La scena è familiare: la nuova lavatrice scintillante viene consegnata e, dopo l’installazione del nuovo elettrodomestico, in un angolo della casa giace il vecchio modello perché abbiamo dimenticato di concordare il ritiro. Lei, fedele servitrice ormai giunta al capolinea, è lì, ingombrante e pesante. Lo stesso può accadere con il frigorifero che ha smesso di raffreddare o con la lavastoviglie che ha deciso di andare in pensione: inoltre, con il bonus elettrodomestici, per cui, secondo i dati forniti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 3 dicembre 2025 erano arrivate quasi un milione di domande, è probabile che siano in moltissimi a ritrovarsi in questa situazione.
La prima istintiva domanda che ci poniamo è “adesso, come me ne libero?”. È in questa fase che, per fretta, disinformazione o falsa convenienza, si rischiano di commettere errori gravissimi che non solo danneggiano l’ambiente e disperdono risorse preziose, ma che possono costare sanzioni salate perché trasformano un gesto apparentemente banale in un illecito amministrativo. Un “grande bianco” (Raggruppamento R2) o un’apparecchiatura refrigerante (Raggruppamento R1), infatti, non sono rifiuti comuni e non solo per questione di dimensioni.
Sono un concentrato di materiali da recuperare e – in alcuni casi come per i frigoriferi – di sostanze pericolose da gestire con la massima cura. Conoscere le regole non è un optional, ma è l’unica via per agire da cittadini consapevoli e non diventare, nostro malgrado, colpevoli di un danno ambientale. Analizziamo insieme i tre errori più comuni e disastrosi, per imparare ad evitarli.
Errore n.1 – Il marciapiede non è un’isola ecologica: il costo dell’abbandono
È forse l’immagine più triste e diffusa del degrado urbano: un frigorifero o una lavatrice abbandonati accanto ai cassonetti, sul marciapiede o in una piazzola isolata. Un gesto che molti, erroneamente, considerano una “soluzione” rapida pensando che “qualcuno poi passerà a prenderlo”. La realtà è ben diversa.
Questo comportamento costituisce un vero e proprio abbandono di rifiuti e rappresenta un illecito amministrativo severamente punito dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006). Per un cittadino privato, la sanzione amministrativa può variare da 300 a 3.000 euro, una cifra che aumenta notevolmente se il rifiuto viene classificato come pericoloso come, ad esempio, è un frigorifero con i suoi gas e oli.
Tuttavia, al di là della multa che dovrebbe rappresentare un deterrente sufficiente, il danno che si provoca è enorme e opera su più livelli. C’è, innanzitutto, un oltraggio al decoro urbano perché le nostre strade vengono trasformate in discariche a cielo aperto. C’è poi un rischio ambientale diretto: un elettrodomestico esposto alle intemperie rilascia nel terreno e nelle falde acquifere sostanze inquinanti come ruggine, residui di plastiche e metalli pesanti. Infine, soprattutto, c’è un danno irreparabile all’economia circolare. Quella lavatrice abbandonata è una miniera di materie prime seconde: decine di chili di ferro e acciaio, rame, alluminio, plastica che, se gestite correttamente, potrebbero ritornare nel ciclo produttivo, riducendo la necessità di estrarre nuove materie prime. Abbandonarla significa quindi gettare via non solo un rifiuto, ma anche un piccolo tesoro e la possibilità di un futuro più sostenibile.
La soluzione corretta? È gratuita e semplice: contattare l’azienda municipalizzata del proprio Comune per prenotare il ritiro a domicilio degli ingombranti o trasportare direttamente l’apparecchio presso l’isola ecologica più vicina.

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Errore n.2 – La trappola dello “svuota-cantine” abusivo: un falso risparmio che inquina
Ecco un altro scenario comune: bisogna liberare la cantina o il garage e, cercando online o tramite un volantino, si trovano offerte allettanti di servizi “svuota-tutto” a un prezzo stracciato. Sembra la soluzione perfetta: rapida, economica e senza fatica. Purtroppo, dietro a molte di queste offerte, si nascondono operatori abusivi non iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e quindi non autorizzati a trasportare e gestire rifiuti.
