È durato poco, a quanto dicono i protagonisti, il sollievo che i prezzi alti di gas e petrolio hanno portato al mercato della plastica riciclata. Tanto che i riciclatori italiani di Assorimap pubblicano oggi una dura nota per lamentare la mancata iniziativa del governo e dei ministeri competenti e per criticare la scelta di CONAI (Consorzio nazionale Imballaggi) e COREPLA (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) di azzerare il sostengo alle plastiche più complesse da riciclare.
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“Una perdita di competitività strutturale per la plastica riciclata”
L’associazione – le cui imprese trattano “circa il 90% dell’intera quantità di rifiuti di imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata nazionale” – parla infatti di un “persistente crollo delle vendite” che ha colpito le materie plastiche riciclate. E di una crisi che “non accenna a rientrare”, nonostante i prezzi dei polimeri vergini schizzati alle stelle a causa dei bombardamenti in Iran e dei blocchi dello stretto di Hormuz.
Se c’era stata “una breve inversione di tendenza nelle scorse settimane, favorita dall’impennata del costo del petrolio legata alla crisi del Golfo”, la parentesi si sarebbe “rapidamente chiusa”. Secondo Walter Regis, presidente di Assorimap-Confimi, si tratta di “una conferma che il nodo dei costi di produzione è irrisolto e che la perdita di competitività della plastica riciclata è strutturale”.
“Da COREPLA e CONAI nessuna iniziativa significative per il comparto”
Se la guerra non bastasse, “a pesare ulteriormente sul settore è una recente decisione dei consorzi di riferimento, CONAI e COREPLA”, che, sottolinea quasi con sarcasmo la nota dell’associazione, nascono “con il mandato di garantire il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo”. Eppure, fa sapere Assorimap, dal 30 marzo scorso i due consorzi “hanno ridotto o eliminato gli incentivi riconosciuti per il riciclo delle frazioni più complesse: sussidi che COREPLA, in accordo con CONAI, applicava per incentivare la trasformazione in materia prima seconda dei rifiuti da imballaggio più difficili da trattare, come le plastiche miste e alcuni prodotti in Pet”. Eppure, secondo Assorimap, il taglio “non risponde ad alcuna logica economica: le stesse frazioni vengono infatti avviate ai termovalorizzatori, con costi ben più elevati”.
Il giudizio è quindi piuttosto netto: “Pur avendo gestito con efficienza la logistica dei rifiuti, i consorzi non hanno prodotto iniziative significative a tutela del comparto e oggi adottano una scelta preoccupante che rischia di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica di un settore già in difficoltà”, dice Regis.
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Niente di fatto al ministero dell’ambiente
I riciclatori lamentano che nessuna iniziativa significativa non sia arrivata nemmeno dal ministero dell’ambiente (MASE): che, come EconomiaCircolare.com ha raccontato, ha avviato un tavolo sulla crisi a quale, secondo Assorimap, “la situazione non è migliore. Mentre altri Paesi europei – Francia e Spagna in testa – hanno adottato normative specifiche a sostegno dell’industria del riciclo meccanico delle plastiche, in Italia è tutto fermo”. Ancora Regis sottolinea che “nessuna delle azioni richieste al tavolo – la cui ultima convocazione risale al 22 dicembre – è stata accolta”.
Tra le iniziative proposte a sostegno delle imprese del riciclo, misure come i certificati bianchi o crediti di carbonio o ancora l’anticipo degli obblighi di quota di materiale riciclato nei nuovi prodotti, o ancora la plastic tax. “Il sistema Italia sta abbandonando un’eccellenza industriale che è leader mondiale per qualità della materia prima seconda e per tecnologia di trasformazione”, avverte il presidente di Assorimap.

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