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La Commissione Europea vara una messa a punto del meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM) in vista dell’avvio di una nuova fase: dal primo gennaio 2026, infatti, gli importatori non dovranno solo dichiarare le emissioni legate ai beni importati, come fatto nella fase transitoria tra il 2023 e il 2025, ma anche acquistare e restituire certificati CBAM in quantità proporzionale alle emissioni incorporate nelle merci importate.
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Che cos’è il CBAM
Il CBAM è una misura ambientale fondamentale per raggiungere l’obiettivo climatico dell’UE di neutralità climatica entro il 2050, sviluppata in linea con gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi.
L’obiettivo è evitare il cosiddetto “carbon leakage”, lo spostamento della produzione industriale verso Paesi con regolamenti climatici meno rigidi, che genererebbe emissioni di gas serra all’estero senza ridurre quelle globali. Il principio è quello del “chi inquina paga”: se hai delocalizzato o se produci fuori dall’UE senza rispettare gli standard europei, dovrai pagare per le maggiori emissioni prodotte dai beni che vuoi immettere sul mercato comunitario.
CBAM ed ETS: un equilibrio possibile
Gli importatori europei che introducono nel mercato merci considerate ad alta intensità di carbonio devono dichiarare le emissioni di gas serra incorporate nei prodotti importati e acquistare e consegnare certificati CBAM che corrispondono al valore delle emissioni, per compensare un costo equivalente a quello affrontato dai produttori UE soggetti al sistema europeo di scambio obbligatorio di quote di emissioni (ETS, Emissions Trading System).
Mentre, dunque, l’ETS fissa un prezzo per la produzione di carbonio all’interno dell’UE, il CBAM stabilisce un prezzo per i produttori che vendono beni in Europa. In questo modo si livella il costo delle emissioni tra prodotti interni all’UE – che già pagano un prezzo del carbonio attraverso l’EU ETS – e prodotti provenienti da paesi terzi. Oltre a tener conto delle emissioni causate dalla produzione, il CBAM prevede anche la possibilità di dedurre dal calcolo dell’importo dovuto se in un paese di origine è stato pagato un costo equivalente per la CO2 emessa.
I beni rientranti nel meccanismo di adeguamento
Il CBAM si applica ad alcune categorie specifiche di merci ad alta intensità di carbonio, per le quali si ritiene ci sia un rischio significativo di carbon leakage se importate senza un adeguato meccanismo di compensazione: alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno, elettricità, ferro e acciaio. Questi settori sono stati selezionati perché presentano un rischio più elevato di rilocalizzazione delle produzioni in Paesi terzi con normative ambientali meno rigorose.
La novità dei giorni scorsi è che la Commissione ha proposto nuove misure per colmare alcune, prevenire l’elusione e rafforzare l’efficacia del CBAM, la cui applicazione si estenderà a 180 prodotti ad alta intensità di acciaio e alluminio, come macchinari ed elettrodomestici, a partire dal primo gennaio 2028. La stragrande maggioranza, il 94%, di questi prodotti a valle interessati è costituita da prodotti della filiera industriale con un elevato contenuto di acciaio e alluminio (in media il 79%), utilizzati in macchinari pesanti e attrezzature specializzate, come supporti in metallo di base, cilindri, radiatori industriali o macchine per la fusione. Una piccola quota, il 6%, dei prodotti a valle interessati è costituita anche da beni per la casa.
Misure anti-elusione e sostegno alle imprese UE
Per contrastare l’elusione si prevedono requisiti di rendicontazione e tracciabilità più rigorosi: la commissione potrà contrastare gli abusi richiedendo prove aggiuntive quando i valori dichiarati non sono affidabili.
Un regime di sostegno temporaneo premierà le aziende più impegnate a ridurre i loro impatti a livello globale proteggendo così i produttori dell’UE vulnerabili alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Si è poi iniziato a valutare nei calcoli CBAM il contributo in termini di minori emissioni dell’uso di scarti di alluminio e acciaio pre-consumo, promuovendo così l’utilizzo di materiali riciclati anche per ridurre le emissioni nei prodotti ad alta intensità energetica. Ciò garantisce una tariffazione equa del carbonio sia per i prodotti fabbricati nell’UE che per quelli importati.
