Nel 2024 “netta accelerazione” nella produzione dei rifiuti speciali: cresce più dell’economia

Rapporto rifiuti speciali 2026 dell’ISPRA: il Nord concentra il 56% della produzione. Recupero di materia al 74,3%

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Redazione EconomiaCircolare.com

La produzione nazionale dei rifiuti speciali nel 2024 è cresciuta più dei consumi e del prodotto interno lordo. Lo evidenzia il Rapporto rifiuti speciali 2026 dell’ISPRA.

In Italia, nel 2024, la produzione complessiva di rifiuti speciali — quelli derivanti da “attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento dei rifiuti e di risanamento” — ha subito una “netta accelerazione”: ha superato i 172 milioni di tonnellate, registrando un incremento del 4,6% rispetto al 2023, pari a circa 7,6 milioni di tonnellate in più.

“Un dato — sottolinea l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale — che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi”.

rifiuti speciali ISPRA

Modalità di trattamento: riciclo e incenerimento la via maestra

In Italia, spiega ancora l’ISPRA, sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, quindi più di quelli prodotti, a causa delle importazioni e della gestione delle quantità stoccate. Il 94,8% dei rifiuti gestiti è costituito da rifiuti non pericolosi.

Il ricorso alla discarica è in progressivo calo: è diminuito del 2% rispetto al 2023 e del 23,9% rispetto al 2021, fermandosi al 13,9% del totale gestito.

Ma “è il recupero la via maestra”: in particolare, il recupero di materia rappresenta il 74,3% della gestione, con 139,1 milioni di tonnellate, in crescita del 6,4% rispetto al 2023.

“I dati del Rapporto, accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare”, ha commentato Maria Alessandra Gallone, presidente dell’ISPRA.

Secondo Gallone, l’aumento complessivo del recupero di materia, accompagnato dalle importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostra come l’innovazione e una corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo.

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Soprattutto rifiuti non pericolosi

La grande maggioranza dei rifiuti speciali prodotti, pari al 93,7%, è di natura non pericolosa. La loro produzione è cresciuta del 4,5% rispetto al 2023.

I rifiuti pericolosi si attestano invece a 10,8 milioni di tonnellate, “registrando comunque un aumento più marcato in termini percentuali”, pari al 6%, corrispondente a 612 mila tonnellate in più.

Al Nord più della metà della produzione

“La geografia dei rifiuti speciali riflette la densità del tessuto industriale del Paese, concentrandosi prevalentemente nelle regioni settentrionali”.

Il Nord guida la classifica, con il 56% della produzione nazionale. La sola Lombardia ne produce circa un quinto, pari al 21,2%, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

Importazioni ed esportazioni

L’Italia importa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari a circa il 4% di quelli prodotti e al 3,7% di quelli trattati. Si tratta principalmente di rottami metallici provenienti da Germania e Francia e destinati alle acciaierie italiane.

Il Paese ne esporta invece 5,1 milioni di tonnellate, soprattutto verso la Germania.

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Rifiuti da costruzione e demolizione

Tra i principali settori, l’edilizia è in cima alla lista: “Il settore delle costruzioni e demolizioni si conferma il principale motore della produzione di rifiuti speciali, generando da solo 90,4 milioni di tonnellate”, pari al 52,5% del totale nazionale.

Nella gestione di questa specifica tipologia di rifiuti “è stato raggiunto un tasso di riciclo dell’82,4% — calcolato al netto dei quantitativi relativi alle terre e rocce e ai fanghi di dragaggio —, superando ampiamente il target europeo del 70%”.

Per quanto riguarda la composizione dei rifiuti speciali, a quelli da costruzione e demolizione seguono i rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti e dalle attività di risanamento, comprese le attività di riciclo e bonifica, che rappresentano il 23,1% del totale. I rifiuti delle attività manifatturiere costituiscono invece il 15,9%.

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Rifiuti tessili e conciari

I rifiuti del comparto tessile e conciario gestiti in Italia nel 2024 sono stati oltre 551 mila tonnellate. La maggior parte è costituita da rifiuti del settore conciario, pari al 72,2%, mentre il comparto tessile rappresenta il restante 27,8%.

“La quasi totalità dei rifiuti gestiti è classificata come non pericolosa”: 550.762 tonnellate su un totale di 551.354.

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Gli impianti

L’ISPRA ha censito 10.563 impianti di trattamento dei rifiuti attivi nel 2024. “La Lombardia si conferma il fulcro nazionale”, ospitandone quasi il 20%, con 2.068 infrastrutture.

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