Viaggiamo di più, ma torniamo con meno: come la ricerca dello scatto perfetto sta svuotando il senso del viaggio

Il turismo è diventato qualcosa da ostentare. Ma non solo: essere trendy spesso porta le persone ad imitare atteggiamenti e scelte con un alto impatto ambientale. Ecco perché è fondamentale adottare un approccio di turismo responsabile anche sui social media, trasformando il nostro feed da semplice vetrina a strumento di cambiamento

Ludovica Nati
Ludovica Nati
Social media manager, copywriter, blogger e fotografa paesaggista. Collabora con diverse realtà i cui ambiti spaziano dalla sostenibilità ambientale alla medicina, dalla promozione territoriale e turistica alle aziende di servizi o di trasporti. Digital strategy, gestione social, redazione di testi SEO, copywriting, consulenza 2.0 e creazione di contenuti fotografici e grafici sono i suoi principali ambiti di competenza. Fa parte del network di Eco Connection Media

Nell’era digitale, la scelta di una meta per un viaggio è sempre più influenzata dalla sua “instagrammabilità”, soprattutto negli ultimi tempi. Questo fenomeno, sebbene potremmo ritenere che abbia democratizzato l’ispirazione turistica, ci presenta un conto salato in termini di sostenibilità. L’incessante ricerca dello scatto perfetto sta alimentando, infatti, l’overtourism, il sovraffollamento turistico che logora ecosistemi, culture e comunità locali, riducendo l’esperienza di viaggio a una mera collezione di foto virali e portando l’invasione di persone anche in luoghi che erano stati salvaguardati dalla turistificazione.

Ma non solo: essere trendy spesso porta le persone ad imitare atteggiamenti e scelte con un alto impatto ambientale, solo per poter dire di aver compiuto quella determinata azione, essere arrivati su una certa vetta, aver preso un po’ della sabbia di una spiaggia protetta e così via. Cosa ricorderemo dei viaggi se saremo troppo intenti a controllare che immagine diamo di noi sui social, senza goderci l’esperienza, peraltro sempre meno consci dell’impronta che lasciamo?

La consapevolezza di tutto ciò mostra come diventi fondamentale adottare un approccio di turismo responsabile anche sui social media, trasformando il nostro feed da semplice vetrina a strumento di cambiamento. Una comunicazione social etica non significa smettere di condividere, ma farlo con consapevolezza, considerando l’impatto delle nostre foto in viaggio e i rischi legati a pratiche come il geotagging indiscriminato.

Leggi anche: Il turismo europeo punta a un futuro verde e digitale tra sfide e opportunità 

L’overtourism nella “Checklist Era”

La condivisione sui social media ha trasformato il turismo in un consumo superficiale. Quasi tre viaggiatori su quattro scelgono la meta non per un desiderio di scoperta, ma seguendo le tendenze dei social. Questo comportamento, definibile “Checklist Era” – concetto coniato da Ruben Santopietro, esperto di marketing territoriale e CEO di Visit Italy, durante un intervento al TEDxPadova -, riduce il viaggio a una performance da documentare, dove il valore si misura nell’“instagrammabilità” di un luogo o in like anziché in arricchimento culturale. Il risultato è una pressione insostenibile su destinazioni specifiche, spesso impreparate a gestire un afflusso di massa improvviso. 

Gli esempi sono ormai numerosi e sotto gli occhi di tutti. Il Seceda, nelle Dolomiti, è diventato viralissimo online e la pressione turistica è cresciuta a tal punto da spingere i proprietari dei terreni a installare un tornello per regolare l’accesso al punto panoramico più fotografato, nel tentativo di proteggere i prati e l’ambiente alpino. Vi è poi Venezia, rappresentazione globale dell’overtourism, che ha introdotto la sperimentazione di un contributo di accesso per i turisti giornalieri in determinate giornate di picco, mirando a disincentivare il turismo “mordi e fuggi” e a raccogliere fondi per la manutenzione di una città unica e fragile. Sul fronte piccoli borghi, ricordiamo il caso di Civita di Bagnoregio, conosciuta come “la città che muore” a causa dell’erosione, che ha visto il turismo come una leva per la sua sopravvivenza economica, introducendo un biglietto d’ingresso. Tuttavia, la sua popolarità, amplificata dai social, ha trasformato il borgo in una meta affollatissima, ponendo nuove sfide per la gestione dei flussi e la conservazione della sua identità.

L’overtourism svuota i centri storici della loro identità, aumenta il costo della vita per i residenti e danneggia il patrimonio naturale, trasformando luoghi unici in set fotografici sovraffollati. È un paradosso: viaggiamo di più, ma torniamo a casa con meno. Un fenomeno che non nasce esclusivamente con i social, ma che è stato amplificato da essi, insieme alla crescente accessibilità dei voli delle compagnie low-cost.

