venerdì, Maggio 27, 2022

L’acqua nel mondo: con i cambiamenti climatici a rischio anche cibo, salute e sicurezza

Scarsità e sprechi, inquinamento e inondazioni: l’acqua è una risorsa dal valore inestimabile ma è anche uno dei più grandi problemi che dovremmo affrontare negli anni a venire. Si stima che nel 2050 più di 5 miliardi di persone non avranno un adeguato accesso all’acqua per almeno un mese all’anno

Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

La situazione relativa all’acqua nel mondo rappresenta una parte evidente e visibile dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento: un enorme elefante nella stanza, che ci costringe a guardare la realtà dei fatti. Anche in Italia possiamo vedere con i nostri occhi un aumento della frequenza di fenomeni estremi: da una parte violente piogge e allagamenti che questo autunno hanno provocano danni e morti, dall’altra fasi di siccità e diverse città sottoposte a stress idrico periodico.

La gestione, la disponibilità e la sicurezza dell’acqua sono aspetti legati in modo indissolubile alla salute delle persone e del Pianeta e a una lunga serie di attività umane, prima fra tutte l’agricoltura.

La questione è complessa ma delineare un quadro generale può servire a dare un’ulteriore spinta verso un cambiamento, perché se non modifichiamo il nostro modo di vivere, di consumare e di sprecare, la situazione non andrà certo migliorando. È necessario intervenire subito su più fronti per tamponare i pericoli già in corso, aiutare le popolazioni che più ne hanno bisogno e prevenire un ulteriore e catastrofico peggioramento dalla situazione.

L’acqua alla Cop26

All’acqua, alla Cop26 di Glasgow (leggi il nostro Speciale), è stato dedicato un padiglione che ha ospitato discussioni sulla scarsità di acqua e sul cambiamento climatico. Nel corso di un evento, la Water and Climate Coalition, una coalizione internazionale formata dalle agenzie delle Nazioni Unite e dai governi di alcuni Paesi presenti e guidata dai presidenti dell’Ungheria e del Tagikistan, ha inviato un appello urgente per chiedere che le questioni idriche venissero integrate con quelle climatiche in un’azione congiunta, basata su una maggiore condivisione di dati e informazioni, e non proseguendo con l’attuale approccio frammentato e guidato dalla crisi.

A conti fatti, però, dalla Cop26 si è usciti senza obiettivi specifichi o limitazioni per l’acqua dolce, tanto che la parola water nel testo definitivo non compare neanche una volta. Gli unici target stabiliti dall’Onu per l’acqua dolce restano quelli relativi agli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030, in particolare l’obiettivo 6 che punta a garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

Quanta acqua consumiamo sul Pianeta

Secondo il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2021: il valore dell’acqua, negli ultimi 100 anni l’uso globale di acqua dolce è aumentato di 6 volte e continua a crescere a un tasso di circa l’1% all’anno dagli anni Ottanta.

Nonostante il tasso di aumento dell’uso di acqua dolce si sia ridotto nella maggior parte degli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dove l’utilizzo dell’acqua del singolo tende ad essere comunque tra i più alti al mondo, continua a crescere nelle economie emergenti e nei Paesi a basso e medio reddito. Una crescita dovuta, almeno in parte, all’aumento demografico, allo sviluppo economico e a nuovi modelli di consumo.

I maggiori prelievi idrici globali, il 69%, sono impiegati per l’agricoltura e vengono utilizzati principalmente per l’irrigazione, ma includono anche l’acqua utilizzata per il bestiame e l’acquacoltura. Questo rapporto può raggiungere il 95% in alcuni Paesi in via di sviluppo. L’industria, compresa la generazione di elettricità ed energia, è responsabile del 19%, mentre i comuni lo sono del restante 12%.

Inoltre, molte delle principali falde acquifere del mondo sono sottoposte a crescenti stress e il 30% dei più grandi sistemi di acque sotterranee si sta esaurendo.

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Quanta acqua ci resta

Secondo il rapporto, oltre due miliardi di persone soffrono di stress idrico. Tuttavia, lo stress idrico fisico è spesso un fenomeno stagionale piuttosto che annuale: si stima che circa quattro miliardi di persone vivano in aree che soffrono di grave scarsità idrica fisica per almeno un mese all’anno.

Inoltre, circa 1,6 miliardi di persone devono affrontare una scarsità d’acqua di tipo economico, in cui anche se l’acqua è fisicamente disponibile, mancano le infrastrutture necessarie per accedervi.

E in futuro i problemi nelle aree a stress idrico elevato potrebbero aggravarsi: da una parte a causa della crescita demografica, dall’altra è probabile che i cambiamenti climatici aumentino la variabilità stagionale, creando un approvvigionamento idrico più irregolare e incerto e potenzialmente generandolo anche in luoghi dove non è ancora un fenomeno ricorrente. Secondo il report The State of Climate Services 2021: Water  della World Meteorological Organization si prevede che nel 2050 più di 5 miliardi di persone non avranno un adeguato accesso all’acqua per almeno un mese all’anno.

