“Santa Marta non è un evento ma un processo“: a volte la sintesi migliore di una complessità è una singola frase. Come nel caso, appunto, di ciò che è avvenuto dal 24 aprile al 29 aprile 2026 a Santa Marta, in Colombia. Qui si è tenuta, infatti, la prima conferenza internazionale dedicata alla transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili. Su questo appuntamento c’erano molte attese e molte speranze, anche se in Italia comunque se n’è parlato poco. Tra le poche persone che se n’è occupata, e che anzi è stata a Santa Marta, c’è Marica Di Pierri, giornalista e divulgatrice. I suoi contributi per il nostro giornale sono stati preziosi.
Il momento storico in cui si è svolta la conferenza di Santa Marta è importante. A partire dalle difficoltà della governance climatica, con la stanchezza e la sfiducia che si è registrata alle ultime Cop, insieme ai risultati non certo esaltanti – basti sottolineare che nel 2024 si è superato l’aumento di un grado e mezzo delle temperature rispetto ai livelli pre-industriali (1850-1900), una soglia che la Cop21 di Parigi aveva definito come da non superare. E poi certamente il caos globale che dalla guerra in Ucraina passando per il genocidio di Gaza, fino alla guerra in Iran e alla crisi dello Stretto di Hormutz, ribadisce che in questo periodo a farla da padrone sono la geopolitica e i rapporti di forza. Ed è proprio in questa policrisi che invece ciò che appare un’utopia mostra di avere una forza concreta.
Se è vero che Santa Marta, allora, è solo l’inizio dell’auspicato abbandono dell’uso intensivo dei combustibili fossili, noi non possiamo che seguire questo percorso attraverso questo Speciale in continuo aggiornamento. Come sempre, rinnoviamo l’invito a inoltrarci contributi, spunti, suggerimenti, critiche. Buona lettura.
Andrea Turco
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