domenica, Febbraio 1, 2026

Plastica, l’UE prova a fermare la crisi del riciclo

La Commissaria Roswall: “Se non interveniamo ora per sostenere il settore del riciclo della plasti-ca, rischiamo di non riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati su imballaggi, plastica monouso ed economia circolare”

EconomiaCircolare.com
EconomiaCircolare.com
Redazione EconomiaCircolare.com

Con il nuovo pacchetto di misure dedicate al riciclo della plastica, presentato il 23 dicembre 2025, l’Unione europea riconosce apertamente che la transizione circolare nel settore delle plastiche è entrata in una fase critica: una crisi industriale strutturale che rischia di compromettere il raggiungimento degli stessi target fissati dalla normativa europea. L’Esecutivo Ue parla senza mezzi termini di un settore “sotto forte pressione”, colpito da una combinazione di fattori economici e regolatori: mercati frammentati per le materie prime seconde, costi energetici elevati, prezzi instabili della plastica vergine e concorrenza crescente da parte di importazioni difficili da tracciare. Il documento di domande e risposte che accompagna il “Circularty plastic package” aggiunge un altro elemento rilevante: le politiche UE hanno creato una domanda regolatoria di plastica riciclata più rapida della capacità del mercato europeo di offrirla.

Numeri e ragioni della crisi

Secondo dati richiamati dalla Commissione e ripresi da diverse associazioni di settore, tra il 2021 e il 2023 l’Europa ha perso circa un milione di tonnellate di capacità di riciclo, a causa della chiusura o del rallentamento di numerosi impianti. Una contrazione che ha colpito in particolare il riciclo meccanico, storica colonna portante della circolarità della plastica in Europa.

Le ragioni sono molteplici. Da un lato, il crollo dei prezzi della plastica vergine in alcune fasi del 2022-2024 ha reso i polimeri riciclati meno competitivi, soprattutto in assenza di obblighi di contenuto riciclato sufficientemente stabili e prevedibili. Dall’altro, l’aumento dei costi energetici ha inciso in modo diretto sui margini degli operatori del riciclo, che operano in un settore energivoro ma con scarsa capacità di trasferire i costi a valle.

A questo si aggiunge un problema normativo che la Commissione riconosce esplicitamente: l’assenza di un vero mercato unico per le plastiche riciclate. Oggi, un materiale che ha cessato di essere rifiuto in uno Stato membro può continuare a essere classificato come tale in un altro, con effetti diretti sulla possibilità di commercializzarlo e utilizzarlo: una frammentazione che scoraggia gli investimenti e penalizza soprattutto le piccole e medie imprese del riciclo.

Presentando il pacchetto, la commissaria per l’economia circolare Jessika Roswall ha collegato direttamente questi elementi alla tenuta complessiva delle politiche UE: “Se non interveniamo ora per sostenere il settore del riciclo della plastica, rischiamo di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che noi stessi abbiamo fissato su imballaggi, plastica monouso ed economia circolare”.

Plastica
Foto: EJF

Leggi anche: Tra i riciclatori della plastica aumentano i fallimenti: è “l’inganno del riciclo”?

Criteri “end-of-waste” armonizzati

Il primo pilastro del pacchetto riguarda proprio questo nodo strutturale. La Commissione ha presentato una proposta di atto di esecuzione per introdurre criteri armonizzati a livello UE sulla cessazione della qualifica di rifiuto per le plastiche riciclate. Non è una misura simbolica, ma un intervento che incide direttamente sul funzionamento del mercato.

L’obiettivo è duplice: da un lato ridurre la frammentazione normativa che ostacola la circolazione dei materiali riciclati, dall’altro garantire standard elevati di qualità e sicurezza, evitando che l’armonizzazione si traduca in un abbassamento dei requisiti ambientali. I criteri proposti da Bruxelles definiscono condizioni precise su input, processi e caratteristiche del materiale in uscita, con l’intento di dare certezza giuridica agli operatori e fiducia agli utilizzatori industriali.

Secondo la Commissione, questo passaggio è indispensabile anche in vista dell’entrata in vigore del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che imporrà percentuali crescenti di contenuto riciclato e requisiti di riciclabilità. Senza un quadro comune sulla fine della qualifica di rifiuto, avverte l’Esecutivo Ue, il rischio è che gli obblighi del PPWR vengano soddisfatti prevalentemente attraverso importazioni, aggravando ulteriormente la crisi dell’industria europea del riciclo.

Le reazioni del settore sono state in larga parte favorevoli sul principio, ma caute sui dettagli. Plastics Recyclers Europe ha accolto positivamente il riconoscimento del problema del mercato unico, sottolineando però la necessità che i criteri siano “realistici e applicabili”, per evitare di escludere dal mercato materiali riciclati che oggi trovano impiego industriale.

Riciclo chimico: una scelta che divide

Un secondo asse del pacchetto, spiegato in dettaglio nel Q&A, riguarda le regole sul contenuto riciclato nelle bottiglie in PET monouso, adottate nell’ambito della direttiva sulle plastiche monouso. È qui che entra in gioco uno dei temi più controversi: il riciclo chimico.

La Commissione ribadisce che il riciclo meccanico resta la tecnologia di riferimento, ma riconosce che, per raggiungere gli obiettivi di contenuto riciclato, sarà necessario valorizzare anche il contributo di tecnologie complementari. Il riciclo chimico, che scompone i polimeri a livello molecolare per ottenere nuove materie prime, viene considerato utile soprattutto per flussi complessi o contaminati che sfuggono al riciclo meccanico.

Per evitare distorsioni, Bruxelles propone di contabilizzare il contributo del riciclo chimico attraverso il metodo del bilancio di massa, specificando che solo la quota effettivamente trasformata in nuova plastica potrà essere conteggiata come riciclata, mentre l’uso come combustibile sarà escluso. “Serve un quadro chiaro e credibile che favorisca l’innovazione senza compromettere l’integrità ambientale”, ha commentato Roswall.

Questa apertura ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, l’industria chimica e parte del settore del riciclo vedono nel riconoscimento del riciclo chimico una leva per attrarre investimenti e aumentare la disponibilità di plastica riciclata. Dall’altro, organizzazioni ambientaliste come Zero Waste Europe ed EEB mettono in guardia dal rischio che queste tecnologie vengano usate per aggirare gli sforzi di riduzione e prevenzione dei rifiuti, sottolineando che “il riciclo non può compensare una produzione eccessiva di plastica vergine”.

riciclo plastica copertina

Leggi anche: Plastica, i consorzi: “Rischio interruzione della raccolta differenziata”

Concorrenza globale, tracciabilità e importazioni

Un elemento meno visibile ma strategicamente rilevante del pacchetto riguarda la dimensione commerciale. La Commissione propone l’introduzione di codici doganali separati per plastica vergine e plastica riciclata, una misura finalizzata a migliorare la tracciabilità dei flussi e a rafforzare l’applicazione delle norme UE.

Oggi, ammette la Commissione, la mancanza di dati affidabili sulle importazioni di plastica riciclata rende difficile valutare il loro impatto sul mercato europeo e contrastare pratiche scorrette. Per molte associazioni di settore si tratta di un primo segnale di attenzione al tema della concorrenza internazionale, anche se giudicato insufficiente. FEAD, la Federazione europea della gestione dei rifiuti, ha sottolineato che senza criteri più stringenti su qualità e origine dei materiali importati il rischio di dumping ambientale resta elevato.

Sensorizzazione e digitalizzazione

Pur non essendo al centro del pacchetto normativo, la “sensorizzazione emerge come un elemento trasversale nelle strategie UE sul riciclo. Sensori, sistemi di monitoraggio e tracciabilità digitale sono sempre più utilizzati per controllare la qualità dei flussi di rifiuti, migliorare l’efficienza degli impianti e verificare il contenuto riciclato lungo la catena del valore. Questa tecnologia abilita un monitoraggio in tempo reale della qualità dei rifiuti, dei flussi di materiali e dei parametri di processo, favorendo un incremento dell’efficienza, una più accurata qualità dei riciclati e una maggiore affidabilità della tracciabilità dei materiali lungo la catena del valore

La Commissione non ha dedicato misure specifiche a questo tema nel pacchetto dello scorso dicembre, ma lo ha richiamato come parte dell’ecosistema che dovrà supportare l’attuazione delle nuove regole. In prospettiva, la digitalizzazione è vista come uno strumento chiave per rendere credibili e verificabili gli obblighi di contenuto riciclato, soprattutto in un contesto di crescente complessità tecnologica.

Leggi anche: Plastica, Pew: possiamo ridurre inquinamento dell’83% in 15 anni

Verso il Circular Economy Act

Il pacchetto Ue sul riciclo della plastica non va visto isolatamente, ma come complemento ad altre iniziative chiave dell’UE: dalla Direttiva sulle Plastiche Monouso (SUPD), che impone obblighi progressivi di contenuto riciclato e restrizioni su alcuni prodotti monouso, al già citato PPWR, destinato a ridefinire gli standard di riciclabilità, prevenzione e uso di materiali riciclati in tutti gli imballaggi entro il 2030, con target stringenti e criteri di progettazione ecocompatibile. A incidere sul settore saranno anche la fase attuativa del Regolamento Ecodesign (ESPR), che include criteri di riciclabilità e contenuto riciclato già nella fase di progettazione dei prodotti, e l’evoluzione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che trasferisce sui produttori parte dei costi di gestione dei rifiuti e con l’eco-modulazione rafforza l’incentivo a materiali più facilmente riciclabili.

Nel Q&A la Commissione è esplicita: le misure di dicembre 2025 non sono pensate per risolvere tutti i problemi del settore, ma per stabilizzare il mercato nel breve periodo e preparare il terreno al Circular Economy Act, annunciato per la fine del 2026. Questa futura legge orizzontale dovrebbe affrontare in modo sistemico il funzionamento dei mercati delle materie prime seconde, superando l’attuale frammentazione tra settori e normative.

In questo senso, il pacchetto sul riciclo della plastica rappresenta un banco di prova. La sua efficacia dipenderà non solo dai testi adottati, ma dal modo in cui Stati membri, Parlamento europeo e stakeholder industriali e ambientali riusciranno a tradurre queste misure in un equilibrio credibile tra ambizione ambientale, sostenibilità industriale e innovazione tecnologica.

© Riproduzione riservata

 

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie