Immaginate una biblioteca che non ha pareti, ma che contiene la memoria del nostro pianeta. Un luogo digitale dove i diari di campo di botanici vittoriani, le prime illustrazioni a colori di pesci (sirene incluse!) e i dati che possono aiutarci a combattere la crisi climatica sono accessibili a tutti, gratuitamente.
Questo spazio esiste, si chiama Biodiversity Heritage Library (BHL) e, dopo 20 anni di attività e 64 milioni di pagine digitalizzate, rischia di scomparire. La sua potenziale perdita non sarebbe solo un danno per la scienza, ma un’amputazione della nostra memoria collettiva, un passo indietro nella nostra capacità di comprendere e proteggere il mondo naturale nel momento in cui ne abbiamo forse più bisogno.
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Cos’è la Biodiversity Heritage Library: un tesoro digitale per tutti
Nata 20 anni fa, la Biodiversity Heritage Library è la più grande biblioteca digitale al mondo dedicata alla biodiversità. Come ha recentemente spiegato The Guardian, è un consorzio globale di oltre 680 istituzioni – musei di storia naturale, giardini botanici e biblioteche di ricerca di tutto il mondo, dall’Europa all’Australia, dalla Cina agli Stati Uniti – che hanno unito le forze (e condiviso i materiali) per un obiettivo comune: digitalizzare e rendere liberamente accessibile il patrimonio letterario sulla biodiversità accumulato negli ultimi 500 anni.
La BHL ha una funzione che va oltre l’essere un archivio per scienziati e accademici: è, infatti, ritenuta, a ragione, una risorsa inestimabile per storici, artisti, educatori, citizen scientist e semplici appassionati della natura. Al suo interno si trova un universo di materiali: libri antichi, riviste scientifiche, diari di campo scritti a mano, illustrazioni botaniche, manoscritti, mappe di distribuzione delle specie e persino cataloghi commerciali che, (a volte) inaspettatamente, rivelano dati preziosi sull’uso storico delle piante e dei materiali naturali.
La BHL incarna l’applicazione del principio dell’Open Access: rende disponibile a chiunque il materiale condiviso, abbattendo così le barriere economiche e geografiche che per secoli hanno limitato l’accesso alla conoscenza scientifica. È la realizzazione di un’utopia digitale che permette ad uno studente di Lima, ad un ricercatore di Nairobi o ad un artista di Roma di consultare, con un clic, un manoscritto conservato a Harvard.
Dal manoscritto medievale alla tigre della Tasmania: i tesori dell’archivio
Navigare nella BHL è come intraprendere un viaggio nel tempo e nella conoscenza. Il pezzo più antico è il Circa instans, un manoscritto del 1190 circa, considerato uno dei testi fondamentali che hanno portato alla botanica moderna, digitalizzato dal Giardino Botanico di New York. Si può poi sfogliare il diario di campo illustrato della spedizione antartica di Sir Joseph Hooker del 1841, ammirando i suoi schizzi ad acquerello dei vulcani appena scoperti.
Oppure ci si può imbattere in tesori inaspettati, come il diario di un ornitologo australiano che, descrivendo gli uccelli, ha involontariamente creato un registro dettagliato delle inondazioni di un fiume tra il 1947 e il 1957. Uno dei libri più affascinanti è Poissons, Ecrevisses et Crabes di Louis Renard (1719), una delle prime pubblicazioni a colori sui pesci che mescola illustrazioni scientificamente accurate a creature fantastiche, inclusa una sirena, testimoniando la mentalità dell’epoca dell’Illuminismo, un misto di scoperta scientifica e meraviglia. Ci sono poi le immagini che documentano ciò che abbiamo perso: l’illustrazione della tigre della Tasmania (tilacino) nel libro The Mammals of Australia di John Gould (1863) è un pugno nello stomaco perchè ci ricorda la bellezza di una specie cacciata fino all’estinzione e il cui ultimo esemplare morì in uno zoo nel 1936.
Perché la BHL è fondamentale: dalla ricerca sul clima alla lotta all’estinzione
L’importanza della BHL va ben oltre il fascino storico: è uno strumento cruciale per affrontare le sfide del presente. Come disse Charles Darwin, “la coltivazione delle scienze naturali non può essere portata avanti efficacemente senza fare riferimento a una vasta biblioteca”. Oggi, quella biblioteca deve essere globale, digitale e accessibile. Durante gli incendi – si legge sempre nell’approfondimento del The Guardian – che hanno devastato l’Australia nel 2019-2020, i dati storici presenti nella BHL hanno permesso agli scienziati di dimostrare il “massiccio cambiamento” nella distribuzione di orchidee rare, portando ad una rivalutazione del loro stato di conservazione e a un rafforzamento delle misure di protezione. Questo è un esempio di come l’accesso a dati storici possa condurre a decisioni vitali nel presente. Inoltre, l’enorme mole di testi della BHL è una miniera d’oro per le nuove tecnologie.
