lunedì, Gennaio 19, 2026

Anche le politiche “green” della moda stanno aumentando l’inquinamento da microplastiche

L’indagine diffusa dalla ong Changing Markets Foundation ha rilevato che il poliestere riciclato genera in media il 55% in più di particelle di microplastiche durante il lavaggio rispetto al poliestere vergine. Un problema per grandi marchi come Adidas, H&M, Puma e Patagonia, che da tempo sono passati al poliestere riciclato con l’obiettivo di una maggiore sostenibilità

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Redazione EconomiaCircolare.com

Una nuova indagine ha rilevato che la strategia ambientale dell’industria della moda sta peggiorando l’inquinamento da microplastiche. Oltre 100 marchi affermano che il poliestere riciclato dalle bottiglie di plastica usate può contribuire a ridurre l’inquinamento e altri problemi ambientali.

Già da tempo grandi nomi come Adidas, H&M, Puma e Patagonia hanno convertito quasi tutto il loro utilizzo del poliestere da vergine a riciclato per motivi di sostenibilità. Ma una nuova ricerca di laboratorio, pubblicata dalla ong Changing Markets Foundation, ha rilevato che il poliestere riciclato genera in media il 55% in più di particelle di microplastiche durante il lavaggio rispetto al poliestere vergine, che è meno fragile. Le particelle sono risultate anche quasi il 20% più piccole, quindi più in grado di diffondersi nell’ambiente e danneggiarlo.

cover report microplastiche

Il report diffuso da Changing Markets Foundation si intitola Spinning Greenwash: How the fashion industry’s shift to recycled polyester is worsening microplastic pollution ed è stato realizzato dal Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova. In particolare sono stati analizzati 51 capi di Adidas, H&M, Nike, Shein e Zara. Una scelta non a caso: questi colossi, infatti, fanno da tempo molto affidamento sul poliestere riciclato, che Changing Markets Foundation definisce “falsa soluzione”. Per Urska Trunk, senior campaign manager di Changing Markets Foundation, “le vere soluzioni consistono nel ridurre ed eliminare gradualmente la produzione di fibre sintetiche e nel bloccare l’uso delle bottiglie di plastica per creare abbigliamento usa e getta”

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Poliestere riciclato mon amour

Riconvertire l’utilizzo del poliestere vergine – una delle fibre sintetiche più utilizzate nel mondo del tessile – è da tempo uno degli obiettivi principali dell’industria dell’abbigliamento. Nei vari report di sostenibilità, infatti, la sostituzione col poliestere riciclato è ormai un claim molto diffuso. Adidas ad esempio sostiene che il 99% del suo poliestere viene riciclato e H&M riferisce che nel 2024 il 94% del poliestere che proviene è stato riciclato. Anche Patagonia – azienda considerata leader credibile della sostenibilità – rivela che il 93,6% del suo poliestere viene riciclato (per lo più da bottiglie di plastica), il che rappresenta più della metà (52%) dei suoi interi materiali.

“Il poliestere riciclato  scrive Changing Markets Foundation – è diventato una copertura conveniente per l’industria, consentendo ai marchi di rivendicare progressi nella riduzione della dipendenza dalla plastica vergine, aumentando al contempo la produzione complessiva di fibre sintetiche. I dati di Textile Exchange lo mostrano chiaramente: anche se i volumi di poliestere riciclato sono aumentati l’anno scorso, la sua quota di mercato complessiva è scesa dal 12,5% al 12%, perché il poliestere vergine è cresciuto ancora più velocemente”.

Adesso la nuova indagine diffusa dalla ong aggiunge un ulteriore elemento di criticità. Lo studio effettuato dal Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova dimostra che il poliestere riciclato rilascia il più alto numero di microplastiche rispetto ai capi in poliestere vergine e in cotone. Anche le fibre di poliestere riciclato sono risultate più piccole di quelle in poliestere vergine, con un aumento in termini di aumento della tossicità, dispersione ambientale e carico chimico

Il poliestere riciclato di Nike è risultato il più inquinante, seguito da quello di Adidas e ben 7 volte in più rispetto a quello di Zara.

tabella microplastiche moda
Fonte: report Spinning Greenwash

Un altro punto critico riguarda i capi riciclati di SHEIN, che potrebbero in realtà essere realizzati in poliestere vergine. “Quando abbiamo selezionato i capi – scrive Changing Markets Foundation – abbiamo trovato ripetute discrepanze tra le affermazioni online dei marchi e il contenuto di fibre elencato sulle etichette fisiche, sollevando dubbi sull’accuratezza delle affermazioni di poliestere riciclate. Gli articoli di SHEIN pubblicizzati come poliestere riciclato nel giugno 2025 quando abbiamo acquistato i capi, sono stati mesi dopo rielencati semplicemente come poliestere. È probabile che questo spieghi perché i campioni di Shein, inizialmente venduti come riciclati, hanno mostrato livelli di spargimento (3.519 fibre/g) simili ai suoi articoli in poliestere vergine. Abbiamo trovato incongruenze simili in alcuni dei campioni acquistati da H&M e Nike, dove i capi commercializzati online come contenenti poliestere riciclato non lo hanno dichiarato sulle loro etichette di cura. Questi risultati evidenziano la necessità di una supervisione più forte, di regole di etichettatura chiare e di una verifica indipendente per prevenire le frodi”.

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Ma il problema vero resta la plastica

Come giustamente sottolinea Changing Market Foundation, l’uso problematico del poliestere riciclato si inserisce in mezzo a una crescente crisi della plastica. “La produzione annuale di plastica – scrive la ong – è passata da 2 megatonnellate (Mt) nel 1950 a 475 Mt nel 2022, e si prevede che raggiungerà i 1.200 Mt entro il 2060. Circa 8.000 Mt di rifiuti di plastica ora contaminano la terra, l’aria e gli oceani del pianeta. Un rapporto appena pubblicato, Breaking the Plastic Wave 2.0 (dicembre 2025), rileva che l’inquinamento da plastica è destinato a raddoppiare entro 15 anni, guidato in gran parte da imballaggi e produzione tessile. Il rapporto stima che entro il 2040, i rifiuti di plastica annuali che fuoriescono nell’ambiente passeranno da 130 Mt a 280 Mt, superando di gran lunga i miglioramenti nella gestione dei rifiuti”.

Ecco perché l’utilizzo del poliestere riciclato rischia di diventare il crocevia per mantenere in realtà il business as usual, giustificando la sovrapproduzione di plastica con il suo parziale, complesso e problematico riciclo. Un mondo, quello del riciclo della plastica, che a sua volta è in enorme difficoltà, specie in Italia, come abbiamo raccontato a più riprese su EconomiaCircolare.com.

“L’industria della moda è al centro di questo problema – sostiene ancora Changing Markets Foundation – guidato soprattutto dal poliestere: le fibre sintetiche realizzate con combustibili fossili rappresentano circa il 69% di tutta la produzione tessile, con il poliestere che costituisce la maggioranza, rappresentando il 59% della produzione tessile globale. Il suo basso costo, circa la metà di quello del cotone, ha alimentato un’impennata di abbigliamento economico e usa e getta; dai primi anni 2000 l’aumento del poliestere ha raddoppiato la produzione globale di fibre, cementando il suo posto come un fattore chiave della crescita del settore della moda”.

La speranza è che la scoperta che il poliestere riciclato inquina persino di più rispetto al poliestere vergine possa spingere l’industria della moda ad abbracciare vere soluzioni circolari, dall’ecodesign alla riduzione della produzione, in modo da ridurre realmente l’impatto ambientale di un settore che resta tra i più impattanti.

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