Di Molfetta (Comieco): “Importante che il regolamento imballaggi evolva, superando alcuni elementi critici”

Intervista a Roberto Di Molfetta, nuovo direttore generala Comieco: “I progetti faro carta legati al PNRR consentiranno un’accelerazione significativa alla modernizzazione della filiera del fine vita degli imballaggi cellulosici”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare
Roberto Di Molfetta ha sostituito qualche settimana fa Carlo Montalbetti nel ruolo di direttore generale di Comieco, che quest’ultimo ricopriva dal 1989. La scelta del Consiglio di amministrazione del consorzio è evidentemente una scelta di continuità – Di Molfetta era nel Cda dal 1998. Dottor Di Molfetta, quali sono gli elementi di novità?

Raccolgo un’eredità importante e il mio compito è continuare a guidare le imprese consorziate nel raggiungimento degli obiettivi di riciclo di questa filiera “chiusa” con un approccio sussidiario rispetto al mercato e che garantisce il riciclo sia degli imballaggi che della carta non imballaggio. Allo stesso tempo, guardiamo con decisione al futuro, rafforzando il ruolo del consorzio nelle grandi sfide legate ai nuovi consumi, agli imballaggi compositi posti dal PPWR che entrerà in vigore prossimamente. Parliamo di una filiera che oggi è già un pilastro dell’economia circolare, con livelli di raccolta e riciclo tra i più alti in Europa (90% di riciclo dal 2023). Oggi il settore del packaging cellulosico sta vivendo cambiamenti profondi, dall’evoluzione della normativa europea alla crescente attenzione per la qualità della raccolta, fino alla necessità di garantire stabilità ed efficienza alla filiera.

Gli elementi di novità riguardano soprattutto la conferma di Comieco come piattaforma di collaborazione tra istituzioni, amministrazioni, cittadini e operatori industriali tramite lo strumento principale rappresentato dall’Accordo con Anci. Il supporto delle comprovate professionalità presenti nel consorzio e la guida strategica degli amministratori sono garanzia di successo.

Il 2026 è l’anno in cui si chiudono i progetti del PNRR: che bilancio può fare nel vostro ambito specifico, quello del fine vita degli imballaggi?

Il 2026 rappresenta un passaggio cruciale anche per il nostro settore, perché i “progetti faro carta” legati al PNRR consentiranno un’accelerazione significativa alla modernizzazione della filiera del fine vita degli imballaggi cellulosici. Il bilancio del PNRR, nel nostro ambito, è complessivamente positivo. Parliamo di 48 progetti avviati da cartiere e impianti di lavorazione del rifiuto cellulosico, con 94 milioni di euro già allocati su 105 disponibili e un valore complessivo che, con gli investimenti privati, arriva a circa 283 milioni. Il Piano ha un impatto strategico soprattutto nel ridurre il divario tra Nord e Sud, destinando oltre il 50% delle risorse al Mezzogiorno. Abbiamo rafforzato la rete impiantistica con cantieri aperti, impianti ammodernati e nuove tecnologie, creando i presupposti per un aumento della raccolta differenziata.

Gli effetti sono anche economici, con crescita di investimenti e occupazione. Quasi tutti gli interventi sono in linea con la scadenza del 2026, segno di una filiera che ha risposto con efficacia.

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Si apre la fase storica del regolamento imballaggi (PPWR): quali segnali vi arrivano dalle imprese produttrici? State lavorando con loro su questo fronte?

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi apre una fase storica per tutto il settore. Le imprese mostrano grande attenzione, ma anche bisogno di supporto per adeguarsi rapidamente a criteri come la riciclabilità obbligatoria e la misurazione del riciclo e anche il sistema consortile italiano dovrà adeguarsi alle nuove responsabilità.  Vediamo che le aziende della filiera cartaria partono da una posizione di vantaggio, con performance di riciclo già superiori agli obiettivi europei.

Restano però sfide significative sugli imballaggi compositi e sulla qualità dei materiali raccolti. Comieco lavora a stretto contatto con le imprese, fornendo strumenti operativi, momenti formativi e linee guida per facilitare la comprensione del regolamento e supportarne l’applicazione. Rafforziamo il dialogo lungo la filiera, perché il regolamento richiede un approccio integrato, dal design del packaging fino al fine vita. È però altrettanto importante che il PPWR evolva, superando alcuni elementi ancora critici: dalla mancanza di metriche chiare per misurare l’ottimizzazione degli imballaggi, al rischio di compromettere aspetti fondamentali come la protezione del prodotto e la shelf life, fino ai possibili conflitti con i requisiti logistici. Affrontare queste criticità e portare a termine il lungo percorso degli atti delegati sarà essenziale per garantire un’applicazione efficace e sostenibile delle nuove norme.

La quantità (peso) degli imballaggi immessi sul mercato in Italia mostra, nel lungo periodo, un trend in crescita (dai 4,5 milioni di tonnellate del 2015 ai 5 del 2024). Il regolamento imballaggi prevede una riduzione dei rifiuti da imballaggio complessivi e fissa obiettivi specifici: come si stanno muovendo le imprese degli imballaggi cellulosici per garantire il raggiungimento di questi obiettivi? E Comieco?

