Il dossier ESPR sull’acciaio è ripartito, ma il rallentamento accumulato nei mesi scorsi dice molto della posta in gioco. I prodotti intermedi in ferro e acciaio erano stati indicati come uno dei primi banchi di prova della nuova ecoprogettazione europea, con un atto delegato atteso entro la fine del 2026. Eppure lo studio preparatorio del Joint Research Centre (JRC), i cui nuovi documenti erano previsti per dicembre 2025, è arrivato solo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2026. Più che un ritardo procedurale, è il segnale di una partita complessa: prima ancora di fissare requisiti ambientali e classi di performance, Bruxelles deve decidere come misurare l’acciaio “sostenibile” e quali modelli produttivi finiranno per essere premiati.
La questione è tutt’altro che marginale, perché la transizione energetica europea ha bisogno di acciaio. Secondo le stime del JRC, il raggiungimento degli obiettivi REPowerEU richiederà circa 74 milioni di tonnellate di acciaio solo per le infrastrutture legate alle energie rinnovabili. Eppure la filiera che dovrebbe produrlo attraversa una fase di forte debolezza: nel 2023 la domanda apparente di acciaio nell’UE, cioè il consumo interno stimato come produzione più importazioni meno esportazioni, ha toccato il minimo storico di 126 milioni di tonnellate, con un calo del 9% rispetto al 2022, anno già segnato da una contrazione del 7,2%. Sulla siderurgia europea pesano prezzi dell’energia elevati dopo la crisi aperta dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni alla Russia, rallentamento del manifatturiero e sovraccapacità globale, arrivata nel 2022 al record di 2.459 milioni di tonnellate.
È dentro questa tensione, tra centralità strategica e fragilità industriale, che l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) è chiamata a intervenire sulla siderurgia con obiettivi di decarbonizzazione e circolarità. L’acciaio è stato identificato tra le priorità del Work Plan ESPR 2025-2030: il JRC gli ha attribuito il punteggio massimo nella valutazione ambientale preliminare tra i sette prodotti intermedi analizzati, con impatti di prima grandezza su consumo energetico, cambiamenti climatici, uso dell’acqua e qualità dell’aria. Il punto, ora, non è soltanto che il percorso abbia subito uno slittamento, ma capire perché e per quali interessi industriali.

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La struttura produttiva che divide l’Europa
Per capire perché il rallentamento dello studio preparatorio non sia stato un semplice incidente di percorso, bisogna partire dalla struttura produttiva della siderurgia. Globalmente, circa il 67% della capacità produttiva di acciaio si basa sulla rotta dell’altoforno e del convertitore a ossigeno (BF-BOF, Blast Furnace-Basic Oxygen Furnace), che utilizza minerale di ferro vergine e carbone come materie prime. Il restante 32% circa utilizza il forno elettrico ad arco (EAF, Electric Arc Furnace), che fonde rottame ferroso – acciaio da riciclo – con energia elettrica. Il DRI (Direct Reduced Iron), integrato con EAF o BOF, rappresenta una via emergente che può usare idrogeno verde o gas naturale per ridurre il minerale senza carbone.
In Europa, il rapporto è di 58% BF-BOF e 42% EAF, ma la distribuzione non è uniforme. La Germania, primo produttore continentale, ha un rapporto 75-25 a favore dell’altoforno. L’Italia, secondo produttore, ha invece un rapporto inverso: 75% EAF contro 25% BF-BOF, per una quota complessiva che raggiunge il 90% se si considera la sola produzione da rottame.
Il forno elettrico ad arco alimentato prevalentemente con rottame è la rotta più circolare e, in condizioni di mix elettrico rinnovabile, la meno emissiva. Lo studio preparatorio del JRC quantifica con precisione la differenza: il processo Scrap-EAF richiede 2,8 GJ per tonnellata di acciaio grezzo, con un potenziale di abbattimento delle emissioni del 100% rispetto alla rotta BF-BOF. Il BF-BOF con cattura del 73% della CO₂, al contrario, richiede ben 22,8 GJ/t – quasi otto volte tanto – abbattendo le emissioni solo del 73%. Tra questi estremi si collocano tutte le rotte DRI, con il processo H2-DRI-EAF che azzera le emissioni ma richiede circa 10,8 GJ/t, quasi quattro volte l’EAF a rottame.
