Ormai conosciamo l’impatto globale e locale dell’inquinamento da plastica: fiumi trasformati in giganteschi tapis roulant per imballaggi e sacchetti di plastica; sacchetti di patatine vuoti o bottiglie di coca cola abbandonati nei parchi cittadini. Non conosciamo però ancora la soluzione – e i lavori per il trattato globale contro l’inquinamento da plastica voluto dall’ONU sono ancora in altissimo mare.
Un contributo su questo tema arriva da un recente studio della Ellen MacArthur Foundation (EMF): “Paper-Based Flexible Packaging: The role it could play in tackling small-format flexible plastic pollution in markets with high leakage rates”. Che propone gli imballaggi in carta come una delle soluzioni al problema. Ma, ovviamente, senza dimenticare la prevenzione dei rifiuti, senza banalizzare la sostituzione del monouso in plastica con quello in carta, che sposta solo il problema. E subordinando la progettazione e la produzione degli imballaggi in carta ad alcuni principi di sostenibilità.
Il problema globale dei piccoli imballaggi flessibili
“Affrontare i rifiuti e l’inquinamento da imballaggi flessibili in plastica è essenziale per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica” si legge nel rapporto. Redatto dalla Ellen MacArthur Foundation, si basa su analisi proprie della fondazione e contributi di oltre 60 esperti di ONG, produttori di packaging in carta e plastica e accademici ed è sostenuto da numerose aziende e organizzazioni, tra cui PepsiCo, Nestlé, Unilever, WWF.
Gli imballaggi flessibili rappresentano una quota crescente del packaging globale ma sono tra i più difficili da gestire dopo l’uso: “Rappresentano circa l’80% degli imballaggi plastici che entrano negli oceani”, spiega EMF. La dimensione ridotta e il basso valore economico ne rendono difficile la raccolta, soprattutto nei contesti dove il recupero dei rifiuti dipende da operatori informali.
Il documento “Paper-Based Flexible Packaging” nasce proprio per dare un contributo per affrontare uno dei problemi più complessi dell’inquinamento da plastica: gli imballaggi flessibili di piccole dimensioni, come bustine e sacchetti, particolarmente diffusi e problematici soprattutto nei paesi con deboli sistemi di raccolta dei rifiuti.
Anche se avverte che il problema principale non è tanto il materiale, ma la dimensione e il valore economico degli imballaggi. “Gli imballaggi flessibili di piccolo formato – leggiamo – hanno tassi di raccolta molto bassi, indipendentemente dal materiale”. Questo significa che la sola sostituzione del materiale (la plastica con la carta) non è sufficiente, se non si migliorano modelli di business, progettazione, sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti.

Prima di tutto ridurre
Secondo EMF, “le opportunità per ridurre la dipendenza dagli imballaggi flessibili di piccolo formato dovrebbero essere prioritarie quando possibile”. Dunque ridurre prima di sostituire: il rapporto afferma chiaramente che la prima strategia per abbattere l’inquinamento da packaging non è cambiare materiale, ma ridurre la necessità stessa di imballaggi monouso di piccolo formato adottando modelli di vendita che non richiedono packaging.
“Modelli alternativi di distribuzione, come il riuso o sistemi senza imballaggio, dovrebbero essere prioritari quando possibile e quando vantaggiosi economicamente”. Si citano ad esempio modelli di vendita sfusa, sistemi refill (ricarica) e return-and-refill e poi contenitori riutilizzabili.
Quando l’eliminazione o il riuso non sono praticabili, il report suggerisce di abbandonare i piccoli formati monouso a favore di confezioni più grandi, che hanno maggiore valore economico per i raccoglitori di rifiuti; e maggiore probabilità di essere raccolte e riciclate: “Passare da imballaggi flessibili monoporzione a formati più grandi e ampiamente riciclabili può ridurre l’inquinamento”.
Infatti, si legge ancora, “i dati suggeriscono che nel breve termine sia fattibile ridurre la dipendenza dai prodotti flessibili in formato ridotto attraverso modelli e formati di distribuzione alternativi. Molti prodotti venduti in bustine monodose — come i prodotti per la cura della casa o della persona o il latte — sono già disponibili negli stessi mercati in formati riutilizzabili o più grandi, ampiamente riciclati”.
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La carta come possibile alternativa: vantaggi e limiti
Quando la riduzione non è praticabile, passare alla carta può aiutare: “Gli imballaggi flessibili a base di carta hanno il potenziale di contribuire ad affrontare una delle fonti più difficili di inquinamento da packaging plastico”. Il rapporto suggerisce infatti che il packaging flessibile in carta potrebbe rappresentare uno degli strumenti disponibili per ridurre questo tipo di inquinamento, ma solo se progettato in maniera “responsabile”.
Diversi i rischi associati all’espansione del packaging in carta se impiegato – come nei fatti già accade nei mercati maturi – come sostituto della plastica:
Pressione sulle foreste. L’aumento della domanda di fibre può contribuire a deforestazione e perdita di biodiversità: “La produzione di carta e altri prodotti in fibra a breve ciclo rappresenta già circa un quinto del disboscamento globale”;
Consumo di acqua. La produzione di carta è generalmente molto più intensiva in termini di consumi di acqua rispetto alla plastica: “La produzione di carta consuma generalmente molte più risorse idriche rispetto alla plastica, a parità di peso”;
Emissioni e gestione dei rifiuti. Le emissioni di gas serra dipendono fortemente dal contesto, in particolare dal trattamento finale dei rifiuti (incenerimento o discarica).

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I sei criteri per un packaging “responsabile” in carta
Dopo aver enumerato i possibili rischi, il report definisce sei condizioni fondamentali per considerare sostenibile il packaging flessibile in carta:
- Approvvigionamento responsabile delle fibre: evitare deforestazione e proteggere biodiversità e comunità locali;
- Produzione a basso impatto ambientale: riduzione di emissioni e consumo idrico;
- Prestazioni tecniche e commerciali adeguate: protezione del prodotto, costi sostenibili e accettazione da parte dei consumatori;
- Riciclabilità nei sistemi locali: compatibilità con infrastrutture di raccolta e riciclo esistenti;
- Assenza di sostanze chimiche pericolose: quindi uso di materiali biodegradabili e sicuri;
- Integrazione in una strategia di economia circolare inclusiva: con sistemi di raccolta efficaci e coinvolgimento dei lavoratori del riciclo informale.
“Non esiste una soluzione unica”
Secondo il rapporto, dunque, “non esiste una soluzione unica al problema dell’inquinamento da imballaggi flessibili. La carta può dare un contributo, ma solo se accompagnata da innovazione tecnologica e progettuale, sistemi di raccolta più efficaci, politiche pubbliche e investimenti, riduzione dell’uso di imballaggi monouso e diffusione di modelli di riuso.
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