La Commissione europea interviene per rivedere il sistema di scambio di emissioni (ETS – Emissions Trading System) e apre anche ad includere l’incenerimento dei rifiuti.
“La proposta rafforza l’EU ETS per i settori del trasporto aereo e marittimo e lo estende all’incenerimento dei rifiuti. In tutti questi settori, la revisione sta creando nuove opportunità commerciali, affronta i rischi di elusione e livella le condizioni di concorrenza. Fornisce inoltre coerenza con gli sviluppi internazionali” fa sapere la Commissione.
Secondo Zero Waste Europe, che da tempo caldeggia la misura, “l’UE stabilisce finalmente un prezzo per l’incenerimento dei rifiuti, ma alcune scappatoie rischiano di comprometterne l’impatto sul clima”. Plaude anche lo European Environmental Bureau (EEB): “L’inserimento dell’incenerimento dei rifiuti nel mercato del carbonio dell’UE rappresenta un passo atteso da tempo per ridurre le emissioni del settore e sostenere la transizione dell’Europa verso un’economia circolare”.
Di tenore diverso le considerazioni dell’industria dell’incenerimento. Secondo il direttore esecutivo dell’Environmental Services Association britannica (ESA, principale associazione di categoria delle imprese della gestione, raccolta, riciclo e trattamento dei rifiuti), Jacob Hayler, “l’applicazione del sistema ETS ai rifiuti è uno strumento fondamentale per contribuire a realizzare il nostro obiettivo di decarbonizzare il settore entro il 2040, ma abbiamo anche sostenuto che dovrebbe essere applicato con cautela, insieme ad altre misure complementari, per garantire che i rifiuti non scendano nella gerarchia dei rifiuti finendo in discarica o esportati all’estero”. Si correrebbero rischi di waste leakage e di distorsione della concorrenza.
Secondo quanto calcolato da Utilitalia, l’associazione italiana delle multiulity che gestiscono anche inceneritori, una misura del genere “potrebbe generare un aggravio tariffario fino a 45 euro la tonnellata e oneri aggiuntivi per il settore fino a 350 milioni di euro l’anno – ha detto tempo fa il presidente Luca Dal Fabbro – e questo è inaccettabile. Il waste to energy è un tassello fondamentale per la chiusura del ciclo”.
La proposta della Commissione sarà ora oggetto di negoziati con il Parlamento europeo e gli Stati membri.
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L’Emission Trading System europeo
Dal suo avvio nel 2005, riferisce ancora l’esecutivo UE, il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) “ha dato i suoi frutti”. Ha generato “oltre 270 miliardi di euro di entrate che sono state reinvestite nell’innovazione, nella decarbonizzazione industriale e nella modernizzazione del sistema energetico europeo”. Tuttavia, “il contesto geopolitico ed economico è cambiato e l’industria dell’UE è sottoposta a una maggiore pressione. Mentre continuiamo a lavorare sull’azione per il clima, dobbiamo modernizzare la nostra principale politica di decarbonizzazione – l’EU ETS – per essere il nostro motore di innovazione e investimento per la nostra competitività e indipendenza, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2026 e con il patto per l’industria pulita”.
“L’adattamento del nostro mercato del carbonio alle mutevoli realtà globali – ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – questo è anche un piano di investimenti e indipendenza. Mantenere la transizione pulita sulla buona strada, portare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione”.
Come spiega Zero Waste Europe (ZWE), la proposta riguarda gli impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti non pericolosi con una capacità superiore a 3 tonnellate all’ora. Quindi, stima l’associazione, la misura coprirebbe di fatto “tutti gli impianti di livello comunale in tutta l’UE”. Ma il condizionale è d’obbligo.
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Estensione dell’ETS all’incenerimento, con eccezioni
Se l’incenerimento dei rifiuti entra nel sistema di scambio delle emissioni inquinanti, sono però previste diverse deroghe:
Introduzione graduale. L’obbligo verrà introdotto solo gradualmente tra il 2031 e il 2034. Gli operatori saranno tenuti a coprire quote pari a:
- il 25% delle emissioni verificate dichiarate per il 2031;
- il 50% delle emissioni verificate dichiarate per il 2032;
- il 75% delle emissioni verificate dichiarate per il 2033;
- il 100% delle emissioni verificate dichiarate per il 2034 e per ogni anno successivo
Protesta ZWE: si tratta “di sei anni dopo la data di inizio del 2028 prevista dall’attuale direttiva ETS, che aveva reso obbligatoria questa revisione”.
Deroghe. Gli stati UE “possono richiedere una deroga nazionale se saranno in grado di dimostrare che stanno applicando ‘misure equivalenti’”. La Commissione ha previsto la possibilità di rinviare l’attuazione fino al 2035, “purché soddisfino almeno due delle tre condizioni relative alla tariffazione nazionale delle emissioni di carbonio, ai risultati in materia di riciclaggio e agli obiettivi relativi alle discariche”, spiega il sito Let’s recycle.com.;
Impianti ultraperiferici. Gli impianti situati nelle “regioni ultraperiferiche” dell’UE beneficiano di una deroga separata fino al 2035;
Eccezione teleriscaldamento. Gli impianti di termovalorizzazione che forniscono teleriscaldamento “continuano ad avere diritto all’assegnazione gratuita delle quote”.
Tutte queste eccezioni “smorzeranno il segnale”, consentendo agli operatori “di continuare a bruciare materiale prezioso e riciclabile a costi minimi o nulli per gli anni a venire”, dice Zero Waste Europe. Che chiede al Parlamento europeo e al Consiglio “di colmare le lacune: abbreviare il periodo di transizione, limitare le clausole di esclusione e le deroghe, porre fine all’assegnazione gratuita delle quote per la termovalorizzazione dei rifiuti e includere pienamente lo smaltimento in discarica nell’ambito di applicazione del sistema di tariffazione del carbonio, al pari dell’incenerimento”.
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