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domenica, Luglio 21, 2024

Lo stato del capitale naturale in Italia raccontato coi numeri

Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato qualche settimana fa il “Quinto rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia”. Vi raccontiamo qui i numeri salienti dello studio.

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Redazione EconomiaCircolare.com

“La necessità di preservare e ripristinare il Capitale Naturale per garantire una ripresa duratura è riconosciuta dall’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile al 2030 e dal Green Deal europeo”, spiega il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. “Si tratta della base indispensabile per tutti i servizi ecosistemici essenziali allo sviluppo, al benessere, oltre che al contrasto e alla mitigazione dei cambiamenti climatici”. Il Ministero ha pubblicato a febbraio il “Quinto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia”, elaborato, con la stima dei dati aggiornati al 2021, dal Comitato Capitale Naturale (2022). Un rapporto corposo (oltre 200 pagine) che tutti (dai cittadini-consumatori ai decisori pubblici e privati) dovremmo leggere, perché la gran parte delle nostre scelte ha effetti sul capitale naturale. Un capitale essenziale per la qualità della nostra vita.

Vi raccontiamo qui, attraverso indicatori selezionati, alcuni aspetti centrali nel report.

20%       La porzione di superficie nazionale tutelata. Nel complesso, leggiamo nel documento, il sistema delle Aree Protette nazionali e regionali insieme alla rete Natura 2000 copre attualmente un’estensione di quasi 10.500.000 ettari, interessando più del 20% della superficie terrestre nazionale e l’11% della superficie marina di giurisdizione italiana;

30%       La quota di posidonia perduta negli ultimi cento anni. Spiega infatti il rapporto redatto dal Comitato Capitale Naturale che nell’ultimo secolo in Italia “abbiamo perso il 30% delle praterie di fanerogame marine”. Questo a causa dei numerosi impatti antropici, tra cui danni meccanici (dragaggio, scarico, pesca a strascico ed ancoraggio), costruzioni costiere, inquinamento, eutrofizzazione, piscicoltura e introduzione di specie aliene;

0,77%   La porzione di spesa pubblica primaria dedicata all’ambiente, secondo l’Ecorendiconto dello Stato. L’Ecorendiconto, spiega il Ministero dell’economia e delle finanze, è un documento allegato al Rendiconto generale dello Stato che illustra “le risultanze delle spese ambientali delle amministrazioni centrali dello Stato, ovvero delle spese aventi per finalità la protezione dell’ambiente e l’uso e gestione delle risorse naturali”. Secondo l’Ecorendiconto, spiegano gli esperti del Comitati, “nel periodo d’analisi 2010-2020, si osserva una brusca diminuzione della massa spendibile nei primi tre anni (da 8 a 3 mld €), seguita da un periodo stazionario e da una ripresa negli ultimi due anni fino a un massimo di 9 mld € nel 2020”. La spesa media annua (pagamenti) nel periodo è di 3,1 mld €. In sintesi, sottolinea il rapporto, la spesa dello Stato per l’ambiente rimane esigua se confrontata con altre voci di finanza pubblica (es. spese per la difesa) e vale lo 0,77% della spesa pubblica primaria complessiva;

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1,84%   La quota di PIL dedicata alla protezione dell’ambiente, secondo l’Istat. La spesa per la protezione dell’ambiente monitorata dall’Istat nei conti ambientali – che include famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche – nel 2018, ultimo anno disponibile per il totale aggregato, ha superato i 32 mld di euro, pari all’1,84% del PIL;

36           I miliardi di euro di sussidi dannosi alla biodiversità (anno 2020). Il Comitato per il Capitale Naturale include nel rapporto una prima stima dei sussidi dannosi alla biodiversità (Biodiversity Harmful Subsidies – BHS). Le stime dei BHS per il 2018, 2019 e 2020 sono state rispettivamente di 28, 38 e 36 miliardi di euro;

0,01%   La quota di biomassa sulla Terra rappresentata da noi esseri umani. “Nel Quinto rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia” leggiamo che la massa di 8 miliardi di abitanti attuali rappresenta solo lo 0,01% della biomassa del pianeta. A fronte di questo, la massa fisica prodotta dall’umanità ha superato quella della biomassa (all’inizio del secolo scorso equivaleva solo al 3% della biomassa totale). Per ciascun abitante della Terra, ogni settimana che passa viene globalmente prodotto un peso superiore a quello del proprio corpo;

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29%       Il calo del Farmland Bird Index (FBI). Il Farmland Bird Index (FBI) è un indicatore ambientale della Politica Agricola Comune (PAC) che sfrutta la caratteristica degli uccelli di essere bioindicatori. Dal 2000 al 2020, il valore del FBI è diminuito del 29% con un picco nelle pianure (in particolare la Pianura Padana) del -46%. Vale a dire che delle specie i cui andamenti di popolazione contribuiscono all’indicatore, molte sono in declino.

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