Un aiuto potrebbe, inoltre, venire dal mare. Attualmente, più di 174 Paesi utilizzano la desalinizzazione in varie forme per soddisfare la domanda di acqua, fornendo acqua potabile a oltre 300 milioni di persone. L’acqua desalinizzata è infatti un’importante risorsa idrica: fornisce acqua di alta qualità costante e indipendente dal clima.

Ad oggi, con circa 16mila impianti di desalinizzazione operativi, la produzione giornaliera di acqua desalinizzata ammonta a 95 milioni di metri cubi di acqua pulita che può essere utilizzata nell’ambito dell’industria, del commercio, delle abitazioni, del turismo e dell’agricoltura. Il 44% della capacità di desalinizzazione appartiene al crescente mercato del Medio Oriente, ma anche in altre regioni, come l’America Latina, Cina e Stati Uniti i mercati stanno crescendo a ritmi ancora più rapidi. È probabile che queste tendenze continuino a imporsi, consolidando l’idea che la desalinizzazione dell’acqua di mare possa rappresentare, nei prossimi 15 anni, una valida alternativa contro la siccità per le comunità costiere di tutto il mondo.

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L’acqua che mangiamo

Sebbene gli studi sulle tendenze dell’uso futuro dell’acqua, come fa notare il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2021, abbiano prodotto risultati diversi, ciò su cui diversi studi concordano è che molto la maggior parte della crescita dell’uso dell’acqua sarà guidata dall’aumento della domanda da parte dell’industria e dei settori energetici, ma anche dagli usi municipali e domestici, per via dello sviluppo industriale e del miglioramento della copertura dei servizi idrici e igienico-sanitari nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, si pensa che l’uso dell’acqua per l’agricoltura dovrà affrontare una crescente competizione, anche se i cambiamenti nella domanda di acqua per l’agricoltura sono tra i più difficili da prevedere.

Nei prossimi decenni, l’acqua per la produzione del cibo rappresenterà una criticità crescente per la sicurezza alimentare. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura stima che il mondo avrà bisogno di circa il 60% in più di cibo entro il 2050, a causa della crescita della popolazione, e che la produzione di cibo proveniente dall’agricoltura irrigua aumenterà di oltre il 50% nello stesso periodo; ma le quantità d’acqua necessarie affinché si realizzino queste previsioni non sono disponibili.

Inoltre, si pensa che il rapido aumento dei redditi e l’urbanizzazione di molte zone del mondo in via di sviluppo incoraggeranno dei cambiamenti anche nella dieta, orientando le persone verso un maggiore consumo di prodotti a base di bestiame, zucchero e prodotti orticoli, che si basano tutti su colture con un fabbisogno idrico più elevato rispetto alle diete alimentari tradizionali. Dunque, la produzione alimentare dovrebbe intensificarsi ed espandersi in modo sostenibile per far fronte alla crescente domanda alimentare ma la FAO riconosce che la quantità di acqua prelevata dall’agricoltura può aumentare solo del 10%.

Una grossa falla su cui si potrebbe intervenire è lo spreco di cibo lungo tutta la filiera: secondo le stime aggiornate della FAO, a livello mondiale circa il 14%, in termini di valore economico, del cibo prodotto viene perso nelle fasi successive al raccolto, in diverse fasi della filiera alimentare. Inoltre, la produzione mondiale di colture alimentari perse e sprecate rappresenta il 24% delle risorse totali di acqua dolce utilizzate nella produzione di colture alimentari.

Oltre a diminuire gli sprechi, ci si può orientare verso diete che richiedano meno acqua, Il passaggio a diete sostenibili, cioè con un consumo limitato di carne, di zuccheri aggiunti e di cibi altamente trasformati, e il consumo di una varietà di alimenti a base vegetale, potrebbe anche diminuire l’uso di acqua per la produzione alimentare di circa il 20% rispetto alle diete attuali.

Secondo il report, queste azioni, unite all’efficientamento dei sistemi irrigui, e in particolare in quelli alimentati dalla pioggia, consentirebbero di soddisfare le richieste alimentari previste entro limiti sostenibili e avrebbero persino il potenziale per ridurre gli attuali prelievi a lungo termine, riducendo così la competizione con altri usi.

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Acque non sicure

I dati sulla qualità dell’acqua globale sono scarsi a causa della mancanza di capacità di monitoraggio e comunicazione, soprattutto nei Paesi meno sviluppati, ma dal report emergono ugualmente alcuni punti interessanti.