L’intelligenza artificiale potrebbe “sbloccare” dati tassonomici, geografici ed ecologici oggi intrappolati in milioni di pagine scritte a mano o a stampa, creando nuove opportunità per analisi ecologiche storiche e scoperte scientifiche assistite dall’IA che potrebbero essere utili anche nella lotta contro la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Negarci l’accesso a questa conoscenza sarebbe un atto di autolesionismo.
Un modello di economia circolare della conoscenza da non perdere
La lotta per la sopravvivenza della BHL è intrinsecamente legata anche ai principi dell’economia circolare che non riguardano solo materiali e prodotti, ma anche e soprattutto la conoscenza. La Biodiversity Heritage Library è l’esempio perfetto di una “economia circolare del sapere”. Applica il principio cardine di estendere la vita delle risorse: prende un patrimonio di informazioni intrappolato in volumi fisici, spesso rari e inaccessibili, e lo “rimette in circolo” all’infinito attraverso la digitalizzazione. In questo modo, non solo previene la perdita di un capitale intellettuale inestimabile, ma ne rigenera e ne moltiplica il valore. Dati raccolti secoli fa, riletti con le tecnologie di oggi come l’Intelligenza Artificiale, possono generare nuove scoperte.
Le descrizioni storiche di piante, ecosistemi e materiali naturali sono una miniera d’oro per la bioeconomia e la biomimetica, ispirando innovazioni – da nuovi materiali a soluzioni di design – basate sui modelli efficienti e rigenerativi della natura. Perdere la BHL significherebbe gettare via il “manuale di istruzioni” del nostro pianeta, interrompendo un ciclo virtuoso di conoscenza che è fondamentale per progettare un futuro realmente sostenibile e circolare.
La risposta della comunità: un nuovo modello per il futuro
Tuttavia, di fronte al rischio di scomparsa, la storia della BHL non si è fermata. Anzi, ha dato vita ad un capitolo di straordinaria resilienza. Come documentato sul sito ufficiale della biblioteca, l’annuncio della Smithsonian Institution nell’aprile 2025 ha innescato una mobilitazione globale della comunità scientifica e culturale. Questa crisi si è trasformata in un’opportunità per ripensare il modello operativo della BHL e renderlo più solido per il futuro.
Grazie a questo sforzo collettivo, la BHL ha intrapreso una transizione strategica, trovando nuove ancore di salvezza: il Council on Library and Information Resources (CLIR) è diventato il nuovo “sponsor fiscale”, fornendo l’infrastruttura amministrativa e legale necessaria per operare e ricevere donazioni. Parallelamente, il Field Museum di Chicago, uno dei partner storici, è subentrato come nuovo host per l’infrastruttura tecnica, garantendo la sicurezza e l’operatività del sito e dei suoi servizi. La BHL è così passata ad un modello più distribuito e sostenuto dalla comunità, che riduce la dipendenza da una singola istituzione e rafforza la sua stabilità a lungo termine. La sfida non è finita e ora si concentra sulla crescita e sul consolidamento di questo nuovo assetto, ma la risposta della comunità ha assicurato che questo tesoro di conoscenza continui a esistere.
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La crisi che ha innescato il cambiamento
Nonostante il suo inestimabile valore, il futuro della BHL è stato messo a dura prova. La crisi è iniziata quando la Smithsonian Institution, che per anni ha ospitato le funzioni amministrative e l’infrastruttura tecnica, ha annunciato l’interruzione del suo supporto a causa di gravi tagli ai finanziamenti. Con una necessità di circa un milione di dollari all’anno per il solo funzionamento e con la prospettiva di esaurire i fondi, la minaccia di perdere questo bene comune globale è diventata concreta. I primi segni della crisi sono stati visibili, con la sospensione di alcune attività come gli aggiornamenti alla popolare pagina Flickr per mancanza di risorse. Questo momento critico ha, però, acceso i riflettori sulla fragilità di queste infrastrutture digitali e ha dato il via a un appello globale per salvarla tramite una donazione sul sito ufficiale (nb: il pulsante “donate” non è molto visibile. È in alto e basso sotto al footer, ndr).
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