Industrie energivore nell’UE, 563 innovazioni per la decarbonizzazione industriale

Acciaio verde, cementi a basse emissioni e tecnologie circolari: una nuova analisi del Joint Research Centre, il centro studi della Commissione europea, mappa 563 progetti dimostrativi pronti per il mercato. Soluzioni che potrebbero accelerare la decarbonizzazione industriale e rafforzare la competitività dell'UE

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Redazione EconomiaCircolare.com

La decarbonizzazione industriale rappresenta una delle sfide più complesse della transizione ecologica europea. Se da un lato l’Unione europea punta alla neutralità climatica entro il 2050, dall’altro deve preservare la competitività delle proprie industrie energivore, chiamate a ridurre emissioni e consumi senza compromettere produzione, occupazione e autonomia strategica.

In questo scenario l’innovazione industriale assume un ruolo decisivo. Lo conferma il primo rapporto pubblicato dal Centro europeo per l’innovazione nella trasformazione industriale e nelle emissioni (INCITE), iniziativa lanciata nell’ottobre 2024 e gestita dal Joint Researc Centre, il Centro comune di ricerca della Commissione europea. Lo studio ha identificato e mappato 563 progetti dimostrativi capaci di ridurre l’impatto ambientale delle industrie ad alta intensità energetica, individuando tecnologie già mature o prossime alla commercializzazione.

L’obiettivo è comprendere quali soluzioni possano contribuire concretamente a ridurre le emissioni di gas serra, migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e accelerare l’affermazione di modelli produttivi più circolari.

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Acciaio e cemento al centro della decarbonizzazione industriale

Tra gli oltre dieci comparti industriali presi in esame, il rapporto concentra la propria attenzione soprattutto sui settori del ferro e acciaio e del cemento, calce e magnesia.

La scelta è legata al peso ambientale e strategico di queste filiere. Insieme rappresentano oltre il 40% delle emissioni generate dalle industrie ad alta intensità energetica dell’Unione europea e circa il 9% delle emissioni complessive di gas serra del continente.

Si tratta inoltre di comparti essenziali per il funzionamento dell’economia europea. L’acciaio è alla base delle filiere automobilistiche, meccaniche, energetiche e infrastrutturali, mentre cemento, calce e magnesia costituiscono materiali indispensabili per edifici, opere pubbliche e infrastrutture.

Non a caso, i due settori concentrano il 43% di tutti i progetti dimostrativi identificati da INCITE, confermandosi laboratori privilegiati della transizione industriale europea.

Il settore chimico, pur risultando secondo per numero di iniziative innovative censite, non è stato incluso nell’approfondimento principale del rapporto a causa dell’ampiezza e della complessità delle sue applicazioni industriali.

Le tecnologie che stanno trasformando le industrie energivore

La ricerca evidenzia come il principale motore dell’innovazione industriale europea sia oggi la riduzione delle emissioni climalteranti. Ben il 71% dei progetti individuati nasce infatti con l’obiettivo prioritario di contribuire alla decarbonizzazione.

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fonte: JRC

Tra le tecnologie più diffuse emergono l’impiego dell’idrogeno nei processi industriali, le soluzioni per incrementare l’efficienza energetica degli impianti e le innovazioni che favoriscono la circolarità delle risorse.

Nel settore siderurgico, l’attenzione si concentra sulla produzione di acciaio a basse emissioni attraverso processi che utilizzano idrogeno rinnovabile al posto del carbone. Nel comparto del cemento, invece, molte sperimentazioni riguardano nuovi leganti e cementi a basse emissioni ottenuti riducendo la quantità di clinker, il componente la cui produzione genera la maggior parte della CO₂ associata al materiale.

Accanto a queste tecnologie si stanno diffondendo sistemi di recupero del calore, processi produttivi più efficienti, utilizzo di materiali riciclati e soluzioni avanzate per il recupero e il riutilizzo delle risorse.

Un dato particolarmente significativo riguarda il livello di maturità tecnologica raggiunto. Circa il 40% dei progetti censiti si colloca infatti ai livelli TRL 8 e 9, corrispondenti a tecnologie già testate in condizioni operative reali o ormai prossime all’ingresso sul mercato.

Economia circolare e riduzione delle emissioni: i benefici delle innovazioni

Sebbene la riduzione delle emissioni rappresenti l’obiettivo principale, i benefici delle nuove tecnologie vanno ben oltre la sola dimensione climatica.

Molti progetti consentono infatti di ridurre contemporaneamente l’inquinamento atmosferico, migliorare l’efficienza energetica, diminuire il consumo di acqua e valorizzare materiali che altrimenti diventerebbero rifiuti.

L’analisi di INCITE ha preso in considerazione anche gli aspetti legati all’economia circolare, valutando l’impiego di materie prime seconde, il recupero di sottoprodotti industriali e la sostituzione di sostanze chimiche più impattanti con alternative più sicure.

Si tratta di un elemento sempre più strategico per la competitività industriale europea. In un contesto segnato dalla scarsità di materie prime critiche e dall’aumento dei costi energetici, la capacità di utilizzare meno risorse e recuperare maggior valore dai processi produttivi rappresenta un vantaggio competitivo sempre più rilevante.