Fondo temporaneo di decarbonizzazione
La Commissione europea ha lanciato un fondo per sostenere temporaneamente i produttori UE di beni CBAM e mitigare i rischi di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Questo fondo affronta la perdita di competitività nei mercati dei paesi terzi, dove i beni UE potrebbero essere sostituiti da alternative più economiche e ad alta intensità di emissioni, con il potenziale aumento delle emissioni globali.
Il fondo rimborserà una parte dei costi del carbonio dell’EU-ETS per i beni che presentano ancora rischi di fuga di carbonio, con un sostegno subordinato a comprovati sforzi di decarbonizzazione. Il finanziamento arriverà dai contributi degli Stati membri, che costituiranno il 25% dei ricavi derivanti dalle vendite dei certificati CBAM nel 2026 e nel 2027, mentre il restante 75% sarà una risorsa propria dell’UE.
Emissioni dirette e indirette
La Commissione ha anche precisato come saranno gestiti i dati e le dichiarazioni, per rendere le informazioni sulle emissioni più affidabili e confrontabili: nel calcolare le emissioni le imprese possono utilizzare dati reali qualora siano disponibili e verificabili, oppure in alternativa valori predefiniti stabiliti dalla normativa quando i dati effettivi non sono reperibili o verificabili.
Il CBAM considera sia emissioni dirette generate durante la produzione dei beni sia, in certi casi, emissioni indirette legate all’energia elettrica utilizzata nei processi produttivi, quando applicabile alle categorie di prodotti coperte. La Commissione precisa che la normativa attuale definisce i criteri per includere le emissioni indirette e che ulteriori prodotti e categorie potrebbero essere oggetto di revisione e possibile estensione in futuro, sulla base di studi e valutazioni durante il periodo transitorio e successivo.
Rapporto di revisione CBAM
La Commissione ha inoltre pubblicato una relazione che traccia un bilancio di questi primi anni di attuazione del CBAM durante il periodo transitorio da ottobre 2023 alla fine del 2025. Valuta il contributo del CBAM nell’affrontare la fuga di carbonio e promuovere la fissazione del prezzo globale del carbonio, ed esamina la governance, l’amministrazione e l’applicazione, nonché la dimensione internazionale del CBAM.
I risultati evidenziano il CBAM come un fattore chiave nella promozione della decarbonizzazione nei paesi extra-UE, in parte grazie alla sensibilizzazione e all’assistenza tecnica fornite per facilitarne l’attuazione. Il rapporto definisce inoltre la tabella di marcia per l’attuazione e le misure di accompagnamento necessarie per garantire un regime definitivo efficiente ed efficace a partire dal 2026.
Il recente intervento di semplificazione
Recentemente anche il CBAM è stato sottoposto a un “tagliando” finalizzato alla semplificazione, nell’ambito del cosiddetto pacchetto Omnibus I. L’elemento chiave del pacchetto è una nuova soglia di esenzione di 50 tonnellate per i beni soggetti a CBAM. Le aziende che importano annualmente meno di 50 tonnellate di beni soggetti a CBAM sono esentate dagli obblighi: parliamo di circa 182.000 importatori, per lo più PMI e privati la cuo esclusione dall’applicazione del meccanismo non sembra danneggiarne l’efficacia, dal momento che il CBAM continuerà a coprire oltre il 99% delle emissioni previste.
Per gli importatori che rimangono nell’ambito di applicazione del CBAM, è stato reso più semplice il rispetto degli obblighi di comunicazione, così come l’autorizzazione dei dichiaranti, il calcolo delle emissioni e il rispetto della responsabilità finanziaria. Le modifiche ridurranno gli oneri normativi e amministrativi e i costi di conformità, a vantaggio soprattutto delle PMI. Sarà ora la partenza di questa nuova fase di applicazione definitiva del meccanismo a dirci se davvero sarà in gradi di favorire la decarbonizzazione tutelando al tempo stesso le aziende più impegnate nella riduzione delle emissioni per contribuire efficacemente all’obiettivi di neutralità climatica al 2050.
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