Con 17 voti a favore e 4 contrari, anche Monza – dove si svolge il Gran Premio d’Italia di Formula 1 – entra tra le città italiane, dopo Genova e Firenze, che hanno avviato un percorso di affrancamento dalle pubblicità dei combustibili fossili e di prodotti e servizi ad alto impatto sul clima. Il consiglio comunale di Monza ha infatti approvato una mozione che chiede al Sindaco e alla Giunta comunale di valutare la possibilità di introdurre restrizioni o divieti per le pubblicità legate ai combustibili fossili in spazi pubblici come le fermate del trasporto pubblico urbano. Presentata dai consiglieri comunali della lista civica MonzAttiva Ilaria Guffanti e Sergio Visconti, la mozione prende di mira prodotti e servizi a elevata impronta carbonica, non solo carburanti e imprese che estraggono gas e petrolio, ma anche voli, navi da crociera e altri servizi direttamente connessi ai combustibili fossili.
La mozione, ha spiegato Guffanti, “non vieta l’uso dei combustibili fossili, né blocca alcuna attività economica. Piuttosto, chiede di porre fine alla promozione dei combustibili fossili attraverso la pubblicità. La pubblicità non è neutrale; modella comportamenti, abitudini e modelli culturali. Continuare a promuovere prodotti che contribuiscono all’inquinamento invia un messaggio incoerente con le attuali conoscenze scientifiche”. Per questo, sostiene, “vietare la pubblicità ai combustibili fossili è, quindi, una scelta di coerenza: un modo per assumersi la responsabilità verso la salute pubblica e l’ambiente, che è un dovere fondamentale di ogni amministrazione locale”.
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Un movimento globale
Se in Italia il fronte contro le pubblicità e le sponsorizzazioni che promuovono gas, petrolio e imprese che li estraggono si è appena aperto, con le recenti iniziative di Firenze e Genova e appunto Monza, altrove nel mondo la macchina è in moto da tempo. Dal primo maggio di quest’anno, ad esempio, dopo un percorso lungo anni, Amsterdam ha vietato in tutta la città la pubblicità che promuove prodotti climalteranti come i combustibili fossili, la carne, le crociere, le auto diesel e benzina. Lo ha fatto approvando, il 22 gennaio 2026, un regolamento comunale che riguarda tutti gli spazi pubblicitari e che contribuirà a cambiare l’immaginario e il concetto di accettabilità sociale (una mozione precedente, del 2020, aveva fatto della capitale olandese la prima città al mondo a mettere in discussione queste pubblicità, ma era di fatto limitata alle stazioni della metropolitana).
E Amsterdam è solo la punta dell’iceberg di questo movimento globale contro le pubblicità fossili. Un movimento incoraggiato anche dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e dalla relatrice speciale ONU su clima e diritti umani Elisa Morgera.
Secondo Reclame Fossielvrij, l’associazione che ha promosso il divieto di Amsterdam e il cui nome in olandese significa “Pubblicità libere dalle fonti fossili”, dopo il voto della capitale “oltre il 21% degli olandesi vive in un comune che ha adottato una politica volta a porre fine alla pubblicità dei combustibili fossili”.
Ma sono tante le città, le regioni (e anche qualche nazione) che – sulla scia del divieto che blocca le pubblicità delle sigarette – hanno imboccato questa strada, pur con strumenti diversi. A tenere il conto è la campagna World Without Fossil Ads: sono più di 60 le città o le regioni in tutto il mondo che hanno vietato le pubblicità di prodotti che fanno male al clima o hanno avviato un percorso in questa direzione: L’Aia, Utrecht, le nostre Firenze e Genova e poi Sidney, Stoccolma, Toronto, Liverpool. Ma ci sono anche intere nazioni avviate in questa direzione. Come la Francia, dove la legge Climat et Résilience ha introdotto un divieto di pubblicità per carburanti fossili (anche se, in assenza di norme attuative, la situazione è in stallo). E di limitazioni ha discusso anche la Spagna.
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