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Idrogeno verde: opportunità e limiti per la decarbonizzazione industriale

Tra le tecnologie più presenti nei progetti censiti figura l’idrogeno, considerato uno degli strumenti più promettenti per ridurre le emissioni nei comparti industriali difficili da elettrificare.

In particolare, l’idrogeno rinnovabile potrebbe consentire di eliminare gran parte delle emissioni associate alla produzione dell’acciaio sostituendo il carbone utilizzato nei processi tradizionali di riduzione del minerale di ferro.

Nonostante le potenzialità, però, il dibattito rimane aperto.

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Uno dei principali ostacoli riguarda il costo dell’idrogeno verde, ancora significativamente superiore rispetto ai combustibili fossili. A questo si aggiungono la necessità di grandi quantità di energia rinnovabile, la mancanza di infrastrutture dedicate per trasporto e stoccaggio e le incertezze legate allo sviluppo della domanda.

Negli ultimi anni numerosi analisti hanno inoltre evidenziato il rischio di attribuire all’idrogeno un ruolo troppo ampio nella transizione energetica. Secondo molti studi, il suo utilizzo dovrebbe essere concentrato soprattutto nei settori dove non esistono alternative tecnologiche altrettanto efficaci.

Nel caso della siderurgia, tuttavia, il consenso appare più consolidato. La produzione di acciaio tramite idrogeno è infatti considerata una delle poche strade realistiche per decarbonizzare profondamente un comparto che oggi dipende ancora in larga misura dal carbone.

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Innovazione industriale concentrata nell’Europa occidentale

La mappatura realizzata da INCITE evidenzia una distribuzione geografica dell’innovazione non uniforme.

La maggior parte dei progetti dimostrativi si concentra infatti nei Paesi dell’Europa occidentale e centrale, dove risultano più sviluppati gli ecosistemi industriali, le attività di ricerca e gli investimenti nella transizione energetica.

Questo dato suggerisce la necessità di rafforzare le politiche di sostegno alle regioni che rischiano di rimanere indietro, evitando che la trasformazione industriale accentui le disparità economiche e territoriali all’interno dell’Unione europea.

Il ruolo dei BREF: quando l’innovazione entra nelle regole

Un elemento centrale del rapporto riguarda il collegamento tra innovazione tecnologica e regolazione ambientale.

Le autorizzazioni degli impianti industriali europei si basano infatti sui BREF, i documenti che definiscono le migliori tecniche disponibili per ciascun settore produttivo e che costituiscono il riferimento per stabilire i limiti emissivi.

Per il settore dell’acciaio e per quello del cemento, i documenti oggi in vigore risalgono rispettivamente al 2012 e al 2013 e saranno presto sottoposti a revisione.

L’aggiornamento dei BREF rappresenta un passaggio cruciale perché consente di incorporare nelle norme le innovazioni più avanzate, garantendo che gli standard ambientali europei riflettano lo stato dell’arte tecnologico e incentivando nuovi investimenti industriali.

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Il contesto europeo della transizione industriale

La mappatura realizzata da INCITE si inserisce in una fase particolarmente importante per la politica industriale europea.

Negli ultimi anni l’UE ha costruito un quadro normativo sempre più articolato per accompagnare la trasformazione delle industrie energivore. Dal Green Deal europeo al Net-Zero Industry Act, passando per il Circular Economy Action Plan e il recente Clean Industrial Deal, l’obiettivo è rafforzare la competitività dell’industria continentale riducendone al tempo stesso l’impatto ambientale.

La sfida riguarda soprattutto quei comparti che producono materiali indispensabili per l’economia europea ma che risultano difficili da decarbonizzare a causa dei processi produttivi e dell’elevato consumo energetico.

Per sostenere questa trasformazione, l’Unione europea sta mobilitando risorse finanziarie senza precedenti attraverso strumenti come Horizon Europe, l’Innovation Fund e il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (il sistema ETS, di cui in Italia si continua a discutere).

I risultati emersi dal rapporto suggeriscono che il principale ostacolo non è più la mancanza di tecnologie. Molte soluzioni esistono già e sono pronte per essere adottate su larga scala.

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Dalla sperimentazione al mercato: il futuro dell’industria sostenibile

Il primo rapporto di INCITE restituisce un messaggio chiaro: l’Europa dispone già di centinaia di tecnologie in grado di ridurre l’impatto ambientale delle industrie energivore.

Acciaio a basse emissioni, nuovi cementi più sostenibili, processi produttivi circolari, recupero delle risorse ed efficienza energetica rappresentano strumenti concreti per accelerare la decarbonizzazione industriale e rafforzare la resilienza delle filiere europee.

La vera sfida sarà ora trasformare queste sperimentazioni in soluzioni diffuse e competitive. Se l’Europa riuscirà a colmare il divario tra innovazione e mercato, potrà non solo avvicinarsi agli obiettivi climatici ma anche consolidare la propria leadership industriale nelle tecnologie della transizione ecologica.

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