lunedì, Gennaio 17, 2022

Quanto si riciclano i cartoni per bevande in Europa?

Molto validi sotto tanti punti di vista, meno da quello del riciclo: i cartoni per bevande (in genere composti per il 75% di cartone, 21% di plastica o bioplastica e 4% di alluminio) sono difficili da riciclare. In Europa sono in grado di farlo solo 20 cartiere, in Italia due

Silvia Ricci
Collabora dal 2009 con l’Associazione Comuni Virtuosi nella realizzazione di iniziative e progetti ambientali attinenti alla prevenzione dei rifiuti da imballaggio e altri articoli usa e getta rivolti ai diversi pubblici. Scrive per il sito Comuni Virtuosi e alcune testate su tematiche attinenti alla progettazione e gestione circolare dei manufatti monouso. Temi che approfondisce seguendone gli sviluppi del mercato in risposta alle direttive europee di riferimento, anche come membro del network internazionale per la promozione dei sistemi di deposito.

I cartoni per bevande sono imballaggi molto performanti sotto vari aspetti, oltre che leggeri, resistenti e facili da trasportare grazie al materiale multistrato composto da circa il 75% di cartone il 21% di plastica (o bioplastica) e il 4% di alluminio.

Questi strati di diversi materiali difficilmente separabili tra loro rendono complicato un loro riciclo nelle cartiere convenzionali non specializzate nel riciclo di questi imballaggi. Sono pochi gli impianti al mondo in grado di riciclarli efficacemente e in grado di recuperare e valorizzare tutte le tre componenti: 170 di cui 20 in Europa e due in Italia.

Le criticità

Il recente studio Recycling of multilayer composite packaging: the beverage carton commissionato da Zero Waste Europe a Eunomia ha messo in luce le diverse criticità che  andrebbero affrontate qualora si volesse garantire ai cartoni per bevande lo stesso tasso di riciclo della carta. I quattro Paesi esaminati nello studio (Germania, Inghilterra. Svezia e Spagna) hanno sistemi di raccolta dalle diverse performance che sono rappresentativi dello stato dell’arte del riciclo dei cartoni per bevande in Europa.

La Germania ha tre impianti di riciclo specializzati nel riciclo dei brick che forniscono una copertura nazionale, il Regno Unito e la Svezia ne hanno uno e per la Spagna non è stato possibile trovare questa informazione. La capacità annua dello stabilimento britannico è di 25.000 tonnellate a fronte di un immesso al mercato di 60.0 00 tonnellate di brick per bevande e di una raccolta che ha intercettato solamente il 48% dell’immesso al consumo  In Germania secondo i dati forniti (2017) dall’agenzia per l’ambiente Umweltbundesamt  (UBA) le tonnellate immesse sul mercato sono state pari a  176.100  a fronte di una intercettazione dell’87,4% nel 2020 .

Nei Paesi analizzati, nonostante siano attivi in qualche misura sistemi di raccolta “dedicati” ai brick, questi vengono per lo più raccolti insieme alla carta e cartone e inviati quindi anche a cartiere non attrezzate, che hanno processi di riciclo troppo brevi: si tratta di processi di ammollo e spappolamento che durano dai 2 ai 4 minuti, mentre per separare gli strati che formano i cartoni per bevande ne servirebbero almeno 20. La penuria di cartiere specializzate combinata alla loro insufficiente copertura geografica e alle perdite di processo rappresentano uno dei fattori che incidono negativamente sul tasso di riciclaggio dei cartoni in ciascun Paese.

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Limpianto tedesco

La frazione di polimero e alluminio che attualmente nei Paesi studiati non viene riciclata, viene   solitamente  inviata ad incenerimento. In Germania, l’unico Paese che ha un obiettivo nazionale di riciclo per i cartoni di bevande stabilito dall’agenzia per l’ambiente Umweltbundesamt (UBA) si comincerà a valorizzare almeno una parte di questa frazione.  Con l’apertura del nuovo impianto di riciclo Palurec, infatti, come riporta un media specializzato, i produttori di cartoni per bevande sono “ora in grado di trasformare oltre il 50% dei componenti in plastica e alluminio dei cartoni per bevande in Germania in materie prime secondarie commerciabili per un’ampia gamma di applicazioni industriali. Finora, questa miscela plastica-alluminio è stata utilizzata nell’industria del cemento come combustibile secondario a basse emissioni”.

cartoni bevande riciclare

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È realistico il 51% di riciclo?