In quasi tutti i principali fiumi in Africa, America Latina e Asia la qualità dell’acqua si è deteriorata a causa dell’inquinamento. A livello globale, si stima che l’80% di tutte le acque reflue industriali e urbane venga rilasciato nell’ambiente senza effettuare prima alcun trattamento, con effetti dannosi sulla salute umana e sugli ecosistemi. Questo rapporto è molto più alto nei Paesi meno sviluppati, dove i servizi igienico-sanitari e le strutture per il trattamento delle acque reflue sono gravemente carenti.

Inoltre, la gestione dei nutrienti in eccesso nel deflusso agricolo e centinaia di sostanze chimiche hanno un impatto negativo sulla qualità dell’acqua.

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L’igiene è un lusso

Avere accesso all’acqua, ai servizi igienico-sanitari e all’igiene (WASH) sono diritti umani che contribuiscono alla dignità, all’uguaglianza, alla privacy e alla sicurezza delle persone ma anche a migliorare le opportunità di istruzione e la produttività della forza lavoro.

L’acqua e i servizi WASH creano poi un ambiente più sano, perché consentono la corretta gestione delle acque reflue, ma anche, con le giuste infrastrutture, un adattamento ai cambiamenti climatici.

D’altra parte, un’adeguata gestione dei servizi igienico-sanitari e di tutti i rifiuti, compresi quelli tossici, sanitari e le acque reflue, è fondamentale per garantire la qualità dell’acqua: una migliore raccolta e trattamento delle acque reflue ha effetti positivi anche sulla salute, riducendo dunque altri impatti ambientali.

Dai volumi annuali di acque reflue prodotte possono essere recuperati circa 380 miliardi di metri cubi di acqua, e si prevede che raggiungerà i 470 miliardi di metri cubi di acqua entro il 2030 e i 574 miliardi di metri cubi entro il 2050. Il pieno recupero di azoto, fosforo e potassio dalle acque reflue potrebbe soddisfare il 13,4% della domanda globale di questi nutrienti in agricoltura, ma le attuali tecnologie di recupero dei nutrienti devono ancora raggiungere i massimi livelli di efficienza. Gli impianti di trattamento avrebbero poi il potenziale per produrre energia ulteriore oltre a quella necessaria per l’autoapprovvigionamento, e potrebbe essere quindi maggiormente sfruttati.

Oltre a questi aspetti, l’igiene delle mani è, come sappiamo, fondamentale per prevenire la diffusione delle malattie e, in questo periodo, del Covid-19.  Secondo i dati forniti dal report, a livello globale, oltre tre miliardi di persone e due strutture sanitarie su cinque non hanno un accesso adeguato agli impianti per l’igiene delle mani.

La pandemia ha dunque messo in luce l’inadeguatezza delle infrastrutture ma anche dei governi locali e degli operatori del settore nel garantire una continuità di questi servizi. Come sappiamo, sono state colpite duramente le persone più vulnerabili del mondo, molte delle quali vivono in insediamenti informali e baraccopoli urbane: per molte delle persone che abitano le baraccopoli l’accesso ai servizi WASH di base può essere infatti inferiore al 10%.

Eventi estremi

Le inondazioni e la siccità rappresentano i due principali disastri legati all’acqua. A livello globale, le inondazioni e gli eventi di pioggia estrema sono aumentati di oltre il 50% negli ultimi dieci anni, con un tasso quattro volte maggiore rispetto al 1980.

Viene da sé come anche i pericoli relativi all’acqua siano aumentati con frequenza negli ultimi 20 anni. Il numero più alto di morti legato alle inondazioni e alle perdite economiche è stato registrato in Asia, dove i sistemi di allerta per le inondazioni fluviali non sono sufficienti e richiederebbero un potenziamento.

Dal Duemila, i disastri legati alle inondazioni sono aumentati del 134% in confronto ai due decenni precedenti. Nello specifico, nel periodo 2009-2019, le inondazioni hanno causato quasi 55mila morti, colpito altri 103 milioni di persone e causato perdite economiche per 76,8 miliardi di dollari americani: di questi, solo nel 2019 si sono registrati a causa delle inondazioni 5.110 morti, 31.000 persone colpite e 36,8 miliardi di dollari in perdite economiche.

Ma i cambiamenti climatici inaspriscono anche la siccità: rispetto al ventennio che va dal 1980 al 1999, dal Duemila la frequenza dei disastri legati alla siccità sono aumentati del 29%. Dal 2009 al 2019 la siccità ha colpito oltre 100 milioni di persone, facendo più di 2.000 vittime e causando oltre 10 miliardi di dollari di perdite economiche. Molte morti legate alla siccità sono avvenute in Africa, indicando anche qui la carenza di sistemi di allerta adeguati.

Di fronte a questo quadro desolante, è chiaro che si deve intervenire subito nelle scelte politiche e di consumo.

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