lunedì, Gennaio 5, 2026

Plastica, Pew: possiamo ridurre inquinamento dell’83% in 15 anni

Lo studio del Pew Charitable Trusts indica i rischi dell’inazione sull’inquinamento da plastica, ma addita anche le soluzioni da mettere in campo – riduzione, riuso, deposito su cauzione - e ne stima i benefici per salute, clima, ambiente

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Redazione EconomiaCircolare.com

Nel 2020 uno studio internazionale firmato Pew Charitable Trusts e Systemiq prevedeva che i rifiuti plastici in mare sarebbero quasi triplicati entro il 2040. Cinque anni dopo, la previsione non è cambiata: secondo il nuovo rapporto (Breaking the Plastic Wave 2025) “570 milioni di tonnellate di plastica hanno già raggiunto terra, aria e acqua in questi soli cinque anni”. L’analisi mostra come, senza una trasformazione radicale, l’intero sistema mondiale della plastica rischia di continuare ad aggravare la crisi climatica, i danni alla salute e i costi sociali. Ma segnala anche che grazie ad “azioni ambiziose e complementari che utilizzano soluzioni esistenti” si potrebbe ridurre l’inquinamento annuale da plastica “dell’83% entro il 2040”.

“Il sistema globale della plastica mette a rischio le persone in tutto il mondo, con i più vulnerabili che ne subiscono maggiormente le conseguenze”, scrive nella premessa Tom Dillon, vicepresidente del Pew Charitable Trusts: “Se non si interviene, entro il 2040 la quantità di plastica che inquina l’ambiente raddoppierà; le emissioni di gas serra legate alla plastica comprometteranno gli sforzi globali per arginare il riscaldamento planetario; la produzione e i rifiuti di plastica minacceranno la salute di un numero crescente di persone in tutto il mondo. Tuttavia, la speranza rimane. La comunità globale può rifondare il sistema della plastica e risolvere il problema dell’inquinamento da plastica nel giro di una generazione, ma i decisori politici dovranno dare priorità alle persone e al pianeta”.

Il riciclo non sta al passo con la produzione

Il rapporto stima che oggi “130 milioni di tonnellate (Mt) di plastica inquinano ogni anno l’ambiente”, cifra destinata a salire a 280 Mt entro 2040. La causa? “Questo aumento sarà determinato principalmente dalla rapida crescita della produzione e dell’uso della plastica, in particolare negli imballaggi e nei tessuti, che sovraccaricherà ulteriormente i sistemi di gestione dei rifiuti già inadeguati”.

E in un contesto di questo tipo, il riciclo non sarà mai una soluzione sufficiente. Pew stima infatti che dal 2025 al 2040 la produzione globale di plastica aumenterà del 52%, mentre la capacità di trattamento solo del +26%. Con un effetto paradossale: “Nonostante maggiori investimenti, la quota di plastica non raccolta salirà dal 19% al 34%”. Entro il 2040 i costi annuali per la raccolta e lo smaltimento della plastica aumenteranno del 30% fino a raggiungere i 140 miliardi di dollari, “richiedendo ulteriori fondi pubblici e comportando un rischio finanziario per le imprese”.

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La plastica fa male alla salute

La plastica, ricorda il report Pew, “può nuocere alla salute umana in ogni fase del suo ciclo di vita”. Elenca numerose sostanze chimiche impiegate per produrre la plastica e legate a rischi come “cancro, asma, riduzione della fertilità, problemi cognitivi”. “Secondo stime prudenti – si legge – la ricerca ha calcolato che i costi annuali degli effetti sulla salute causati dalle sole sostanze chimiche presenti nella plastica ammontano a ben 1,5 trilioni di dollari a livello globale”. Cifra destinata ad aumentare con l’incremento della produzione, dell’uso e dell’inquinamento da plastica.

E fa male al clima

Il sistema globale della plastica emette oggi quantità di gas climalteranti paragonabili a quelle dei grandi settori industriali. Se il sistema della plastica non verrà trasformato, entro il 2040 le emissioni annuali di gas serra (GHG) prodotte dal sistema globale della plastica “aumenteranno del 58%, raggiungendo i 4,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente (GtCO2e)” è la stima del rapporto. Tante quanto ne emetterebbero un miliardo di auto a benzina; 10 volte quelle che emette l’Italia intera.

Se vogliamo decarbonizzare l’economia, non possiamo continuare così. Per rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi sul clima (mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 °C e, idealmente, al di sotto di 1,5 °C) “sarà necessario ridurre rapidamente le emissioni annuali, in particolare quelle derivanti dalla produzione di plastica”.

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Soluzioni possibili: ridurre, riutilizzare, trasformare

La buona notizia è che le tecnologie per intervenire già esistono. Lo scenario di System Transformation ipotizzato nel rapporto riflette “azioni ambiziose e complementari che utilizzano soluzioni esistenti in tutto il sistema della plastica per ridurre la produzione e l’uso e migliorare la gestione dei rifiuti, che insieme potrebbero ridurre l’inquinamento annuale da plastica dell’83% entro il 2040”.

