I Mondiali FIFA di calcio maschile sono in corso e, almeno fino a questo momento, non hanno riservato grosse sorprese. Nè dal punto di vista del gioco né, almeno al momento, delle questioni che più preoccupavano alla vigilia (ma mai dire mai): il caldo atroce, la possibilità di scontri dati i prezzi esosi e gli eccessivi controlli securitari, più in generale la tenuta stessa dei Mondiali dato il conflitto in corso degli Stati Uniti e Israele con l’Iran.
Delle dimensioni e del contesto dei Mondiali di calcio maschile abbiamo scritto: sono tra gli eventi sportivi più seguiti al mondo, con una portata che coinvolge miliardi di spettatori e milioni di persone negli stadi e nelle fan zone. Ma questa dimensione globale ha un costo materiale significativo.
Secondo le stime contenute nei rapporti di sostenibilità FIFA, ogni edizione del torneo genera grandi quantità di rifiuti legati a costruzione, food & beverage, merchandising e infrastrutture temporanee. Il solo Mondiale 2022 ha incluso oltre 8 milioni di bottiglie in plastica per le bevande vendute negli stadi, tutte realizzate in PET riciclato (rPET), segnando un avanzamento rispetto al passato ma senza eliminare il problema del monouso su larga scala.

Il nodo centrale resta lo stesso: un evento concentrato in poche settimane produce flussi di consumo incompatibili con sistemi realmente circolari. Non è “solo” una questione ideologica, per così dire, ma pratica, praticissima: più aumentano le dimensioni più aumentano i rifiuti. E la logica riformista, che resta all’interno dell’economia lineare, non è più praticabile nell’era del collasso climatico.
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Plastica monouso: il paradosso del “riciclato”
La FIFA rivendica progressi nella gestione dei materiali, come l’uso di plastica riciclata per bottiglie e packaging e la riduzione di alcuni prodotti monouso. Nei documenti ufficiali si parla di eliminazione o riduzione degli imballaggi usa e getta, oltre all’uso di materiali compostabili dove possibile.
Tuttavia, come evidenziato anche da analisi indipendenti, il problema non si esaurisce nella sostituzione del materiale. Il riciclo della plastica resta spesso un processo di downcycling, cioè una trasformazione in prodotti di qualità inferiore o con cicli di vita limitati.
Inoltre, come sottolinea un’analisi tecnica pubblicata su The Chemical Engineer, gran parte del cosiddetto “recycled polyester” utilizzato anche per le divise delle squadre proviene da bottiglie in PET, ma non risolve il problema della dispersione futura del materiale.
In altre parole: si ricicla plastica per generare altra plastica, senza ridurre realmente la produzione a monte.
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La gestione dei rifiuti negli stadi tra progressi e limiti
Negli ultimi anni FIFA ha introdotto misure migliorative per la gestione dei rifiuti: raccolta differenziata, materiali compostabili, recupero di scarti alimentari e riduzione delle plastiche non necessarie. Nel Mondiale 2022, ad esempio, sono state distribuite oltre 43.000 borracce riutilizzabili per staff e media e installati centinaia di punti di ricarica per ridurre le bottiglie usa e getta.

Nonostante ciò, la gestione dei rifiuti rimane complessa. La natura temporanea degli eventi porta spesso a sistemi di raccolta frammentati, difficili da coordinare su scala così ampia. La stessa FIFA riconosce che la produzione di rifiuti è strutturale in tutte le fasi del torneo, dalla costruzione degli impianti allo smantellamento finale.
Il risultato è un sistema ibrido: alcune eccellenze logistiche convivono con pratiche ancora fortemente lineari.
Consumi, merchandising e turismo sportivo
Una parte rilevante dell’impatto ambientale dei Mondiali è legata ai consumi indiretti: turismo, trasporti, food delivery e merchandising ufficiale.
L’esperienza del tifoso è costruita su una catena di consumo intensivo e spesso usa e getta: cibo confezionato, bevande in contenitori monouso, gadget prodotti in materiali misti difficilmente riciclabili. Anche quando vengono introdotti materiali “eco”, la loro effettiva circolarità dipende da infrastrutture di raccolta e trattamento che non sempre sono disponibili nei Paesi ospitanti.
Il ritorno del dibattito sulle bottiglie negli stadi
Nel contesto dei Mondiali più recenti, il tema della plastica è tornato al centro del dibattito pubblico per le nuove restrizioni introdotte sugli oggetti portabili negli stadi. La decisione di vietare bottiglie riutilizzabili per ragioni di sicurezza ha sollevato critiche da parte di associazioni dei tifosi e osservatori sanitari.
Come racconta il Guardian, le restrizioni sono state giustificate da motivi di sicurezza, ma hanno generato preoccupazioni legate al rischio di disidratazione e alla difficoltà di accesso all’acqua durante le partite, soprattutto in condizioni di caldo estremo e con prezzi elevati all’interno degli stadi.
Il paradosso è evidente: mentre da un lato si promuove la sostenibilità, dall’altro si introducono misure che possono aumentare il consumo di bottiglie monouso acquistate sul posto.
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Non è più tempo di grandi eventi?
Il punto critico non è la singola scelta organizzativa, ma il modello complessivo dei grandi eventi sportivi. I Mondiali FIFA restano progettati secondo una logica lineare: costruire, consumare, smontare.
Anche le migliori pratiche di sostenibilità rischiano di avere un impatto limitato se non accompagnate da una riprogettazione del sistema: meno infrastrutture temporanee, più riuso, standard globali per i materiali, filiere locali del riciclo e riduzione alla fonte dei consumi non necessari.
Senza questo cambio di paradigma, la sostenibilità rischia di rimanere soprattutto un elemento comunicativo.
I Mondiali FIFA mostrano in modo evidente la distanza tra ambizioni ambientali e realtà operativa. La plastica diventa così un simbolo: non solo un materiale problematico, ma il segno di un sistema che continua a funzionare in modo lineare in un’epoca che richiederebbe circolarità.
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