Il ritardo sull’ESPR e le sue cause
La causa del ritardo è riconducibile a una trattativa parallela, che si è intrecciata con il processo ESPR: la nuova Commissione europea, insediatasi nel 2025, ha presentato lo Steel and Metal Action Plan, che rimandava all’Industrial Accelerator Act (IAA) la definizione di un’etichetta volontaria sull’intensità carbonica dell’acciaio. L’IAA – inizialmente chiamato Industrial Decarbonization Accelerator Act – è stato poi approvato e pubblicato il 4 marzo 2026. Il nodo da sciogliere era metodologico ma con implicazioni politiche di prima grandezza: come misurare e classificare l’impronta carbonica dell’acciaio?
La proposta – sostenuta dalla Germania e incorporata nello standard volontario tedesco LESS (Low Emission Steel Standard) – è di adottare la cosiddetta sliding scale del rottame: un meccanismo di classificazione che misura l’impronta carbonica relativizzandola in funzione della percentuale di rottame utilizzata nel processo. Il principio appare coerente con la circolarità, ma produce un effetto paradossale: consente a un acciaio prodotto da ciclo integrale, cioè partendo dal minerale grezzo attraverso l’altoforno e il convertitore a ossigeno (BF-BOF, Blast Furnace-Basic Oxygen Furnace), di essere classificato in una categoria ambientale più virtuosa rispetto a un acciaio prodotto da forno elettrico ad arco (EAF, Electric Arc Furnace) che utilizza esclusivamente rottame come materia prima. Pur avendo il primo un’intensità carbonica reale fino a quattro volte superiore al secondo.
La siderurgia italiana è particolarmente esposta a questo rischio: circa il 90% dell’acciaio prodotto in Italia viene realizzato con il ciclo del forno elettrico, partendo dal rottame ferroso. Applicare la sliding scale al contesto italiano collocherebbe i prodotti EAF nelle classi più basse di sostenibilità o addirittura nella peggiore. Molteplici pressioni hanno portato alla dismissione della proposta dall’IAA prima della sua approvazione definitiva (4 marzo 2026). L’IAA rimanda ora all’attuazione ESPR e all’atto delegato acciaio la definizione della classificazione.

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Cosa contengono i documenti del JRC su ferro-acciaio
Il JRC ha pubblicato diversi documenti tematici: uno sulle classi di performance ambientale per cinque prodotti rappresentativi (HRC, CRCG, vergella, acciaio elettrico, acciaio inossidabile), uno sulla metodologia LCA e sulla circular footprint formula, uno sul calcolo del contenuto di riciclato, uno sulle sostanze di preoccupazione e uno sui contenuti del Digital Product Passport. La scadenza per la presentazione di osservazioni da parte degli stakeholder è fissata all’11 maggio 2026. La struttura produttiva, le scelte metodologiche e gli interessi in gioco rendono questa finestra molto più che una consultazione tecnica.
La novità, rispetto al conflitto che ha rallentato il percorso, è che nei documenti preparatori messi a disposizione dal JRC la sliding scale del rottame non viene assunta come criterio per la definizione delle classi di performance. Lo studio sulle classi ambientali si basa invece sulla Product Carbon Footprint, cioè sull’impronta carbonica effettiva del prodotto, con soglie costruite per specifiche tipologie di acciaio e di prodotto intermedio. È un passaggio rilevante perché riporta la classificazione dentro una logica che non attribuisce un vantaggio o uno svantaggio in base al ciclo produttivo in sé, poiché guarda alla CO₂ equivalente incorporata nel prodotto. In questo modo l’uso del rottame viene valorizzato perché, riducendo l’impronta carbonica, consente ai prodotti da forno elettrico di collocarsi nelle classi migliori. Resta però aperto il passaggio politico successivo: lo studio del JRC è preparatorio e sarà l’atto delegato ESPR a tradurre, confermare o modificare questa impostazione.
Il focus a “Intelligenza circolare”
La riflessione sull’ecodesign dell’acciaio sarà anche affrontata nel corso della seconda edizione di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale in programma il 1° ottobre 2026 a Roma, che EconomiaCircolare.com organizza con ISIA Roma Design come espressione del lavoro del proprio osservatorio sulla transizione ecologica e digitale. L’edizione 2026 dedicherà particolare attenzione ad alcuni passaggi europei decisivi — dal futuro Circular Economy Act all’attuazione del Regolamento Ecodesign, fino alla Strategia per la Bioeconomia — proseguendo un confronto che nella prima edizione ha già coinvolto imprese, istituzioni, società civile e centri di ricerca anche da Belgio, Argentina, Brasile ed Ecuador, valorizzando più di quaranta best practice ecoinnovative. Se pensi di averne una e vuoi diventare partner dell’evento, visita il sito e compila il form: https://intelligenzacircolare.com/
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