Secondo lo studio, il tasso del 51% di riciclo che l’ACE, Alliance for Beverage Cartons and the Environment, attribuisce ai cartoni di bevande immessi sul mercato dell’UE nel 2019 e 2020 ( circa  900.000 le tonnellate annue) potrebbe  essere sovrastimato qualora il calcolo dei tassi di riciclaggio fossero rivisti in base alle nuove regole dell’UE sugli imballaggi emesse dalla Commissione europea nell’aprile 2019. La metodologia che deve essere utilizzata da tutti gli Stati membri a partire dalla metà del 2022 stabilisce i punti di misurazione che nel caso degli imballaggi compositi coincide con il momento in cui il materiale entra nel processo di riciclaggio effettivo in cui viene rielaborato in un nuovo prodotto, materiale o sostanza. Come si può vedere dalla tabella nr.1.1 estrapolata dallo studio, con le nuove regole i tassi di riciclo dei cartoni per bevande diminuiscono drasticamente: il tasso di riciclaggio della Germania passa dal 75% al 47,8%; la Spagna scende al 21,4%; la Svezia al 21,9% e il Regno Unito passa dal 36% al 29,5%.

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I risultati di questo rapporto – sottolineano gli autori – “sollevano alcune importanti domande per una valutazione più olistica dei cartoni per bevande che includa tutto il loro ciclo di vita. Le valutazioni del ciclo di vita (LCA) esistenti hanno finora sostenuto l’idea che i cartoni per bevande forniscano una soluzione di imballaggio relativamente sostenibile. L’ampia gamma di variabili che devono essere considerate attentamente, in un’analisi LCA include di solito il tasso di riciclaggio che con la nuova metodologia di calcolo risulteranno sovradimensionati. Inoltre, le stime Eunomia non includono le perdite aggiuntive (ad es. quelle riscontrate nel processo di spappolamento), che riducono ulteriormente la quantità di materiale riciclato che effettivamente lo trasforma in un nuovo prodotto”.

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 Riciclo con downcycling

Un altro aspetto evidenziato nello studio è quello della dipendenza da materie prime vergini considerato che la rinnovabilità della fibra di cellulosa, materiale prevalente nella composizione dei cartoni, “non garantisce di per sé né la loro riciclabilità né la loro sostenibilità”. La produzione del cartone necessita di fibre lunghe e resistenti ottenibili solamente (almeno in Europa) da conifere a crescita lenta che crescono a latitudini molto settentrionali. Soprattutto, questo comporta che non si possa ottenere un riciclo “da cartone a cartone” (upcycling) in quanto il processo di riciclo accorcia le fibre dei cartoni per liquidi che possono essere utilizzate solo in applicazioni meno nobili (downcycling) ovvero prodotti di qualità inferiore come le scatole di cartone ondulato.

Gli ostacoli ad una potenziale  circolarità del cartone per bevande 

Sebbene la componente di materia prima rinnovabile che costituisce gran parte del cartone per bevande possa renderlo un’opzione interessante dal punto di vista ambientale, la potenziale circolarità dei brick è attualmente ostacolata  da fattori come:

  • Perdite elevate nei sistemi di raccolta e smistamento dovute a tassi di raccolta differenziata relativamente bassi e perdite significative nella fase di selezione;
  • Impossibilità di utilizzare il contenuto riciclato nel corpo dell’imballaggio cellulosico e nelle parti in plastica che entrano in contatto diretto con cibi o bevande, che porta ad una dipendenza da materie vergini;
  • Significative perdite di materiale nella fase di avvio a riciclo in quanto un ottimale riciclo dei cartoni necessita di infrastrutture specializzate, a cui va aggiunta la difficoltà nel recuperare le componenti in plastica e alluminio dovute alla progettazione dei cartoni per bevande.

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