mercoledì, Gennaio 7, 2026

Bioplastiche, l’Antitrust multa Novamont ed Eni per “abuso della posizione dominante”

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una multa da 32 milioni di euro. Secondo l’Antitrust “l’ostacolo al pieno sviluppo di prodotti alternativi ha un risvolto di tipo ambientale”. Per Novamont “la decisione dell’AGCM punisce l’innovazione tecnologica virtuosa e di sistema”

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista glocal, ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane per poi specializzarsi su ambiente, energia ed economia circolare. Redattore di EconomiaCircolare.com. Per l'associazione A Sud cura l'Osservatorio Eni

“Una sana concorrenza potrebbe far emergere bioplastiche alternative e più efficienti e favorire anche lo sviluppo di prodotti eco-compatibili più economici o di miglior qualità”. Con questa motivazione l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), più nota come Antitrust, ha inflitto una multa di 30,359 milioni di euro a Novamont e di 1,7 milioni di euro a Eni, che ha acquisito Novamont al 100% dal 2023, con l’accusa di aver “abusato della propria posizione dominante nei mercati nazionali delle materie prime per la produzione di sacchetti (leggeri e ultra-leggeri per frutta e verdura) attraverso una strategia escludente nei confronti dei concorrenti”.

Novamont ha espresso “sorpresa e rammarico” per la decisione dell’AGCM, e ha annunciato un ricorso in sede giurisdizionale. Dal canto proprio, invece, Eni al momento non si è ancora espressa. In ogni caso la scelta dell’Antitrust sta facendo discutere perché riguarda prodotti quotidiani coi quali abbiamo a che fare ogni giorno, vale a dire i sacchetti cosiddetti biodegradabili che vanno conferiti dopo l’uso nell’umido, sia quelli leggeri che si usano per la spesa sia quelli ultraleggeri che si usano per frutta a verdura. Prodotti realizzati, appunto, in bioplastiche – su cui l’Italia vanta un primato a livello europeo – e che a sua volta vedono un’ampia diffusione da anni di una specificità targata Novamont, cioè i cosiddetti sacchetti Mater-Bi. Più precisamente sui sacchetti leggeri i prodotti Novamont da soli hanno una quota sempre superiore al 50%, che sale addirittura al 70% nel caso dei sacchetti ultraleggeri.

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Secondo l’Antitrust “l’ostacolo al pieno sviluppo di prodotti alternativi al Mater-Bi non ha solo un impatto anticoncorrenziale, ma anche un risvolto di tipo ambientale: un processo competitivo aperto nel settore delle bioplastiche è imprescindibile per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale perseguiti dal legislatore europeo e nazionale”. Se la multa inflitta al cane a sei zampe è di poco conto rispetto ai fatturati miliardari della principale azienda energetica, ben più impattante è la multa inflitta dall’AGCM a Novamont, che dall’acquisizione di Eni nel 2023 – attraverso la consociata Versalis – appare ancora in una fase di assestamento industriale. Come ricorda Il Post, “secondo i dati diffusi dall’azienda, nel 2024 Novamont ha avuto 265 milioni di euro di ricavi, e l’importo della multa dell’Antitrust è pertanto pari all’11 per cento del bilancio”.

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Le accuse dell’Antitrust sulle bioplastiche e la difesa di Novamont

Sotto la lente delle indagini dell’Antitrust c’è la filiera creata da Novamont sulle bioplastiche. Secondo l’Agcm “Novamont ha creato un doppio sistema di accordi con clausole di approvvigionamento esclusivo a due livelli della filiera:

  • con i trasformatori: clienti diretti che comprano bio-compound per produrre shopper e sacchetti ultra-leggeri, vincolati a rifornirsi esclusivamente di Mater-Bi, precludendo ai concorrenti l’accesso al mercato (questi trasformatori rappresentano, in media, circa il 52% della domanda nazionale di bio-compound per shopper e il 70% di quella per sacchetti ultra-leggeri);
  • con la grande distribuzione organizzata: cliente dei trasformatori in quanto principale acquirente dei sacchetti in questione, vincolata a comprare solo prodotti realizzati con il materiale Mater-Bi dai trasformatori partner di Novamont. Le catene della grande distribuzione contrattualizzate da Novamont hanno rappresentato nel periodo di riferimento fino al 44% della domanda di shopper e sacchetti ultra-leggeri espressa dalla GDO e una quota essenziale di fatturato (sino al 51%) dei trasformatori partner di Novamont”.

Tale sistema, aggiunge ancora l’Antitrust, avrebbe creato “una politica abusiva escludente per i concorrenti di Novamont, attraverso un meccanismo circolare tra i due gruppi di operatori che provoca questi effetti:

  1. finché i principali operatori della GDO si vincolano a rifornirsi solo da trasformatori partner di Novamont di sacchetti realizzati in Mater-Bi, i trasformatori stessi sono incentivati ad accettare le clausole di approvvigionamento esclusivo richieste da Novamont;
  2. finché la maggioranza dei trasformatori che serve la grande distribuzione organizzata è legata a Novamont da un’esclusiva, la GDO ha convenienza a stipulare con Novamont contratti che prevedono vincoli di esclusiva remunerati e/o meccanismi incentivanti”.

