Il Comitato tecnico di adeguamento per i rifiuti della direttiva UE sulla plastica monouso (SUPD) ha approvato il progetto di decisione di esecuzione presentato dalla Commissione UE e relativo al contenuto di plastica riciclata nelle bottiglie in PET monouso per bevande. Due le novità più rilevanti nel testo approvato venerdì scorso: l’esclusione, fino al 2027, di plastica riciclata non UE per il raggiungimento degli obiettivi di contenuto minimo riciclato previste per le bottiglie in PET; l’inclusione, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo, del riciclo chimico, tenendo conto anche dei prodotti “dual use” ottenuti processi di trattamento.
Quanto ai tempi di approvazione finale della decisione di esecuzione, a quanto riporta Packaging Insights, secondo un portavoce di Plastic Recyclers Europe (PRE) ” la Commissione europea dovrebbe adottare la misura senza indugio”.
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Riciclato non UE nelle bottiglie in PET
Come EconomiaCircolare.com ha raccontato, i riciclatori europei soffrono il prezzo alto dell’energia e quello basso della plastica, sia vergine che riciclata, in arrivo dai paesi non UE, Cina, in primis. Se da una parte, in assenza di obblighi normativi che impongano l’uso di quella riciclata, i produttori di beni in plastica opteranno per quella vergine, spesso più economica; dall’altra, quando gli obblighi ci sono (è il caso della direttiva sulla plastica monouso) i produttori scelgono quella riciclata, più economica, che viene dal far East. Per questo i riciclatori europei, in profonda crisi, chiedono da tempo che gli obiettivi previsti dalla direttiva SUP (25% di riciclato nelle bottiglie in PET dal 2025; 30% dal 2030) possano essere raggiunti solo impiegando plastica riciclata made in Europe. Il testo approvato venerdì tiene conto di questa richiesta e stabilisce che il PET riciclato prodotto al di fuori del mercato dell’UE non può essere conteggiato ai fini del raggiungimento degli obiettivi SUPD fino al 21 novembre 2027.
Un portavoce di Plastic Recyclers Europe (PRE), i riciclatori UE, parlando con Milana Nikolova di Packaging Insights, sottolinea che “dopo tale data l’ambito di applicazione sarà esteso ai paesi dell’OCSE, ritenuti in grado di gestire i rifiuti in modo ecocompatibile“. Mentre i paesi non OCSE “saranno presi in considerazione solo nei casi in cui esista un accordo tra l’UE e un determinato paese che garantisca elevati standard ambientali, sanitari e di gestione dei rifiuti”.
Naturalmente PRE plaude alla decisione, riferisce Packaging Insights. “Nonostante il PET sia il secondo polimero riciclato più diffuso nell’UE, il settore deve affrontare sfide sempre più impegnative. Il calo dei prezzi e l’aumento delle scorte, determinati in gran parte dalle importazioni a basso costo, minacciano la sopravvivenza degli impianti di riciclaggio europei proprio nel momento in cui sono più necessari per raggiungere gli obiettivi di circolarità dell’UE”, scrive l’associazione su LinkedIn. “Stabilendo una definizione chiara e solida di plastica riciclata, che garantisce il raggiungimento degli obiettivi relativi al contenuto riciclato principalmente attraverso il riciclaggio effettuato in Europa o in condizioni equivalenti a quelle dell’UE, la direttiva invia un segnale inequivocabile: l‘Europa si impegna a proteggere la sua industria della plastica circolare, i suoi obiettivi ambientali e la sua resilienza economica strategica. Lungi dall’essere un adeguamento tecnico, questa definizione fornisce la certezza giuridica necessaria per salvaguardare la capacità industriale esistente, stimolare l’innovazione e consolidare gli investimenti a lungo termine nel riciclaggio europeo”. Sulla stessa linea i riciclatori italiani di Assorimap.
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Il ruolo del riciclo chimico
Già a dicembre la Commissione, nel pacchetto per rafforzare la circolarità della plastica, aveva annunciato che avrebbe proposto agli Stati membri un atto di esecuzione sulla SUP aprendo al riciclo chimico: “Tali norme potrebbero creare nuove opportunità per le imprese di riciclaggio chimico della plastica, garantendo che la plastica riciclata chimicamente contribuisca al raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dell’UE a determinate condizioni e a integrazione della plastica riciclata meccanicamente”. In questa direzione andava anche la consultazione avviata nel luglio scorso.
La bozza approvata venerdì dal Comitato tecnico include appunto il riciclo chimico tra le tecnologie impiegabili per raggiunger gli obiettivi di contenuto minimo riciclato indicati dalla SUPD.
Un’inclusione rischiosa, secondo ZWE: “La decisione di esecuzione della Commissione europea relativa alla direttiva sulla plastica monouso rischia di compromettere l’integrità della definizione di contenuto riciclato, poiché riconosce come riciclaggio le tecnologie di recupero”.
Il problema, secondo l’associazione, starebbe nell’opaca metodologia di calcolo, che andrebbe nella direzione opposta della tracciabilità e che non permetterebbe di distinguere la quantità di plastica riciclata da quella vergine contenute nel prodotto finale.
“Non siamo favorevoli all’adozione affrettata di un altro metodo di contabilizzazione, soprattutto quando tale sistema sarà oggetto di ulteriori discussioni nell’ambito del PPWR, il che va contro la certezza normativa”, afferma in una nota Lauriane Veillard, responsabile delle politiche sul riciclaggio chimico di ZWE. “Metodologie analoghe dovranno essere definite infatti anche per le plastiche da imballaggio, come prevede appunto il regolamento imballaggi (Packaging, Packaging Waste Regulation – PPWR)”. L’associazione parla infatti di “un precedente pericoloso che molto probabilmente avrà ripercussioni su altri atti legislativi fondamentali, quali il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) e il regolamento sui veicoli fuori uso (End-of-Life Vehicles Regulation – ELVR)”.
Soddisfazione invece da Chemical Recycling Europe (CRE), che rappresenta le imprese del settore: “L’Europa ha bisogno di un ventaglio più ampio di soluzioni per raggiungere gli obiettivi di contenuto riciclato, rispecchiando al contempo la realtà dei flussi di rifiuti – afferma l’associazione in una nota-. Il riciclo chimico può gestire frazioni specifiche difficili da riciclare meccanicamente e convertirle in feedstock idonei a nuovi materiali”.
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