Dal 12 agosto saranno operative le prime misure contenute nel PPWR, il Regolamento imballaggi (Packaging and Packaging Waste Regulation). Tra gli obiettivi della norma, la riduzione dei rifiuti da imballaggi, da raggiungere anche attraverso la transizione verso sistemi riutilizzabili. Un recente articolo di Packaging Insights mostra come la transizione sia in atto.
Il punto di vista di ZWE
Secondo Larissa Copello, responsabile delle politiche su imballaggi e riuso di Zero Waste Europe (ZWE), il PPWR rappresenta un’importante opportunità per allontanare l’Europa da un’impostazione che storicamente ha privilegiato il riciclo rispetto alla prevenzione dei rifiuti. Copello si sofferma sulla ricarica degli imballaggi, “considerata una specifica misura di prevenzione: contribuisce quindi al raggiungimento degli obiettivi di prevenzione fissati dal Regolamento ed è necessaria per conseguirli”. Ovviamente il refill non è per sé stesso ambientalmente conveniente: le soluzioni di ricarica, spiega, devono essere progettate e applicate correttamente affinché producano effettivi benefici. Affinché questo sia possibile, la ricarica va immaginata all’interno di sistemi di riuso: ricarica nel punto vendita, restituzione dei contenitori, sistemi di deposito, lavaggio professionale e reti di redistribuzione. “Pensate ai sistemi, non solo al packaging”, dice.
Il regolamento ha però, secondo Copello, dei limiti che ne riducono la portata. Non offre ad esempio incentivi economici né un quadro normativo sufficienti a creare le economie di scala necessarie perché i sistemi di riuso possano svilupparsi. Soprattutto perché dovranno radicarsi e crescere in un sistema economico e logistico ancora “wired for disposability”, cioè strutturato intorno all’usa e getta. “I sistemi di riutilizzo – spiega a Packaging Insights – non possono svilupparsi adeguatamente se si basano su infrastrutture realizzate per gli imballaggi monouso. È come cercare di far circolare i treni su strade progettate per le automobili. Il riutilizzo ha bisogno di un’infrastruttura dedicata per essere efficiente e accessibile su larga scala. Sono necessari investimenti pubblici e infrastrutture condivise per garantire condizioni di parità”.
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Il sondaggio Amcor
Amcor, gruppo multinazionale tra i maggiori produttori mondiali di imballaggi per i settori alimentare, cosmetico, farmaceutico e sanitario, nel giugno scorso ha pubblicato i risultati di un sondaggio dedicato proprio alle soluzioni di ricarica (“Consumers embrace convenient refill solutions in beauty and personal care, new Amcor research shows”). Condotto su 2.749 consumatori e consumatrici di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito, si concentra sui prodotti per la cura personale (prodotti per doccia e bagno, cura dei capelli e sapone liquido per le mani) e fornisce indicazioni utili a sostenere e potenziare la transizione verso il riuso.
Ecco cosa è emerso:
- il 66% degli intervistati aveva acquistato una ricarica in busta nei dodici mesi precedenti;
- l’86% si aspetta che la ricarica costi meno del prodotto nella confezione usa e getta originaria;
- il 69% acquisterebbe più ricariche se fossero meno costose;
- l’81% sarebbe più propenso ad acquistare ricariche in busta se fossero riciclabili e (74%) prodotte con plastica riciclata;
- il 45% comprerebbe più ricariche se fossero più facili da trovare nei negozi fisici e online;
- tra chi non acquista ricariche, il 49% dichiara di non trovare il prodotto o il marchio preferito in questo formato;
- il 35% degli intervistati segnala come problema la perdita di prodotto dovuta a fuoriuscite; il 29% la difficoltà o la scarsa pulizia dell’operazione di ricarica;
- il 33% afferma invece di non riscontrare alcun problema nell’utilizzo delle ricariche.
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Il programma per accompagnare il riutilizzo
Se, durante i lavori per la stesura e l’approvazione del PPWR, una delle critiche mosse al regolamento è stata che avrebbe cancellato posti di lavoro ed economie, un’iniziativa (probabilmente una delle tante) che potrebbe smentire questa lettura arriva da DS Smith, azienda internazionale specializzata negli imballaggi a base di fibre, che (insieme a RE-ZIP, impresa danese che sviluppa sistemi tracciabili per il riutilizzo degli imballaggi, e a RAJA Group, gruppo francese leader europeo nella distribuzione di imballaggi) ha immaginato la Reuse Fast Track initiative: programma europeo di accelerazione dedicato alla diffusione degli imballaggi riutilizzabili per il commercio elettronico.
Annunciato nel maggio di quest’anno, il programma partirà in Francia a settembre, e durerà dodici mesi. Prevede il coinvolgimento di un massimo di 20 imprese o marchi attivi nell’e-commerce. L’obiettivo è ottenere, nell’arco di un anno, il riutilizzo complessivo di 250.000 imballaggi, rimettendo in circolazione quelli restituiti dai consumatori.
Le aziende partecipanti dovrebbero ricevere aiuti per:
- integrazione del sistema nella catena logistica;
- configurazione informatica;
- marketing e comunicazione ai clienti;
- coinvolgimento dei consumatori nel processo di restituzione;
- monitoraggio delle prestazioni e dei tassi di riutilizzo.
Il programma è sostenuto da finanziamenti del programma LIFE dell’Unione europea, che dovrebbero consentire di ridurre il contributo economico richiesto alle imprese partecipanti.
La Francia rappresenta il primo mercato di sperimentazione. Se il modello darà risultati positivi, i promotori prevedono una possibile estensione ad altri paesi europei e a un numero maggiore di imprese a partire dal 2027.
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