Quando a fine ottobre i consorzi per la raccolta e riciclo dei rifiuti in plastica scrivevano ai ministeri per dare l’allarme, in alcuni comuni la situazione era già al limite, tanto da dover rallentare o sospendere la raccolta differenziata della plastica. Ma con l’avvicinarsi del Natale e il prevedibile aumento di rifiuti nei cassonetti la preoccupazione è alle stelle. E in Sardegna, con alcuni stop alla raccolta, abbiamo un assaggio di quello che potrebbe accadere anche altrove.
Come EconomiaCircolare.com ha raccontato, il 31 ottobre scorso i presidente dei consorzi per la gestione del fine vita degli imballaggi in plastica – Domenico D’Aniello (CONIP), Giovanni Cassuti (COREPLA) e Corrado Dentis (CORIPET) – scrivevano ai Ministero dell’ambiente (MASE), a quello delle imprese e del made in Italy e a quello dell’economia: “È forte la preoccupazione che si possa arrivare, almeno in alcune aree del Paese, all’interruzione della raccolta differenziata”.
La causa è la crisi che, in tutta Europa, sta mettendo a dura prova i riciclatori. Una crisi dovuta soprattutto all’aumento dei costi energetici, ai bassi prezzi della plastica vergine e alla concorrenza (non sempre leale) dei produttori cinesi. Una crisi che nel nostro Paese ha portato, almeno parzialmente, allo stop degli impianti di riciclo, fino a mandare in tilt la filiera a monte, quella della raccolta differenziata dei rifiuti in plastica. E in particolare i centri di stoccaggio che sono a metà strada tra i cassonetti da svuotare giorno dopo giorno e gli impianti di trattamento, che invece hanno chiuso i battenti o hanno rallentato le attività. L’ingorgo era scontato. E infatti, scrivevano CONIP, Coripet e COREPLA, “la situazione degli stoccaggi presso i Centri di selezione, specialmente in alcune aree del Paese, è molto prossima a raggiungere i limiti autorizzativi”.
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Gli stop in Sardegna e Sicilia
Le aree cui facevano riferimento i consorzi sono soprattutto Sicilia e Sardegna. Due giorni fa il comune di Cagliari assicurava di “stare monitorando la situazione”, ma di non essere in grado di “assicurare la regolarità del servizio”. Tanto che nella vicina Capoterra ai cittadini si chiede “di non procedere con l’esposizione stradale al fine del ritiro”. Ma i problemi ci sono anche nel Nord Sardegna, dove i comuni di Sant’Antonio di Gallura e Berchidda hanno sospeso o limito la raccolta di plastica: gli impianti, come quello di Tergu, sono saturi. I primi cittadini dell’Unione dei Comuni del Meilogu (Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Cossoine, Giave, Pozzomaggiore, Semestene, Siligo, Thiesi e Torralba, a Sud del Sassarese) si sono riuniti per provare a gestire la situazione, avvertendo, come ha fatto il sindaco di Cheremule, Salvatore Masia, che “diventa difficile trovare una soluzione locale ad un problema di portata nazionale”. E che “non è da escludere, ed alcuni comuni lo stanno già facendo, che nel lungo periodo potrà essere chiesto ai cittadini di modificare le abitudini di conferimento”.
Problemi ci sono stati anche in Sicilia, a Marsala, dove meno di un mese fa, spiegava Plast magazine, veniva “sospeso il porta a porta a causa dell’impossibilità di conferire gli imballaggi all’impianto MA.ECO. di Petrosino, ormai saturo”. Nello stesso periodo stop alla raccolta anche nei comuni dei Nebrodi. “Abbiamo preso atto – hanno detto a fine novembre Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale dell’Anci Sicilia durante un incontro all’Assessorato all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità della regione – che il problema ha una dimensione nazionale e carattere strutturale, ma non possiamo ignorare che in Sicilia l’impatto di questa emergenza è particolarmente grave a causa della fragilità del sistema regionale, determinata dalla carenza di impianti”.
Per questo, come racconta il Fatto Quotidiano, la deputata trapanese Cristina Ciminnisi ha presentato un’interrogazione all’Assemblea regionale, e l’eurodeputato Giuseppe Antoci (M5S) ha fatto altrettanto con la Commissione europea: “Bruxelles deve essere messa davanti a ciò che sta accadendo e deve dirci quali iniziative intende prendere per garantire continuità al servizio e impedire che il costo della crisi ricada sulle famiglie”.
