martedì, Dicembre 9, 2025

ZWE: “Per ridurre i rifiuti serve un cap and trade per l’economia circolare”

In vista del Circular Economy Act cui la Commissione sta lavorando, Zero Waste Europe propone l'introduzione di un sistema cap and trade a livello europeo per i rifiuti residui

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

L’ultimo documento politico di Zero Waste Europe propone l‘introduzione di un sistema cap-and-trade a livello europeo per i rifiuti residui, cioè quelli che finiscono in discarica o negli inceneritori. Anziché concentrarsi esclusivamente sui rifiuti in discarica, questo approccio fisserebbe limiti chiari alla produzione di rifiuti residui, premiando i Paesi e gli operatori che li riducono. Ponendo un limite ai rifiuti residui, afferma l’associazione, la proposta stimolerebbe la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio, riducendo al contempo le emissioni di gas serra legate alla messa in discarica e all’incenerimento.

Uno dei punti chiave del documento è l’avvertimento contro soluzioni che riducono le discariche ma spingono verso l’incenerimento. È già successo, per esempio nel Regno Unito: l’aumento delle tasse in discarica ha portato a un boom di impianti di combustione, senza aumentare il riciclo. Questo è l’opposto dell’economia circolare, che invece vuole riparare, riutilizzare, riciclare prima di smaltire.

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Foto: Canva

Che cos’è il cap and trade

Secondo il report Cap-and-trade on residuals: Proposals for a Circular Economy Act, continuare a puntare solo al “non interrare” in discarica ha spesso portato a un risultato ambiguo: meno discariche, ma più inceneritori. Questo non è un successo ambientale, perché il vero obiettivo della circolarità è produrre meno rifiuti, non solo spostarli da un impianto all’altro. Un antidoto a questo rischio sarebbe il cap and trade, il sistema usato già per ridurre le emissioni di CO₂

Come funziona? Si stabilisce un limite massimo totale (cap, tetto), ad esempio la quantità di rifiuti che un Paese può mandare a smaltimento. Chi produce meno rifiuti del previsto può “vendere” (trade) il proprio margine a chi invece supera il limite. L’idea è creare una sorta di “mercato della responsabilità”: chi spreca di più paga, chi riduce guadagna. Così, afferma ZWE, si premia virtuosità e innovazione.

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Perché servirebbe anche per i rifiuti

Oggi i Paesi europei affrontano i rifiuti in modo molto diverso. Ci sono Stati con alte tasse in discarica e sistemi di riciclo avanzati, e altri dove smaltire costa poco e conviene non cambiare nulla. Il cap and trade – gestito tra Stati e non tra singole aziende – creerebbe un terreno più equo, rendendo più costoso continuare a usare discariche e inceneritori, afferma il report. Nel quale si precisa che il sistema non deve riguardare tutti i rifiuti, ma concentrarsi sui cosiddetti rifiuti non minerali, cioè principalmente quelli urbani, più controllabili e confrontabili tra Stati

Dallo smaltimento alla prevenzione

Oggi in Europa ogni cittadino produce circa 244 kg di rifiuti residui all’anno. Il report propone un obiettivo ambizioso: scendere sotto i 150 kg per abitante entro il 2035. Obiettivo raggiungibile, secondo ZWE, non con divieti o nuove tasse m premiando chi riduce e responsabilizzando chi non lo fa. E rendendo tutti gli Stati protagonisti di una sfida comune.

Il messaggio del report è chiaro: l’Europa deve passare da politiche di smaltimento a politiche di prevenzione. Il cap and trade sui rifiuti potrebbe essere uno strumento nuovo per spingere ogni Paese a produrre meno rifiuti e a investire in riuso, riparazione e riciclo.

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