Il risultato di queste pratiche, dunque, sarebbe “l’abuso della posizione dominante” che avrebbe impedito di fatto “ai concorrenti di Novamont di trovare sbocchi effettivi per i loro prodotti e di operare efficacemente in tali mercati”. Con le conseguenze che abbiamo descritto all’inizio di questo pezzo. 

Accuse che Novamont respinge in maniera netta. L’azienda ricorda di essere nata come una start-up quando le bioplastiche non erano così diffuse a livello industriale. Sottolineando che nel corso degli anni ha “investito in ricerca scientifica e messo a punto nuove tecnologie, reindustrializzando 6 siti dismessi, e costruito una rete di collaborazioni creando così un modello di sviluppo produttivo più sostenibile, integrato nei territori italiani per generare le materie prime per bioplastiche biodegradabili e compostabili in direzione di modelli di consumo più sostenibili, con particolare attenzione alla valorizzazione del rifiuto organico. In tale ottica, Novamont accompagna i suoi partner nello sviluppo di nuove applicazioni e soluzioni, dando loro assistenza tecnica, supporto in attività di certificazione dei prodotti finiti e accesso a nuovi materiali sperimentali”.

Secondo Novamont, dunque, le contestazioni dell’AGCM sarebbero infondate perché in realtà l’azienda coi propri prodotti offre continua assistenza ai propri partner e attività di sensibilizzazione alla GDO. “Questo provvedimento – conclude Novamont – disincentiva la ricerca scientifica, la tecnologia, la ricerca di prodotti sostenibili in linea con la transizione ecologica nel territorio italiano, favorendo invece l’importazione di prodotti non sempre di qualità paragonabile”.

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I dubbi sull’acquisizione di Novamont da parte di Eni

Da quando nell’ottobre del 2023 Eni ha completato l’acquisizione di Novamont, con un esborso di 400 milioni di euro, ci si sarebbe aspettati un ulteriore decollo da parte dell’azienda italiana leader delle bioplastiche, soprattutto sul fronte dell’economia circolare. D’altra parte Novamont è una società benefit dal 2020.Come rende noto Eni, “Novamont dispone ad oggi di una capacità produttiva di plastiche biodegradabili di circa 170 kta integrata con una produzione di bio-poliesteri pari a 120 kta e di monomeri bio (bio-butandiolo, acido azelaico) con impianti ubicati tutti in Italia. Nel 2024 il 71% delle materie prime di origine vegetale trasformate da Novamont è stato prodotto con materie prime di origine UE. Il restante 29% è di origine extra-UE. L’approvvigionamento virtuoso e l’uso della biomassa richiedono un approccio responsabile che garantisca una gestione sostenibile dell’intera catena di approvvigionamento, supportando al contempo le comunità locali. A tal proposito, è essenziale aumentare l’utilizzo degli scarti della filiera agroalimentare e non solo, garantendo i cicli rigenerativi naturali, preservando i terreni ad alta biodiversità, le riserve ad alto contenuto di carbonio, e rispettando le buone pratiche agricole e i diritti umani”.

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Eppure l’associazione ecologista A Sud, che da anni monitora le politiche del cane a sei zampe attraverso l’Osservatorio Eni (a cui si può accedere da qui), ha manifestato dubbi sulla reale entità dell’acquisizione di Novamont da parte di Eni. E ha presentato una domanda relativa a Novamont alla scorsa assemblea degli azionisti di Eni. “Ad aprile 2024 – ha segnalato A Sud – l’agenzia di stampa Reuters ha annunciato che Eni avrebbe in corso trattative con due potenziali investitori (per Milano Finanza si tratterebbe di Blackstone e HitechVision) per cedere fino al 30% di Novamont, valutata circa 1 miliardo di euro, debiti inclusi. Eni conferma l’intenzione di vendere una parte della sua partecipazione in Novamont? Allo stato attuale sono in corso trattative per cedere parte di Novamont?”.

Eni ha risposto in maniera indiretta, confermando le indiscrezioni e parlando di “modello satellitare” anche per Novamont. Cos’è il modello satellitare? Lo spiega la stessa azienda. “Il modello satellitare Eni prevede la creazione di società indipendenti in grado di accedere al mercato dei capitali in maniera autonoma, con l’obiettivo di finanziare la propria crescita rivolgendosi a investitori specializzati (…) Dopo il successo dei satelliti Enilive e Plenitude, Eni intende riproporre questo modello per le attività di biochimica con Novamont e per la CCUS, con il lancio di una nuova società satellite relativa a questo business”. In questo modo, dunque, le attività industriali vengono gestite sempre più da fondi finanziari. Un modello che, come ha insegnato la vicenda GKN di Campi Bisenzio, diminuisce il controllo democratico e dei territori e porta all’esasperazione la ricerca del profitto. Non proprio la migliore delle garanzie per un reale sviluppo dell’economia circolare.

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