Scriveva Repubblica Palermo il 19 novembre: “Molti degli impianti siciliani di stoccaggio già adesso non accettano più la plastica proveniente dalla raccolta differenziata dei Comuni”. Una delle piattaforme operanti nell’area industriale di Catania faceva rilevare “il raggiungimento dei limiti di guardia — denunciava il Partito democratico all’Assemblea regionale — con una quantità di circa 420 tonnellate stoccate nei propri piazzali pronti per la consegna e non ritirati da settimane dal Corepla”, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.
Il percorso dei rifiuti di plastica
Per capire dove sta l’ingorgo, seguiamo il cammino dei rifiuti. Dopo essere stati raccolti dai cassonetti stradali ed essere stati pressati nei cosiddetti Centri comprensoriali (CC, sono i “centri di primo conferimento presso cui transita circa il 70% del totale della raccolta dei Comuni”, spiegano i consorzi nella lettera al MASE), i rifiuti in plastica arrivano nei Centri di selezione e stoccaggio (CSS). Sono una trentina di impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, dove, spiega il sito COREPLA, “gli imballaggi in plastica vengono suddivisi per polimero e colore e indirizzati verso i rispettivi flussi di recupero”. È qui che i riciclatori, dopo le aste gestite dai consorzi, vengono a prendere i rifiuti da riciclare. Ma se i riciclatori non riciclano, i rifiuti si accumulano, finché non raggiungono i limiti stabiliti dalle autorizzazioni degli impianti e dai certificati di prevenzione incendi. Quando il Centro di selezione e stoccaggio non può più accogliere altri materiali – sarebbe illegale, oltre che pericoloso – lo stop si ripercuote a monte, sui citati Centri comprensoriali.
Che raccolgono plastica, ma anche carta. “I nostri Associati, pur svolgendo in prevalenza attività di trattamento dei rifiuti di carta e cartone per la produzione di carta da macero, spesso utilizzano uno spazio significativo dei loro impianti per svolgere l’attività in qualità di Centri Comprensoriali (CC) per conto dei Comuni/Gestori del servizio pubblico”, scriveva a metà novembre l’Unione nazionale imprese raccolta, recupero, riciclo e commercio dei maceri e altri materiali (Unirima) in una lettera indirizzata al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e al Ministero delle imprese e del made in Italy. Avvertendo che “senza soluzioni immediate, il conferimento delle raccolte differenziate comunali rischia di fermarsi”.
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Le possibili soluzioni
Da allora, , a quanto pare, le soluzioni sono arrivate. Tanto che ieri i riciclatori sono tornati ad alzare la voce. Walter Regis, presidente di Assorimap, l’Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche: “Il mercato è paralizzato e l’emergenza denunciata mesi fa non è rientrata: al tavolo del prossimo 22 dicembre convocato dal Ministero dell’Ambiente, ci aspettiamo una svolta”.
Quella convocata al MASE per il 22 dicembre è la terza riunione di un tavolo approntato proprio per gestire questa crisi. La riunione precedente, tenuta il 25 novembre, secondo Assorimap “non ha generato prospettive di inversione di tendenza. Le nostre proposte, dai certificati bianchi ai crediti di carbonio, non hanno trovato alcun riscontro operativo”, sottolinea Regis. Che riferisce come il ministero dell’Ambiente abbia indicato come via d’uscita “l’attivazione di un credito d’imposta per gli utilizzatori di plastiche riciclate, con modalità e importi ancora da definire”. Una misura che, secondo l’associazione, “oltre a richiedere tempi lunghi di notifica alla Commissione europea, non risponde alle attuali necessità delle aziende del riciclo”.
Servono misure in gradi di sbloccare gli ingorghi negli impianti. “Con provvedimenti d’urgenza si potrebbero incrementare le quantità stoccabili negli impianti – mi diceva Francesco Sicilia, direttore Unirima – ma questo non risolverebbe comunque il problema. Ora la soluzione è che COREPLA trovi il modo di svuotare i centri di selezione e stoccaggio” trovando “soluzioni temporanee, aree dove stoccare questo materiale in maniera tale permettere poi il deflusso e intervenire con soluzioni strutturali”.
Quanto ad Assorimap chiede invece “di seguire l’esempio di altri Paesi europei e di adottare subito una misura semplice, a costo zero per lo Stato, che garantisca quote obbligatorie di utilizzo nella produzione e difenda la qualità del made in Italy: anticipare al 2027 le disposizioni del regolamento Ue PPWR sul contenuto minimo di riciclato negli imballaggi”.
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