L’ultimo documento politico di Zero Waste Europe propone l‘introduzione di un sistema cap-and-trade a livello europeo per i rifiuti residui, cioè quelli che finiscono in discarica o negli inceneritori. Anziché concentrarsi esclusivamente sui rifiuti in discarica, questo approccio fisserebbe limiti chiari alla produzione di rifiuti residui, premiando i Paesi e gli operatori che li riducono. Ponendo un limite ai rifiuti residui, afferma l’associazione, la proposta stimolerebbe la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio, riducendo al contempo le emissioni di gas serra legate alla messa in discarica e all’incenerimento.
Uno dei punti chiave del documento è l’avvertimento contro soluzioni che riducono le discariche ma spingono verso l’incenerimento. È già successo, per esempio nel Regno Unito: l’aumento delle tasse in discarica ha portato a un boom di impianti di combustione, senza aumentare il riciclo. Questo è l’opposto dell’economia circolare, che invece vuole riparare, riutilizzare, riciclare prima di smaltire.

Che cos’è il cap and trade
Secondo il report “Cap-and-trade on residuals: Proposals for a Circular Economy Act”, continuare a puntare solo al “non interrare” in discarica ha spesso portato a un risultato ambiguo: meno discariche, ma più inceneritori. Questo non è un successo ambientale, perché il vero obiettivo della circolarità è produrre meno rifiuti, non solo spostarli da un impianto all’altro. Un antidoto a questo rischio sarebbe il cap and trade, il sistema usato già per ridurre le emissioni di CO₂
Come funziona? Si stabilisce un limite massimo totale (cap, tetto), ad esempio la quantità di rifiuti che un Paese può mandare a smaltimento. Chi produce meno rifiuti del previsto può “vendere” (trade) il proprio margine a chi invece supera il limite. L’idea è creare una sorta di “mercato della responsabilità”: chi spreca di più paga, chi riduce guadagna. Così, afferma ZWE, si premia virtuosità e innovazione.
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Perché servirebbe anche per i rifiuti
Oggi i Paesi europei affrontano i rifiuti in modo molto diverso. Ci sono Stati con alte tasse in discarica e sistemi di riciclo avanzati, e altri dove smaltire costa poco e conviene non cambiare nulla. Il cap and trade – gestito tra Stati e non tra singole aziende – creerebbe un terreno più equo, rendendo più costoso continuare a usare discariche e inceneritori, afferma il report. Nel quale si precisa che il sistema non deve riguardare tutti i rifiuti, ma concentrarsi sui cosiddetti rifiuti non minerali, cioè principalmente quelli urbani, più controllabili e confrontabili tra Stati
Dallo smaltimento alla prevenzione
Oggi in Europa ogni cittadino produce circa 244 kg di rifiuti residui all’anno. Il report propone un obiettivo ambizioso: scendere sotto i 150 kg per abitante entro il 2035. Obiettivo raggiungibile, secondo ZWE, non con divieti o nuove tasse m premiando chi riduce e responsabilizzando chi non lo fa. E rendendo tutti gli Stati protagonisti di una sfida comune.
Il messaggio del report è chiaro: l’Europa deve passare da politiche di smaltimento a politiche di prevenzione. Il cap and trade sui rifiuti potrebbe essere uno strumento nuovo per spingere ogni Paese a produrre meno rifiuti e a investire in riuso, riparazione e riciclo.

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