Leggi anche: Giornata mondiale del turismo: viaggio nei luoghi che rischiamo di perdere per sempre

Geotagging: quando condividere la posizione diventa un rischio

Il geotagging, ovvero l’aggiunta di coordinate geografiche a foto e post, è una funzione apparentemente innocua ma che, se usato senza criterio, può guidare folle di turisti verso luoghi ed ecosistemi estremamente fragili, non attrezzati per sopportare un’elevata pressione antropica. Parchi nazionali e aree protette in tutto il mondo hanno iniziato a lanciare appelli ai visitatori chiedendo di non geotaggare luoghi specifici per proteggere la flora e la fauna locale. Il problema non è solo ambientale.

La condivisione di posizioni esatte può esporre i turisti a pericoli, spingendoli a cercare scatti in luoghi rischiosi per emulare foto viste online. Inoltre, rivela informazioni sensibili che possono essere sfruttate per attività illegali, come il bracconaggio di specie rare tracciate tramite i geotag lasciati inconsapevolmente dai visitatori. La nostra condivisione, quindi, può avere conseguenze reali e dannose.

turismo selfie 1
fonte: Canva

La ricerca dello scatto perfetto può diventare un pericolo per la propria incolumità

Come anticipato, la corsa allo scatto virale comporta un rischio anche per la sicurezza personale dei viaggiatori. La ricerca della foto perfetta spinge molte persone a sottovalutare i pericoli. Si moltiplicano così i casi di turisti che si sporgono da dirupi senza protezioni, abbandonano i sentieri tracciati per raggiungere punti panoramici isolati o si avvicinano troppo ad animali selvatici, tutto per un selfie da postare sui social. Un comportamento, dettato spesso dall’inesperienza e dalla ricerca di approvazione digitale, che mette a repentaglio la vita di chi lo compie e grava anche sui servizi di soccorso locali, come il soccorso alpino, costretti a interventi complessi e pericolosi per recuperare persone ferite o bloccate in zone impervie. Il desiderio di catturare un momento unico si trasforma così in una sconsiderata sfida al buon senso, dove il valore di un’immagine supera quello della propria incolumità.

Promuovere un’economia locale e circolare attraverso i social

Una comunicazione social etica può diventare un motore per un’economia più giusta e sostenibile. Invece di limitarsi a postare l’immagine di un paesaggio, possiamo usare i nostri canali per raccontare le storie che si celano dietro di esso, dando visibilità alle persone e alle pratiche che rendono un luogo speciale. Invece di cercare solo l’estetica, possiamo valorizzare l’etica, mostrando come il turismo possa essere una forza rigenerativa per le comunità.

I consigli per diventare un turista digitale responsabile

Adottare un approccio più consapevole alla condivisione sui social non è difficile. Richiede solo un momento di riflessione in più prima di pubblicare. Ecco alcuni consigli per trasformare il proprio impatto digitale.

  • Generalizza il geotag: invece di taggare il punto esatto di una caletta nascosta o di un sentiero fragile, usa un geotag più generico come il nome della regione o della città più vicina. Questo ispira gli altri senza concentrare il flusso turistico in un unico punto.
  • Racconta storie, non solo luoghi: arricchisci le tue foto con descrizioni che parlino della cultura locale, delle tradizioni o delle sfide ambientali di una destinazione. Ricorda: chiedi sempre il permesso prima di fotografare in primo piano le persone.
  • Sostieni le pratiche circolari: documenta e condividi le esperienze che promuovono l’economia circolare. Hai visitato un mercato dell’usato, un laboratorio di artigianato che riutilizza materiali di scarto o un hotel che ha implementato politiche di riduzione dei rifiuti? Raccontalo. Questo può ispirare altri a fare scelte simili.
  • Scegli la bassa stagione: viaggiare fuori stagione non solo permette di godere dei luoghi con più tranquillità, ma aiuta anche a destagionalizzare il turismo, distribuendo l’impatto economico e ambientale in modo più uniforme durante l’anno.
  • Promuovi la mobilità dolce: mostra le tue escursioni a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Incoraggiare un turismo lento e a basso impatto è fondamentale per ridurre l’impronta di carbonio complessiva del settore.

Il ruolo di influencer e piattaforme per un turismo sostenibile

Gli influencer e le piattaforme social hanno una responsabilità enorme verso il futuro del turismo. Un singolo video virale può determinare il successo o il collasso di una destinazione. È fondamentale che i content creator passino da semplici “mostratori” di luoghi a veri e propri educatori, promuovendo attivamente un turismo responsabile. Questo significa scegliere di collaborare con operatori sostenibili, essere trasparenti sull’impatto dei propri viaggi e utilizzare la propria influenza per sensibilizzare la community su temi come la conservazione e il rispetto delle culture locali.

Anche gli stessi social media potrebbero iniziare a giocare un ruolo in tal senso. Se i loro algoritmi fossero calibrati per dare priorità a contenuti che mostrano pratiche di viaggio sostenibili e destinazioni meno conosciute, si potrebbe contrastare la tendenza alla concentrazione e all’omologazione. La transizione verso un turismo più consapevole non può essere delegata solo ai viaggiatori; richiede un impegno collettivo da parte di tutta la filiera digitale.

Leggi anche: lo Speciale sul turismo

© Riproduzione riservata

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie