Buste di plastica: tra i rifiuti più diffusi nell’ambiente, l’Italia manca gli obiettivi di riduzione

La Plastic Bags Directive impone di ridurre il consumo pro capite sotto le 40 buste a testa l’anno. L’Italia è a 129 a testa (2023)

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Redazione EconomiaCircolare.com

I sacchetti di plastica figurano tra i primi 10 oggetti più diffusi tra i rifiuti abbandonati in Europa. Quasi sempre utilizzati una sola volta, impiegano secoli per degradarsi completamente nell’ambiente naturale. Prima che ciò accada, spesso vengono ingeriti da animali terrestri o marini oppure si frammentano in microplastiche.

In entrambi i casi, finiscono nella catena alimentare umana e animale. Ecco perché l’UE ha introdotto norme che affrontano specificamente il problema dei sacchetti di plastica leggeri (Lightweight Plastic Carrier Bags-LPCB), quelli usati per la spesa e forniti ad esempio alle casse dei supermercati (spessore della parete inferiore a 50 micron-µm).

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Plastic Bags Directive

La direttiva sui sacchetti di plastica (Direttiva (UE) 2015/720, Plastic Bags Directive) è stata adottata per “contrastare il consumo e l’uso insostenibili dei sacchetti di plastica leggeri”, con l’obiettivo non solo di “ottenere una riduzione sostenibile del consumo di sacchetti di plastica” ma anche di “promuovere la prevenzione dei rifiuti”, fa sapere la Commissione UE.

Per questo, impone agli Stati membri di adottare diverse iniziative:

  • L’adozione di misure per far sì che, entro il 31 dicembre 2025, il livello di consumo annuo non superi le 40 borse di plastica leggere a persona, o un obiettivo equivalente espresso in termini di peso;
  • L’adozione di strumenti per garantire che le borse di plastica leggere non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di beni o prodotti, a meno che non vengano attuati strumenti di riduzione altrettanto efficaci.

I sacchetti di plastica molto leggeri (VLPCB, uno spessore delle pareti inferiore a 15 micron, necessari per motivi igienici o forniti come imballaggio primario per alimenti sfusi) possono essere esclusi dagli obiettivi, ma gli Stati membri sono tenuti a riferire sullo stato dei consumi.

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I dati sul consumo di buste di plastica

A partire da giugno 2020, gli Stati UE hanno iniziato a comunicare i dati relativi al numero totale di sacchetti di plastica leggeri consumati sul proprio territorio. Possono anche fornire dati più dettagliati sul consumo di sacchetti di plastica molto leggeri (VLPCB), quelli con uno spessore inferiore a 15 micron (di solito usati come imballaggio per alimenti sfusi).

Vediamoli, questi dati. Nel 2023 (ultimo anno confrontabile tra i diversi paesi, con molte informazioni ancora solo stimate), nell’UE sono stati mediamente consumati 65 sacchetti di plastica leggeri per abitante. Il che significa, sottolinea Eurostat, “solo una modesta riduzione del 3% dei consumi rispetto all’anno precedente, quando il dato era pari a 67 LPCB”.

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Le differenze nel consumo di buste di plastica tra i paesi UE

Ovviamente il consumo pro capite varia, e non di poco, tra i vari paesi comunitari. Si passa (sempre dati 2023) da 4 LPCB per abitante in Belgio a 209 LPCB in Lettonia. Oltre al Belgio, altri 8 paesi UE erano già riusciti a ridurre il consumo di LPCB al di sotto dell’obiettivo di 40 LPCB per abitante: Polonia (7 LPCB per abitante), Portogallo e Austria (14 LPCB), Svezia (22 LPCB), Danimarca (23 LPCB), Lussemburgo (25 LPCB), Paesi Bassi e Germania (31 LPCB). Anche l’Irlanda, con 45 LPCB, e la Francia, con 46 LPCB per abitante, si stavano avvicinando all’obiettivo di consumo fissato per il 2025.

Al contrario, la Lettonia è stata l’unico paese dell’UE con un consumo di LPCB superiore a 200 per abitante, ma in cattiva compagnia di Lituania (196 LPCB) e Repubblica Ceca (185 LPCB), che si sono distinte in negativo. In Italia ne abbiamo consumate 129 a testa.

Tra i motivi di queste differenze così marcate:

  • la differenza nell’efficacia delle misure di riduzione;
  • il fatto che alcuni paesi hanno adottato misure da più tempo rispetto ad altri;
  • le differenze nelle metodologie di raccolta dei dati utilizzate dai vari paesi: “Non si può quindi escludere che alcune delle differenze tra i paesi possano essere attribuibili a questioni metodologiche relative ai dati”. Anche se, avverte l’ufficio statistico europeo, “la qualità dei dati è migliorata di anno in anno e si prevede un ulteriore miglioramento”.
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Il trend: Italia bocciata nella riduzione di buste di plastica

Oltre al dato assoluto, conta ovviamente il trend di riduzione. Nel periodo dal 2018 al 2023, le diminuzioni più significative si sono registrate in Svezia, con 131 LPCB in meno per abitante, in Lituania (-125), in Lettonia (-118), in Spagna (-104) e a Cipro (-102).

Cinque paesi hanno invece registrato aumenti: in particolare la Romania, con un aumento di 45 LPCB per abitante (2018-2022), l’Italia (+36 LPCB) e la Croazia (+24 LPCB). In Italia, in particolare, hanno pesato le politiche a favore delle buste biodegradabili e compostabili.

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