sabato 14 Marzo 2026

Il piano di UNEP per estendere l’economia circolare in ogni ambito

In un report che vede il contributo dell’UNEP, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente, si indicano le modalità per far uscire l’economia circolare dalla nicchia. Le richieste vanno da maggiori investimenti all’integrazione tra governi e privati, oltre a un supporto maggiore verso le infrastrutture e le piccole medie imprese

EconomiaCircolare.com
EconomiaCircolare.com
Redazione EconomiaCircolare.com

“Sbloccare i finanziamenti per l’economia circolare attraverso una maggiore collaborazione tra stakeholder privati e pubblici: governi, autorità di regolamentazione finanziaria e banche centrali, istituzioni finanziarie pubbliche e istituzioni finanziarie private”. L’auspicio dell’UNEP, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente, e di GACERE, la Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency, è contenuto in un report che prova a far avanzare l’alternativa più credibile e sostenibile all’attuale modello di sviluppo.

Il documento intitolato Unlocking Circular Economy Financing: From Vision to Action si propone di delineare, in poco più di 50 pagine ricche di contributi e diagrammi, un approccio strutturato che possa finalmente applicare all’economia circolare i più noti modelli di economia di scala. Lo fa stabilendo ruoli precisi e priorità attuabili per i governi, le autorità di regolamentazione finanziaria e le banche centrali, le istituzioni finanziarie pubbliche e private. Inoltre vengono illustrati esempi provenienti dal mondo reale e modelli scalabili.

Il tentativo è chiaro: far uscire l’economia circolare dalla nicchia. Per farlo, come sosteniamo da tempo, servono investimenti massicci ma anche, come ricordano UNEP e GACERE, “un approccio sistemico che consenta di implementare soluzioni su larga scala attraverso catene del valore e aree geografiche differenti”.

Leggi anche: RESource UE, il piano della Commissione per l’autonomia sulle materie prime critiche

Tutti i soldi che servono all’economia circolare

Diceva Giorgio Faletti che magari i soldi non fanno la felicità, però ce la mettono tutta. Ecco, per parafrasare la citazione dello scrittore piemontese, all’economia circolare uno sforzo in tal senso non dispiacerebbe. “La transizione verso un’economia circolare richiede un significativo aumento dei finanziamenti a supporto di nuovi modelli di business circolari – si legge nel report di UNEP e GACERE – Nonostante la crescente spinta, i finanziamenti rimangono insufficienti a causa dell’incertezza del mercato, dei rischi di investimento, della mancanza di principi e metriche condivisi, della mancanza di dati e di politiche carenti o non allineate con gli obiettivi circolari”.

Già, ma quanto servirebbe? Secondo le stime delle due autorità, dal 2019 sono stati dedicati al finanziamento dell’economia circolare circa 350 miliardi di dollari, con una crescita significativa in diverse classi di attività. Il valore totale dei fondi azionari pubblici, ad esempio, è cresciuto da 0,3 miliardi di dollari a 6,6 miliardi di dollari tra il 2019 e il 2023, e il numero di obbligazioni sovrane è aumentato di oltre 13 volte, con un’emissione cumulativa di 93 miliardi di dollari. Innegabili miglioramenti, certamente, ma comunque ben poca roba rispetto alle necessità e rispetto, più in generale, alle crescenti attenzioni verso la finanza sostenibile.

finanza sostenibile armi 1

“Il valore dei prodotti di investimento sostenibili (inclusi obbligazioni e fondi) ha superato i 7 trilioni di dollari nel 2023, segnando un aumento del 20% rispetto al 2022 – si legge ancora nel report – Inoltre, solo nel 2022, i sussidi totali ai combustibili fossili sono stati pari a circa 7 trilioni di dollari, pari al 7,1% del Prodotto Interno Lordo (PIL) globale. Nonostante questa crescita, persiste un importante divario di finanziamento. Sebbene siano state introdotte 75 roadmap e strategie nazionali per l’economia circolare dal 1999 (71 di queste dal 2016), poche strategie assegnano un budget e ancora meno riescono a garantire finanziamenti sufficienti per raggiungere i propri obiettivi. Questa carenza di finanziamenti evidenzia la necessità di mobilitare capitali sostanziali per sbloccare l’opportunità di mercato multimiliardaria della circolarità, che resta in gran parte inutilizzata”.

Alcuni settori più di altri necessitano di maggiori attenzioni economiche: infrastrutture, innovazione e sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), in particolare, sono e saranno sempre più “essenziali per l’implementazione su larga scala delle soluzioni circolari”.

Leggi anche: Se le guerre e le tensioni geopolitiche seguono la via delle terre rare

Come sbloccare il potenziale dell’economia circolare?

L’appello a destinare maggiori fondi all’economia circolare, da solo, non basta. I governi e le istituzioni finanziarie, infatti, guardano soprattutto alla convenienza dell’investimento. Ed è proprio in questo campo che il report Unlocking Circular Economy Financing: From Vision to Action fornisce un contributo vitale. Innanzitutto viene ribadito che “per sfruttare il potenziale di mitigazione del rischio dell’economia circolare, governi e istituzioni finanziarie devono riconoscere l’importanza dei rischi legati alle risorse naturali e reindirizzare i capitali per affrontarli. Ciò richiede di considerare la circolarità come una risposta strategica ai vincoli delle risorse e di promuovere riforme normative favorevoli, come la correzione delle distorsioni dei prezzi per creare condizioni di parità in cui materiali secondari e modelli circolari possano competere ad armi pari”.

Inoltre, sottolineano ancora UNEP e GACERE, “è essenziale raccogliere prove su come le soluzioni di economia circolare possano migliorare la competitività industriale mitigando al contempo gli impatti negativi su clima, biodiversità e inquinamento, ad esempio riducendo la dipendenza dalle materie prime, migliorando l’efficienza dei costi, rafforzando la resilienza della catena di approvvigionamento e consentendo una crescita guidata dall’innovazione, tutti elementi che oggi rappresentano lacune fondamentali nei dati”.

C’è comunque un elemento che bisogna affrontare sin da subito: l’economia circolare comporta costi iniziali più elevati e periodi di  ammortamento più lunghi. Ecco perché, come viene suggerito ancora nel report, “servono meccanismi a guida pubblica per ridurre o condividere i rischi e aumentare i rendimenti. Anche i privati, ovviamente, hanno un ruolo decisivo nella transizione circolare. A loro, infatti, spetta “agire attivamente con i clienti per supportare l’adozione di modelli di business circolari, integrando considerazioni circolari nell’analisi del rischio e del rendimento e nelle decisioni di finanziamento e implementando prodotti finanziari innovativi su misura per prodotti e servizi aziendali circolari”.

Solo così, con un’integrazione tra pubblico e privato, l’orizzonte dell’economia circolare può diventare un obiettivo raggiungibile.

Leggi anche: Stravolgere l’economia per salvare l’umanità. Insieme

© Riproduzione riservata       

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie