più ampia.

Infine non manca un monito agli Stati membri, che troppo spesso disattendono il diritto alla riparazione. Viene ad esempio suggerito di creare piattaforme online nazionali dove consentire di trovare riparatori locali e venditori di beni ricondizionati. In modo da avere una panoramica delle condizioni di riparazione di ciascun dispositivo, comprese le informazioni sul riparatore, il prezzo massimo e il tempo necessario, e poter così confrontare diverse offerte.

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