È vero, i numeri mostrano una crescita degli imballaggi immessi al consumo dovuta in gran parte alla scelta di tante aziende di consumo di impiegare la carta per aumentare la riciclabilità e rinnovabilità del proprio imballaggio.  Il Regolamento europeo segna un cambio di paradigma: non basta più riciclare bene, bisogna anche ridurre e ottimizzare. Le imprese della filiera cartaria si stanno già muovendo lungo alcune direttrici molto concrete. Da un lato, lavorano sull’eco-design, alleggerendo gli imballaggi e ottimizzando gli spazi. Dall’altro, puntano su soluzioni sempre più facilmente riciclabili, riducendo componenti non compatibili con la filiera. Un segnale importante è anche l’evoluzione del Contributo Ambientale richiesta da Comieco a Conai e già in atto, che premia gli imballaggi più facilmente riciclabili e penalizza quelli più complessi, orientando le scelte industriali.

Dal canto nostro, come Comieco, lavoriamo su più livelli. Da un lato supportiamo le imprese con strumenti operativi e linee guida per interpretare correttamente il regolamento e accelerare l’adeguamento. Dall’altro continuiamo a investire sulla qualità della raccolta e sull’efficienza del riciclo.

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Abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una fuga delle imprese dagli imballaggi monouso in plastica verso quelli monouso in carta, magari ricoperti con pellicola in plastica (oggetto, peraltro, di una procedura d’infrazione relativa al recepimento della direttiva sulla plastica monouso): che cosa ne pensa?

La sfida ritengo sia proprio sul piano della riciclabilità che in Italia misuriamo con il metodo Aticelca o il metodo elaborato da Cepi a livello europeo. Il fenomeno che osserviamo è reale, ma va letto con attenzione: non basta sostituire la plastica con la carta per parlare automaticamente di sostenibilità. L’imballaggio deve garantire la riciclabilità e devo essere presente a valle un sistema nazionale di raccolta differenziata. Dal nostro punto di vista, la priorità è progettare imballaggi realmente riciclabili e coerenti con la filiera esistente. La carta offre grandi opportunità ma deve essere utilizzata in modo corretto, evitando soluzioni non gestibili a fine utilizzo. Stiamo lavorando proprio su questo: supportare le imprese nell’eco-design e migliorare la qualità dei materiali immessi sul mercato. L’obiettivo non è sostituire un materiale con un altro, ma ridurre l’impatto complessivo degli imballaggi, in linea con i principi dell’economia circolare.

Noi italiani e italiane facciamo tanta raccolta differenziata della carta: ma la facciamo bene?

Sì: gli italiani e le italiane non solo fanno tanta raccolta differenziata di carta e cartone, ma nel complesso la fanno bene. Nel 2024 abbiamo superato 3,8 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte, consolidando la crescita strutturale degli ultimi decenni. La media pro‑capite nazionale è salita a 65,4 kg per abitante, con performance significative anche al Sud che per la prima volta ha superato i 50 kg/abitante. Il nostro Paese mantiene un tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici del 92,5%, molto oltre gli obiettivi europei al 2030, un dato che dimostra la qualità della raccolta e della filiera. Tuttavia, continua a esistere un divario qualitativo territoriale: in alcune aree e grandi città la raccolta domestica presenta una quota più elevata di impurità e margini di miglioramento in termini quantitativi, segno che possiamo e dobbiamo migliorare l’informazione e il controllo del corretto conferimento. Nel complesso, però, la partecipazione dei cittadini è un elemento chiave che ha consentito all’Italia di diventare un modello europeo per quantità e qualità della raccolta differenziata di carta e cartone.

Dal vostro osservatorio privilegiato, quali sono le innovazioni più interessanti e promettenti nell’imballaggio in carta e cartone (dal punto di vista delle prestazioni e da quello ambientale)?

Stiamo vedendo innovazioni che coniugano sempre più prestazioni elevate e sostenibilità. Il packaging in carta e cartone sta evolvendo verso soluzioni più leggere e resistenti, capaci di garantire la protezione dei prodotti riducendo l’uso di materia prima. Un ambito molto promettente è quello delle barriere funzionali di origine naturale, che consentono di sostituire componenti plastiche mantenendo le performance. Parallelamente, cresce il ruolo dell’eco-design, fondamentale per ottimizzare imballaggi e ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera. La qualità delle fibre riciclate è in continuo miglioramento, grazie anche a una raccolta differenziata sempre più efficiente. Innovazioni riguardano anche inchiostri, adesivi e processi produttivi a minore impatto ambientale. Centrale è la progettazione orientata al riciclo, per rendere gli imballaggi pienamente circolari. In questo contesto, il sistema consortile gioca un ruolo chiave nel favorire integrazione e sviluppo. La direzione è chiara: rendere il packaging cellulosico sempre più competitivo e sostenibile ma anche sempre più separato a monte in ogni casa e attività economica.

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