Il loro modello di business è tanto semplice quanto illegale: prendono i soldi dal cittadino, caricano il vecchio frigorifero o la cucina, recuperano le parti di maggior valore commerciale (come il rame del motore, smontando peraltro i dispositivi senza le dovute cautele) e poi abbandonano la carcassa dell’elettrodomestico nelle campagne, lungo gli argini dei fiumi (o addirittura dentro di essi) o nelle periferie industriali.
Il cittadino, convinto di aver risolto il problema, ne è invece diventato complice.
La legge italiana, infatti, stabilisce il principio della corresponsabilità nella gestione del rifiuto: il produttore del rifiuto (cioè il cittadino) è responsabile del suo corretto smaltimento fino alla consegna a un soggetto autorizzato. Se ci si affida ad un operatore abusivo, qualora venisse alla luce l’abbandono, si può essere chiamati a rispondere dell’illecito insieme a chi lo ha materialmente commesso. Dimostrare la propria buona fede diventa difficile (se non impossibile) in assenza di un ricevuta o di un formulario di identificazione del rifiuto, documenti che solo gli operatori regolari possono fornire. Il danno ambientale di questa pratica è enorme considerando che, spesso, contribuisce alla creazione di vere e proprie discariche abusive, con un impatto devastante sugli ecosistemi.
Come difendersi? Diffidare sempre delle offerte troppo convenienti e chiedere sempre all’operatore di mostrare la propria autorizzazione e iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. La via più sicura, ancora una volta, è affidarsi ai canali ufficiali e legali come il servizio pubblico di ritiro o il recupero “Uno contro Uno” che costituisce un diritto del consumatore. Quando si acquista un nuovo elettrodomestico, il negoziante è obbligato per legge a ritirare gratuitamente quello vecchio, occupandosi lui stesso della corretta gestione dello smaltimento. Informatevi quindi sulle modalità, tempi e condizioni di gestione del ritiro: sebbene tale modalità sia gratuita, di regola, salvo diversi accordi tra le parti, non è previsto l’obbligo del ritiro fin dentro l’abitazione.

Errore n.3 – Il “Fai-da-te” distruttivo: un pericolo per la salute e per il clima
L’ultimo errore, forse il più pericoloso, è quello commesso da chi, spinto da un’incauta intraprendenza, decide di smontare da solo il vecchio elettrodomestico per “recuperare il rame” o altri metalli o per ridurre i volumi e sfruttare così i cassonetti stradali. Questa pratica è estremamente rischiosa per la propria salute e devastante per l’ambiente, soprattutto quando si ha a che fare con apparecchiature del raggruppamento R1 come frigoriferi, congelatori e condizionatori. Tali dispositivi, infatti, non sono semplici carcasse di metallo e plastica: il loro cuore pulsante è un circuito refrigerante sigillato che contiene gas HFC (idrofluorocarburi) e oli lubrificanti.
I gas HFC sono gas serra con un potenziale di riscaldamento globale (GWP) migliaia di volte superiore a quello della CO2. Rompere una tubazione per estrarre il compressore significa liberare istantaneamente nell’atmosfera questi gas contribuendo, in modo massiccio, al cambiamento climatico.
Gli oli del compressore (presenti ad esempio anche in impianti di climatizzazione), invece, sono rifiuti speciali altamente inquinanti per il suolo e l’acqua. Le pareti isolanti di elettrodomestici come i frigoriferi sono inoltre fatte di schiume di poliuretano espanse con agenti che possono essere, a loro volta, gas serra.
Il trattamento di questi RAEE richiede una procedura chiamata “bonifica” che può essere eseguita solo all’interno di impianti specializzati e a cura di personale qualificato. In questi centri i gas e gli oli vengono aspirati e raccolti in sicurezza mentre le schiume vengono trattate per neutralizzare gli agenti espandenti e i componenti pericolosi (come i condensatori) vengono rimossi. Solo dopo questo processo la carcassa può essere smontata per recuperare le materie prime.
Tentare di farlo in casa, senza competenze né attrezzature, è una follia poiché espone al rischio di infortuni, di contatti con sostanze irritanti e, nel caso di apparecchiature più vecchie, persino con componenti contenenti mercurio. Affidarsi ai professionisti è l’unica scelta responsabile.
La prossima volta che un grande elettrodomestico giunge a fine vita, ricordiamo che le soluzioni corrette, sicure e gratuite esistono. Usarle è il modo più intelligente per tutelare il nostro portafoglio, la nostra salute e il nostro Pianeta.
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