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sabato, Aprile 20, 2024

Gli elettrodomestici e i Raee? Secondo 3 italiani su 4 non sono riciclabili. Sondaggio

Riciclo e sostenibilità al centro del sondaggio sull’economia circolare condotto da Ipsos per Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club e presentato nel recente Ecoforum. Cresce la conoscenza dell’economia circolare, che riguarda però ancora meno della metà degli intervistati

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Redazione EconomiaCircolare.com

Si parla tanto di economia circolare – questo magazine, ovviamente, tra i primi. Lo sta facendo a tassi inusitati anche il governo, che si erge in difesa dei nostri primati nazionali di riciclo contro la pretesa della Commissione europea di spingere anche sul riutilizzo e sulla riduzione dei rifiuti. Visto che è sempre bene sapere il grado di conoscenza di chi ci ascolta, tornano utilissimi i risultati del sondaggio Ipsos “L’Italia e l’economia circolare” (1000 interviste CAWI condotte tra il 31 maggio e il 6 giugno 2023) presentato nei giorni scorsi alla X edizione dell’Ecoforum 2023, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata a Roma da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club.

Ve ne facciamo un sunto qui, in cifre.

 

+5%       Aumenta quest’anno, rispetto a cinque anni fa, la quota di persone che nel sondaggio affermano di conoscere l’economia circolare: +5%. Gli italiani che conoscono l’economia circolare restano comunque meno della metà del totale, secondo il sondaggio Ipsos: sono infatti il 45% degli intervistati;

sondaggio economia circolare
Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

 40%       Sono gli intervistati che non credono che nei prossimi anni i green jobs – cioè i lavori legati alla transizione ecologica e alla sostenibilità – aumenteranno. ‘Solo’ il 60% degli intervistati, infatti, si è detto convinto che il numero di green jobs crescerà (molto o poco): il dato, va detto, è in crescita del 12% rispetto al 2022.

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Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

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43%       È la percentuale di italiani che, stando al sondaggio Ipsos, “non sa e non ritiene credibile” che l’Italia abbia la percentuale più alta in Europa di riciclo dei rifiuti. Solo il 14% degli italiani, infatti, ritiene che il proprio territorio di residenza sia sopra la media europea rispetto alla circolarità;

sondaggio economia circolare
Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

48%       Quasi la maggioranza degli intervistati (48%) ritiene che i rifiuti domestici sonosolo in parte smaltiti correttamente”, mentre il 23% afferma che lo sono “in gran parte”. Il 19% crede che siano in gran parte smaltiti in modo non corretto;

44%       È la quota di intervistati che ritiene che i rifiuti delle industrie siano “solo in parte” smaltiti correttamente. Per il 15% sono invece “in gran parte” smaltiti correttamente. Pensa invece che siano “in gran parte smaltiti in modo non corretto” ben il 30% delle persone;

sondaggio economia circolare
Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

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24%      Secondo il sondaggio Ipsos per Ecoforum, solo un italiano su 4 (24% del totale) è convinto che i materiali elettrici, gli elettrodomestici e le lampadine possano essere riciclati. Ancora meno (22%) chi pensa che possano esserlo gli oli lubrificanti. Solo metà del campione pensa che l’alluminio (51%) e il PET (52%) possano avere una seconda vita. La carta è riciclabile per ben il 69% del campione; il vetro per il 70%;

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Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

37%       Sono i cittadini italiani che non credono che eventi estremi come siccità, ondate di calore e alluvioni siano conseguenza dei cambiamenti climatici. Ne è invece convinto il restante 63%.  Il 45% ritiene che questi eventi portino con sé conseguenze economiche per gli individui come l’aumento del costo dei prodotti alimentari e della vita più in generale;

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Fonte: sondaggio “L’Italia e l’economia circolare”

49%       Quasi la metà degli intervistati (il 49%) boccia forme di protesta come “imbrattare monumenti e opere d’arte con vernici lavabili” per catalizzare l’attenzione del grande pubblico sui temi ambientali: sarebbero “irresponsabili e incomprensibili”. Solo il 20% le ritiene invece “necessarie e comprensibili”. Il 19 giudica queste azioni “corrette negli argomenti, sbagliate nei modi”.

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