Materie prime critiche, arriva il primo elenco UE per valorizzarne il recupero

Il Joint Research Centre individua prodotti e flussi di rifiuti con il maggiore potenziale di recupero di materie prime critiche. Un passaggio chiave per attuare l'articolo 26 del Critical Raw Materials Act, supportare le misure nazionali e trasformare l’economia circolare in una leva concreta di autonomia strategica

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista glocal, ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane per poi specializzarsi su ambiente, energia ed economia circolare. Redattore di EconomiaCircolare.com. Per l'associazione A Sud cura l'Osservatorio Eni

A poco più di due anni di distanza dal regolamento sulle materie prime critiche, noto anche con la formula Critical Raw Materials Act, la sensazione è che la costruzione di una maggiore autonomia sui minerali e i metalli fondamentali per l’economia dell’Unione Europea sia ancora tutta in divenire. Su EconomiaCircolare.com abbiamo raccontato il tentativo di ripresa della stagione delle estrazioni minerarie, anche in Italia, il piano d’azione RESourceEU, i primi investimenti e la formulazione di nuovi enti. Al di là delle buone intenzioni, quale è stato il contributo dell’economia circolare in questa strategia?

Per scoprirlo è particolarmente utile il ricorso a un recente report del Joint Research Centre, il centro studi della Commissione Europea. Il report si intitola Support to implementation of 2024/1252 Critical Raw Materials Act Article 26: National Measures on Circularity e, come si intuisce dal titolo, analizza nello specifico un singolo articolo del regolamento sulle materie prime critiche, cioè l’articolo 26 che, come ricorda il gruppo di esperte ed esperti del JRC, “richiede l’istituzione di un quadro per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche per l’UE”.

litio

Ancor più prezioso in questo senso è il comma 7 dell’articolo 26, che ha definito le “misure nazionali sulla circolarità delle quali la Commissione adotta atti di esecuzione che elencano prodotti, componenti e flussi di rifiuti ritenuti in grado di avere un significativo potenziale critico di recupero delle materie prime critiche”.

La domanda è d’obbligo: a che punto siamo?

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Il potenziale circolare nella corsa alle materie prime critiche

Come ricorda il Joint Research Centre, le materie prime critiche sono materie prime che vengono valutate come critiche quando superano soglie definite nelle due dimensioni seguenti, vale a dire importanza economica e rischio di approvvigionamento. Al momento le materie prime critiche sono 34, ma il loro elenco è in costante aggiornamento. Al loro interno, poi, 17 materie prime sono definite strategiche – perché sono, appunto, strategiche per settori cruciali come la transizione green e la transizione digitale. Per questi motivi, dunque, il ricorso all’economia circolare non è “soltanto” un’esigenza ambientale ma insieme industriale, economica, politica. Da questo assunto parte il report del JRC.

“Questo lavoro dimostra anche che esiste un significativo potenziale di miglioramento dei processi di recupero per le materie prime strategiche e critiche per i flussi di rifiuti analizzati, come ad esempio le terre rare nei magneti permanenti di turbine eoliche o le parti in alluminio nei veicoli a motore – si legge – Il lavoro offre anche opportunità di attuazione delle disposizioni a livello dell’UE e degli Stati membri attraverso programmi nazionali a causa delle lacune identificate negli attuali processi di gestione e recupero dei rifiuti per le materie prime critiche. Questo lavoro sottolinea l’importanza di attuare strategie di economia circolare in tutti gli Stati membri dell’UE. Questa relazione rappresenta anche una preziosa fonte di conoscenze per l’attuazione di misure utilizzando documenti legislativi esistenti e imminenti, come il regolamento sulle batterie e la proposta di regolamento sui veicoli fuori uso, nonché la direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che è in fase di revisione”.

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Da dove attingere per le materie prime critiche?

L’obiettivo principale del report del Joint Research Centre è sviluppare un elenco prioritario di prodotti, componenti e flussi di rifiuti che hanno un potenziale rilevante di recupero per quel che riguarda le materie prime critiche e le materie prime strategiche. In base alle indicazioni del JRC, sarà poi la Commissione a dover elaborare l’elenco, valutando altri fattori quali:

  1. a) la materia prima critica recuperabile totale;
  2. b) la copertura del diritto dell’Unione esistente, 
  3. c) le lacune normative;
  4. d) le sfide nella raccolta e nel trattamento;
  5. e) i sistemi attuali per la raccolta e il trattamento.

Il lavoro del JRC e della Commissione dovrà  poi favorire poi gli Stati membri ad attuare “misure nazionali significative e mirate per aumentare la circolarità su di esse”, per dare dunque concreta attuazione all’art.26 del Critical Raw Materials Act.

Riciclo pale eoliche
Fonte: Canva

L’elenco prodotto dal JRC è dunque provvisorio ma da già l’idea della vastità dei prodotti, dei componenti e dei flussi di rifiuti a cui attingere: batterie, apparecchiature elettriche ed elettroniche, turbine eoliche e relative infrastrutture, veicoli a motore, mezzi di trasporto leggeri, infrastrutture energetiche e infrastrutture di telecomunicazione, pompe industriali, catalizzatori industriali, digestati e compost da rifiuti bioprodotti, scorie, fanghi e ceneri raccolti separatamente, e rifiuti da costruzione e demolizione (in particolare concentrandosi su alluminio e leghe di rame e cavi negli edifici). 

A seguito di ciò il report poi fornisce nelle successive pagine metodologie, prove, fattori contestuali e osservazioni. Importante in questo senso il contributo del progetto Future Availability of Secondary Raw Materials (FutuRaM), un progetto quadriennale finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe, iniziato nel giugno 2022. Al progetto FutuRaM abbiamo dedicato un recente Speciale, sia in italiano che in inglese.

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