Una riduzione del 44% della produzione di plastica vergine” sarebbe possibile “mantenendo gli stessi servizi per imprese e consumatori”. I settori su cui intervenire più facilmente sono soprattutto imballaggi e prodotti monouso: “La contaminazione da packaging può ridursi del 97%”.  I numerosi vantaggi di questo scenario includono minori emissioni di gas serra, minori danni alla salute umana, un uso più efficiente dei fondi pubblici e la creazione di nuovi mercati e opportunità commerciali.

Secondo il rapporto occorre agire su quattro assi: tagliare la produzione, riprogettare i materiali, integrare chi gestisce i rifiuti e obbligare l’industria alla trasparenza.

Queste alcune delle azioni indicate da Pwe:

  • Ridurre produzione e uso della plastica attraverso politiche mirate come l’eliminazione dei sussidi, l’adozione di obiettivi di riduzione e la limitazione dei nuovi impianti di produzione;
  • Eliminare gradualmente la plastica a bassa utilità e superflua attraverso divieti, standard di progettazione dei prodotti e azioni volontarie delle imprese;
  • Semplificare i polimeri e le composizioni polimeriche, ad esempio limitando i polimeri difficili da riciclare o che presentano rischi per la salute;
  • Adottare politiche pre-commercializzazione che valutino la sicurezza degli additivi chimici e stabilire e applicare un elenco di sostanze chimiche relativamente più sicure;
  • Fissare obiettivi, norme e promuovere investimenti in infrastrutture condivise per passare dai prodotti monouso a quelli riutilizzabili;
  • Adottare misure per ridurre la dispersione di microplastiche in settori chiave, tra cui la produzione di plastica, il riciclaggio, l’agricoltura, il settore marittimo, il tessile, i trasporti e l’edilizia;
  • Promuovere l’innovazione nello sviluppo di materiali sostenibili, tecnologie di riciclaggio promettenti e prodotti riutilizzabili;
  • Attuare politiche volte ad aumentare la raccolta dei rifiuti, compresi obiettivi di raccolta e riciclaggio, sistemi di restituzione dei depositi, norme di progettazione ed etichettatura e una maggiore raccolta differenziata;
  • Ampliare i sistemi di gestione dei rifiuti rispettosi dell’ambiente integrando i raccoglitori di rifiuti e altri lavoratori informali nella pianificazione della gestione dei rifiuti e nei sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR);
  • Istituire un sistema di filtraggio potenziato negli impianti di riciclaggio e di trattamento delle acque reflue per ridurre al minimo la fuoriuscita di microplastiche nell’ambiente;
  • Aumentare la ricerca e il monitoraggio interdisciplinari per fornire un quadro più completo della portata degli impatti ambientali e sanitari del sistema della plastica.

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Imballaggi: riutilizzo, deposito su cauzione

L’inquinamento causato dagli imballaggi in plastica è “la principale fonte di rifiuti plastici”. Ma può essere quasi completamente eliminato entro il 2040, “con una riduzione del 97% rispetto ai 66 Mt previsti dallo scenario business-as-usual (BAU), fino a meno di 1,7 Mt entro il 2040”.

Per farlo si deve ridurre il monouso e puntare sul riutilizzo, che nello scenario Pew “rappresenta i due terzi della riduzione totale entro il 2040, dimostrando il ruolo centrale che il riutilizzo avrà nella trasformazione delle modalità di consegna e utilizzo dei prodotti”. Questo comporterà uno spostamento di quasi 570 miliardi di dollari di spesa annuale del settore privato dai prodotti monouso a quelli riutilizzabili, con “numerose nuove opportunità economiche offerte dalla trasformazione del sistema”. Investimenti che, secondo Pew, porterebbero anche altri vantaggi sostanziali, “tra cui una riduzione del 48% delle emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di imballaggi e la creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro”.

Il report indica anche il deposito su cauzione (Deposit Return System, DRS) come uno degli strumenti chiave per rafforzare i sistemi di raccolta e ridurre l’inquinamento da plastica. Già adottati in diversi Paesi, i DRS aumentano in modo significativo i tassi di raccolta e riciclo di bottiglie e contenitori, riducendo la dispersione nell’ambiente, ricorda. Inseriti nello scenario System Transformation, i sistemi di deposito sono considerati misura efficace se combinata con obiettivi di raccolta vincolanti, standard di design e regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR). E possono migliorare la qualità dei materiali raccolti, rendendo il riciclo più efficiente e favorendo circuiti “bottle-to-bottle”.

regolamento imballaggi DRS
Foto buonrenedere.it

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Il costo del ritardo: miliardi sprecati

Rimandare anche di soli cinque anni la soluzione al problema significherebbe 540 milioni di tonnellate in più di plastica disperse nell’ambiente e altri 5,3 miliardi di tonnellate di CO₂ in più nell’atmosfera. Un ritardo di cinque anni “aumenterebbe i costi annuali dei governi per la raccolta e lo smaltimento della plastica di circa il 23% all’anno (27 miliardi di dollari)”. Inoltre potrebbe portare ad investimenti eccessivi in “soluzioni che non sono in linea con il futuro sistema della plastica e, di conseguenza, a perdite finanziarie considerevoli per le aziende e a un uso inefficiente dei limitati fondi pubblici disponibili”.

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