L’inceneritore come soluzione tampone alla crisi della filiera dei rifiuti in plastica. Sembra questa oggi la misura emergenziale da mettere in campo per liberare i piazzali dei centri di raccolta e fare spazio ai nuovi rifiuti plastici in arrivo dalla differenziata, che fortunatamente non si ferma. Nella “lettera urgente” recapitata al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessora all’ambiente, Irene Priolo, avvertono che se la situazione di stallo dovesse persistere (COREPLA che non ritira più i rifiuti differenziati perché non c’è domanda per venderli sul mercato) “si arriverà a un paradosso ambientale insostenibile: per svuotare i centri ed evitare rischi (di incendio, ndr), si renderà obbligatorio avviare al termovalorizzatore anche i rifiuti plastici della raccolta differenziata”.
Ma anche al tavolo sulla crisi del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE), a quanto racconta chi ha partecipato all’ultima riunione, l’incenerimento (in impianti svizzeri) sarebbe stato presentato da COREPLA come soluzione tampone.
Un paradosso che va contro il dettato della Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE, come modificata dalla Direttiva 2018/851) che (articolo 10, paragrafo 4) recita: “Gli Stati membri adottano misure intese a garantire che i rifiuti che sono stati raccolti separatamente per la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio a norma dell’articolo 11, paragrafo 1, e dell’articolo 22, non siano inceneriti, a eccezione dei rifiuti derivanti da successive operazioni di trattamento dei rifiuti raccolti separatamente per i quali l’incenerimento produca il miglior risultato ambientale”.
Un paradosso certamente evidente a chi lo propone, e non privo di conseguenze.
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“Incenerire la differenziata? Intacca la fiducia verso le istituzioni e verso il riciclo”
“Ci sono già aree d’Italia dove questo sta accadendo, anche se non per la crisi del riciclo della plastica. Per esempio nella città di Trieste, dove vivo, in alcuni momenti succede che la plastica finisca nel termovalorizzatore. Il motivo è che il termovalorizzatore in alcuni momenti ha bisogno di un apporto calorico molto alto – per bruciare a determinate temperature ed evitare che le emissioni inquinanti superino determinati livelli – che solo la plastica può garantire”, mi racconta Giovanni Carrosio, docente di Sociologia dell’ambiente all’Università di Trieste. “Quindi capita che per intere settimane la plastica che differenziamo venga conferita nel termovalorizzatore”. Questo cambia l’atteggiamento dei cittadini e delle cittadine: “I cittadini di Trieste lo sanno, ed è un grandissimo disincentivo a fare la raccolta differenziata: fare la raccolta differenziata non è sempre semplicissimo, ma se in più sai che il tuo sforzo poi viene vanificato per dar da mangiare a un termovalorizzatore, quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni in qualche modo viene meno”. E conclude che “per qualsiasi motivo avvenga, si tratta decisamente di un disincentivo a fare la differenziata”.
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Rifiuti in plastica ma anche emissioni
Se usare la plastica riciclata ha importanti vantaggi in termini di consumi energetici ed emissioni, incenerirla scarica in atmosfera grandi quantità di gas serra. “Un semplice calcolo stechiometrico ci dice che per ogni tonnellata di plastica che viene bruciata si producono, a seconda del tipo di polimero, tra due e tre tonnellate di anidride carbonica fossile che finiscono in atmosfera”, mi spiega Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe. Si tratta di CO2 fossile “perché oggi la quota di plastiche biogene (plastiche convenzionali di origine biogena, ad esempio un PET derivato dalla canna da zucchero) è ancora molto limitata. Quindi sostanzialmente quando si brucia plastica si brucia petrolio, gas, idrocarburi fossili”.
Favoino ricorda i divieti che impediscono l’incenerimento e il conferimento in discarica dei materiali da raccolta differenziata, fatti salvi gli scarti dei processi di selezione: “Mi rendo conto che la questione è legata all’emergenza operativa e al rischio incendi. Ma allora, se il divieto si applica sia a discarica che inceneritore, dal punto di vista della decarbonizzazione allora meglio la discarica, che rispetto all’inceneritore sequestra carbonio”.
“Carenze impiantistiche e gerarchia dei rifiuti”
“In generale, nel rispetto della gerarchia dei rifiuti, i termovalorizzatori dovrebbero essere dedicati al trattamento delle frazioni non riciclabili”, dice a EconomiaCircolare.com Bruno Manzi, coordinatore del Consiglio direttivo ambiente di Utilitalia. E, come è noto, “l’Italia, già in tempi non emergenziali, soffre anche di importanti carenze impiantistiche sul trattamento termico”. Inoltre, aggiunge, “va considerato che le autorizzazioni di questi impianti fanno riferimento al carico termico dei rifiuti, che è legato al loro potere calorifero, non alle quantità trattate. Quello dei rifiuti plastici è approssimativamente doppio rispetto a quello dei rifiuti indifferenziati: una tonnellata di plastica ha lo stesso potere calorifero di due tonnellate di frazione non riciclabile. Bruciare più plastica, quindi, significa poter trattare una quantità molto inferiore di altri rifiuti.

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“Soluzione pessima, ma una soluzione va trovata”
“Dal mio punto di vista, incenerire dei rifiuti plastici, soprattutto dopo che si è pagato per il servizio di raccolta e per la selezione, non è certamente l’opzione migliore. Resta tuttavia il tema economico della bassa capacità di assorbimento della plastica riciclata da parte del mercato: se non c’è più spazio per questi rifiuti che non riusciamo a vendere, qualche soluzione andrà trovata”, riflette Paolo Arcelli, direttore di Plastic Consult. “Che si incenerisca in Italia o si esporti in Svizzera, a me sembrano due soluzioni tendenzialmente pessime. Anche se, tra le due, ritengo sia meglio l’incenerimento in Italia (anche se temo non ci sia proprio capacità disponibile): almeno si recupera un po’ di energia e non andiamo a regalarla ai cugini svizzeri. Non vedo altra soluzione immediata”.
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