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SPECIALE | PNRR
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Sono passati 5 anni da quando l’Italia ha approvato il proprio PNRR, cioè il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza col quale il nostro Paese si è impegnato a gestire i fondi europei derivanti dalla strategia Next Generation EU, cioè lo sforzo messo in campo dall’Unione Europea per risanare le perdite causate dalla pandemia di Covid-19.

I numeri sono noti:

194 miliardi di euro (124,5 sotto forma di prestiti da rimborsare e quasi 70 di sovvenzioni);

7 missioni, a loro volta suddivise in 17 componenti;

231 interventi di cui 163 investimenti e 69 riforme.

Il numero più discusso, forse, è quello relativo alla data: 30 giugno 2026, cioè la scadenza ufficiale del PNRR, anche se poi nei prossimi due mesi ci sarà tempo per completare alcune riforme e alcuni investimenti che hanno beneficiato di particolari proroghe.

Al PNRR in questi anni noi di EconomiaCircolare.com abbiamo dedicato numerosi approfondimenti, che abbiamo raccolto in questo Speciale, che abbiamo lanciato proprio in vista della sua fine ufficiale. Tanta attenzione giornalistica e politica è stata dovuta non solo all’enorme mole di finanziamenti – per un paio di anni addirittura diverse analisi hanno certificato che senza il PNRR non ci sarebbe stata crescita economica nel nostro Paese – ma anche, se non soprattutto, per la svolta strutturale che il Piano avrebbe potuto significare per un Paese affaticato come il nostro.

Anche se è ancora prematuro per tracciare analisi “definitive”, la sensazione comune è che si sia trattata di un’occasione persa, al netto dei singoli contributi che il PNRR è riuscito a fornire. Nel nostro piccolo, ovviamente, ci siamo concentrati sull’economia circolare, dove sin da subito abbiamo denunciato l’esiguità dei fondi e più in generale una certa mancanza di coraggio e di visione. Ma, come avrete modo di appurare leggendo i tanti contenuti che compongono (e continueranno a comporre) questo Speciale, il PNRR si è caratterizzato per la trasversalità dell’approccio: dall’energia alla cultura, dalla burocrazia alla scuola. E noi abbiamo scelto, quanto possibile, di provare a restituire questa complessità analizzando anche singole partite: dall’idrogeno alle disuguaglianze di genere, dalla gestione dei rifiuti allo scarso coinvolgimento di cittadini e associazioni.

Coinvolgimento che, invece, a EconomiaCircolare.com abbiamo sempre promosso. Ecco perché rinnoviamo l’invito a inoltrarci spunti, suggerimenti e, perché no, anche critiche. Buona lettura.

Andrea Turco

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